A STORM OF LIGHT – As the Valley of Death Becomes Us, Our Silver Memories Fade

A STORM OF LIGHT – As the Valley of Death Becomes Us, Our Silver Memories Fade

Ammettiamolo, Josh Graham non è una grande ugola e neanche un chitarrista che brilla particolarmente quando la sua sei corde è l’unica ad accollarsi tutto il lavoro. Nei Red Sparowes non cantava e suonava insieme ad altri quattro geni, di cui altri due chitarristi, per cui è sempre riuscito a mascherare bene certe lacune “tecniche” che purtroppo oggi si porta dietro innascondibili e che negli A Storm Of Light – di cui è unica chitarra e voce solista – si mostrano con innegabilità quasi imbarazzante. Chi ha visto la band newyorkese suonare dal vivo (situazione in cui queste lacune toccano l’apice) sa esattamente di cosa stiamo parlando, sopratutto per quanto riguarda la performance vocale. Il tentennante debutto “We Wept The Black Ocean Within” sfruttò l’effetto fionda dell’uscita di Graham dall’orbita gravitazionale dei popolarissimi Red Sparowes e generò qualche meritato interesse. Il secondo e mediocre “Forgive Us Our Trespasses” invece confermò tutti i timori del debutto portando all’estremo le lacune di un musicista che si ostinava ad inerpicarsi faticosamente su serie infinite di riffoni monolitci sgraziati e linee vocali apocalittiche nella forma, ma calanti, lamentose e sfocate nella sostanza. Alla terza capocciata, Graham deve essersi finalmente accorto del bernoccolo e aver capito l’inghippo, e stavolta non si è fatto fregare da se stesso e si è messo nell’ottica di fare un disco che rientri realmente nelle sue capacità, accettando i propri limiti ed individuando i suoi punti forti, soprattutto perché calato nelle impegnative vesti di chitarrista, frontman, visual artist, cantante e songwriter allo stesso tempo. Ebbene, il terzo lavoro, “As the Valley of Death Becomes Us, Our Silver Memories Fade” grazie ad un pizzico di umiltà e limando notevolmente la tendenza a strafare, ha finalmente regalato alla ancora tutto sommato breve carriera degli A Storm of Light il primo vero lavoro riuscito fino in fondo. “As the Valley of Death Becomes Us…” è un album molto più semplice e conciso dei suoi precedessori, e anche se non reinventerà di certo il cosiddetto post-metal, per il microcosmo personale della band è senz’altro un gran balzo in avanti e un lavoro di cui il trio di New York può andare fiero. Il lavoro in questione sembra averli liberati da un pantano di confusione, e da un approccio al songrwriting controproducente che consisteva essenzialmente nel complicarsi la vita da soli avventurandosi in formule compositive fuori portata per un trio neo-formato e dal rodaggio ancora incompleto. Stavolta invece le voci sono più basse e lineari, e le melodie che disegnano più efficaci, versatili e “intelligenti” nel rimanere aggressive ma concentrate e raccolte allo stesso tempo, evitando di dilungarsi inutilmente in stucchevoli e lunghissimi acuti, e senza perdersi in vocalizzi divaganti ed eccessivamente lamentosi, ed in tonalità troppo alte che Graham obiettivamente non è in grado di sostenere. Anche le chitarre sono migliorate tantissimo e hanno abbandonato il tentativo di emulare a tutti i costi i crescendo colossali e le strutture montagnose e oscure dei Neurosis (di cui Graham è il visual artist) e le progressioni stratificate dei Red Sparowes. Invece dei soliti arpeggioni scuri e apocalittici ma maldestri, e i saliscendi ambiziosi e pomposi rivelatisi poi riusciti solo a metà, Graham stavolta ha saggiamente optato per dei riff e delle linee di chitarra più “rock”, compatte, rocciose e ben direzionate, senza strafare e senza cercare il buio e l’astrazione sonica a tutti i costi, ma riuscendo così a far scorrere meglio la musica e facendo un ottimo lavoro nel mantenere il tutto a fuoco, facilmente digeribile per l’ascoltatore e abbordabile nell’esecuzione per se stesso. Di questo atteggiamento umile e costruttivo ha benificiato molto la band, che difficilmente con i lavori precedenti riusciva a far arrivare l’ascoltatore alla fine dell’album senza insofferenza o noia causate da una oscurità musicale dichiarata negli intenti ma che poi si perdeva per strada con un’esecuzione sfasata e pomposa. “As the Valley of Death Becomes Us…” invece scorre bene, picchia duro, semplice e conciso dove serve, e melodico e sognante dove può, e soprattutto sfrutta benissimo la durata media delle canzoni, molto ridotta rispetto ai capitoli precedenti, assicurando così all’album anche variazioni più tangibili ed evidenti tra una canzone e l’altra. Ulteriori punti a favore di questo lavoro sono il sempre strepitoso e visionario artwork, creato ovviamente dallo stesso Graham, e una sfilza di ospiti eccezionali come Kim Tahyl (Soundgarden), Jarboe (ex-Swans), Chris Force (Amber Asylum), Nerissa Campbell, Matthias Bossi, e Carla Kihlstedt (questi ultimi entrambi nei Book Of Knots e Sleepytime Gorilla Museum) che prestano man forte in vari punti dell’album ampliandone e impreziosendone ulteriormente parecchi passaggi. Josh Graham alla fine ce l’ha fatta, ha creato finalmente un lavoro che lo rende definitivamente un musicista solista godibile. Ora deve cercare di non perdersi di nuovo e magari concentrarsi ulteriormente sui margini di miglioramento, che non mancano di certo.



Informazioni Album

Durata: 00:55:08

Disponibile dal: 17/05/2011

Etichetta: Profound Lore

Distributore:

Tracklist

1. Missing

2. Collapse

3. Black Wolves

4. Destroyer

5. Wretched Valley

6. Silver

7. Leave No Wounds

8. Death's Head

9. Wasteland


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