BLOODIEST – Bloodiest

Pubblicato il 26/01/2016 da
voto
8.5
  • Band: BLOODIEST
  • Durata: 00:43:38
  • Disponibile dal: 15/01/2016
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Orfani dei Tool? Tanto vale smetterla con attese infinite: c’è così tanta musica post-metal (scusate l’etichetta) intelligente e ricercata, da poter smettere di sottostare al solo culto di Keenan e del combo californiano. Spostiamoci in Illinois, per esempio. Chicago non è probabilmente la prima città che verrebbe in mente parlando di capitali del metal, specie in ottica mainstream; ma se spostiamo lo sguardo e le orecchie su suoni e cadenze più ricercate e complesse, band come Yakuza, Russian Circles o Corrections House spiccano sicuramente. Ecco, scavate ancora un po’ nel sottobosco locale, estraete altre tre o quattro band interessanti e ritroverete quasi tutti i loro membri nel luminoso – si fa per dire – progetto Bloodiest, giunto con questo album omonimo al secondo full length. Cupa psichedelia, movenze doom, sludge di alta scuola e tanta, tantissima atmosfera mixate insieme con una perizia compositiva rara sono gli ingredienti di un album che si accosta senza timori a concorrenti illustri, per esempio i Neurosis. Si inizia meravigliosamente con “Mesmerize”, che coerentemente al titolo ci trascina in un vortice emotivo e ipnotizzante nel giro di una manciata di secondi; fa da subito capolino lo spettro di Michael Gira: nonostante il brano si attesti sui cinque minuti di durata, infatti, la costruzione è degna delle suite raggelanti degli Swans, in equilibrio tra un cantato da crooner disperato e una linea di basso che entra sotto pelle per non lasciarci, in realtà, per l’intera durata dell’album. La potenza della sezione ritmica dei Bloodiest meriterebbe peraltro una recensione a sé; il combo, nonostante alcuni membri fissi che orbitano sotto la direzione musicale di Bruce Lamont, vive come un collettivo di idee e di polistrumentisti, che raggiunge in alcuni brani, e occasionalmente dal vivo, le otto o dieci unità, spesso con la compresenza di tre o quattro bassi. E la vostra mente se ne accorgerà. Subito dopo, ecco su coordinate simili la splendida “The Widow”, con cui la band mette tutto in chiaro: sì, ci sono tutte le influenze che sentite, ma noi siamo altro; un ‘altro’ che è sicuramente post- qualcosa, ma che brilla di luce propria anche senza definizioni: ancora le linee di basso a farla da padrone, le trame di una chitarra sublime e delicate partiture di tastiera che costruiscono un gioiello che vi farà schiacciare il tasto repeat parecchie volte, il tutto condito da quelle che sono probabilmente le linee vocali più intense di tutto il lavoro. Tiriamo un po’ il fiato, o forse, al contrario, immergiamo la testa in apnea sott’acqua con la suggestiva “Condition”, nella quale un arpeggio ipnotico, melanconico, ci catapulta con una breve pausa nelle movenze à la Conny Ochs di “Broken Teeth”; un brano che sa avvolgerci in maniera suadente nella maglia costruita dalla chitarra delicata ma insieme ossessiva, dalla batteria giocata quasi esclusivamente su piatti e rullante e dal cantato che nuovamente regala contemporaneamente dolore e meraviglia, con una capacità di trasportarci altrove tale che, senza accorgercene, i Bloodiest finiscono per spaccarci davvero i denti nel corso del brano. Sì, perché l’elemento magico di questo combo è la capacità di modificare i tessuti sonori con una tale minuziosità, battuta dopo battuta, che ben prima della fine di quest’altro lungo brano vi domanderete se sia già iniziato il successivo e quando, tanto il carico di aggressività è cresciuto. Un altro breve rituale di passaggio prende forma in “Mind Overlaps”, non privo di derive che sanno delicatamente di Pink Floyd, prima del ritorno a una certa cruenta maestosità, quasi senza soluzione di continuità, nella seconda parte dell’album. Le ultime tracce scorrono via su binari analoghi, anch’esse connesse da intrecci (dis)armonici come sopra, ma non per questo con minor efficacia, anzi; da “He Is Disease” a “Suffer” entriamo quasi in un’unica, piccola sinfonia, che non richiede altro che di essere goduta anch’essa nel complesso di quest’album, davvero sublime. Una gemma da ascoltare per intero, da assorbire e da cui lasciarsi avvolgere per lungo tempo.

TRACKLIST

  1. Mesmerize
  2. The Widow
  3. Condition
  4. Broken Teeth
  5. Mind Overlaps
  6. He Is Disease
  7. Separation
  8. Suffer
19 commenti
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