BURZUM – Filosofem

BURZUM – Filosofem

Cala la notte ed il gelo ci avvolge: il senso di cupa oppressione, rafforzato da un ripetersi incessante dello stesso pattern musicale, ancora ed ancora, ci schiaccia e ci si attacca come una malattia. L’atmosfera è lugubre, malsana ed ammaliante; la declinazione di black metal del personaggio più famigerato della sua storia è priva di velocità, con una produzione ricercatamente povera, ed è l’essenza più nera di ciò che la musica abbia mai prodotto, qualcosa di inudito ed inudibile che sancisce uno spartiacque tra il prima e il dopo: improvvisamente la vita ha un nuovo significato. E’ il 1996 ed è appena terminata “Burzum” (o “Dunkelheit”, dipende dalla versione del disco). Le vicende criminose di Varg Vikernes sono note ormai a tutti, il “conte” stesso sta scontando una condanna per omicidio ed ha già costretto a dividersi il movimento norvegese. Insieme ai due precedenti lavori (“Det Som Engang Var” e “Hvis Lyset Tar Oss”), “Filosofem” forma un trittico che resta, ad oggi, la vetta invalicabile del black metal più istintuale e misantropico. La successiva “Jesu Død” (manterremo la dicitura della versione norvegese del disco, nonostante sia più facile reperire la versione tedesca) è quasi amelodica ed anche qua continua l’ossessivo ripetersi di uno stesso schema; certo, all’ascolto attento, l’atmosfera è creata con accorgimenti quasi impercettibili (come un arpeggio che compare verso la fine del pezzo). Ascoltiamo questo disco da quasi sedici minuti, rapiti e trasportati nel freddo mondo di Burzum, ma se improvvisamente terminasse, quasi non sapremmo dire cosa abbiamo ascoltato. Facciamo appena in tempo a riaverci ed inizia “Beholding The Daughters Of The Firmament”; da subito il pezzo si presenta più strutturato, anche se è ormai chiara la potenza ipnotica del songwriting di Burzum, che sta per regalarci uno dei pezzi migliori della sua intera composizione (sicuramente il più poetico); il riff di chitarra che apre la canzone è la quintessenza del black metal norvegese (e sia la cadenza che la melodia ricordano “Quintessence” dei Darkthrone, di cui Vikernes è co-autore); ora vediamo il mondo con gli stessi occhi di Burzum, un inverno che precede una primavera che non vedremo mai. E’ il momento della triste “Decrepitude I”, sulle chitarre praticamente noise dominano le rare e distanziate note di tastiera che dipingono una melodia che forse neanche esiste, fino al termine di un altro capolavoro black metal, un termine a cui giungiamo, probabilmente, senza aver neanche notato che la canzone è priva di batteria. Inizia “Rundtgåing Av Den Transcendentale Egenhetens Støtte”: 25 minuti di synth e basso. Il totale minimalismo del disco si riflette anche in questa traccia semi-ambient; ascoltiamo ed alla fine guardiamo il timer del nostro lettore CD indicare 25:11. Attoniti. Anche la conclusiva “Decrepitude II” è un pezzo molto più vicino alla dark ambient che al black metal (due generi che, in quegli anni, erano però uniti da artisti ed etichette che valicavano i confini dell’uno e dell’altro stile e si rivolgevano ad ascoltatori che -allo stesso modo- apprezzavano entrambi). Con questa seconda traccia strumentale, finisce il viaggio ipnotico di “Filosofem”. Un disco che, chi scrive, ascolta da diciotto anni trovando immutato il suo fascino gelido e notturno, forse perché è in un certo modo etereo ed inafferrabile. Non abbiamo volutamente parlato delle tante storie (vere o meno che siano) che gravitano intorno a questo disco ed a come fu registrato, informazioni che potrete facilmente reperire, perché riteniamo che furono strumentali alla riuscita del suono e delle atmosfere che “Filosofem” doveva avere. Non abbiamo parlato di Kristian “Varg” Vikernes, il Conte Grishnackh, Burzum (che dal nome di una band ha finito per identificare una persona), perché ci interessa la sua musica e non il suo pensiero politico o la sua fedina penale. Non abbiamo parlato di queste cose, perché “Filosofem” è -sopra ogni cosa- un disco immenso, immediato e complesso allo stesso tempo e non merita di essere l’ennesimo pretesto per raccontare  vicende che, ormai, tutti conoscono. Questo disco è, nella sua interezza, un concentrato di tutto ciò che doveva e voleva essere Black Metal (con le maiuscole d’obbligo), pur essendo, forse, lontano dagli schemi musicali più ricorrenti del genere ma, proprio per questo, un indiscutibile capolavoro. Se non conoscete questo disco, procuratevelo, anche se pensate di odiare il genere e l’artista; ascoltatelo abbandonandovi al suo messaggio cupo, malvagio e totalizzante, dimenticando tutte le sovrastrutture musicali ed ideologiche. Sprofondate nella sua oscurità ed improvvisamente la vita avrà un nuovo significato.



Informazioni Album

Durata: 01:04:33

Disponibile dal: 01/01/1996

Etichetta: Misanthropy Records

Distributore: Audioglobe

Tracklist

1. Burzum

2. Jesu Død

3. Beholding The Daughters Of The Firmament

4. Decrepitude I

5. Rundtgåing Av Den Transcendentale Egenhetens Støtte

6. Decrepitude II


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  • rezze

    dopo questo disco il black non è più stato lo stesso.

  • MrSlayer9211

    Questo è il cd!Il riff di jesu Dod lo ascolterei e riascolteri all’infinito!

  • davidgilmour

    Grande testa di cazzo il Varg ma sto disco è un fottuto capolavoro. Concordo con il voto.

  • 365chaosriddendays

    Disco per pochi e che trascende il senso comune del gusto e dei canoni legati alla concezione del termine stesso. Una nota di merito al recensore per averlo inserito nel contesto “I Bellissimi” e ovviamente al compositore che ha ha dato vita e pienezza al termine “Nero Metallo”. Scegli il silenzio, abbandona la realtà per i tuoi istanti a disposizione, non contemplare l’uomo e tutto ciò a cui è legato ma legati a “Filosofem” e alle cose che susciterà in te durante l’ascolto. Il manifesto del buio e del gelido in tutta la sua essenza, disco indimenticabile e irripetibile.

  • furiousfucker

    recensione bomba grande Ottolenghi saluti

  • alittleboy

    “Se non conoscete questo disco, procuratevelo, anche se pensate di odiare il genere e l’artista; ascoltatelo abbandonandovi al suo messaggio cupo, malvagio e totalizzante, dimenticando tutte le sovrastrutture musicali ed ideologiche. Sprofondate nella sua oscurità ed improvvisamente la vita avrà un nuovo significato.”
    ma anche no..

  • GodTech

    Detta così, è un po’ da Aldo Rock…

  • 365chaosriddendays

    Infatti il commento me lo ha suggerito lui!

  • Simone Picciau

    Bellissima recensione… Ma il recensore si è trattenuto nell’assegnare il voto, secondo me voleva dargli 10… Ci stava

  • torrence

    ottima recensione e ottimo CD