CANNIBAL CORPSE – The Bleeding

CANNIBAL CORPSE – The Bleeding

I Cannibal Corpse non sono mai stati dei mostri di assoluta avanguardia, certo non paragonabili per creatività a nomi loro contemporanei come Gorguts o Death, tuttavia hanno sempre avuto come cardini della propria arte il duro lavoro e lo sviluppo assolutamente coerente (e per molti versi vitale) del loro discorso musicale: non diversamente potrete spiegare l’evoluzione ravvisabile tra un esordio come “Eaten Back To Life”, in cui si intravedono delle potenzialità, un album come “Butchered At Birth”, in cui la loro “vena estetica” viene portata ad una rappresentazione più consapevole e compiuta, e il maturo “Tomb Of The Mutilated”, in cui il songwriting viene affinato e messo al servizio di un estremismo sonoro senza precedenti, compatto nell’articolazione dei vari pezzi. Il passo conclusivo, per alcuni l’apice, di questo processo è appunto l’opera che stiamo esaminando adesso, “The Bleeding”, nella quale elementi compositivi già noti vengono elaborati in maniera più profonda allo scopo di raggiungere una maggior differenziazione tra le varie composizioni; dal punto di vista stilistico possiamo parlare di tre novità fondamentali: un apprezzabile rallentamento ritmico (ascoltate “Return To Flesh”, per esempio), che porta ad un concetto di groove più efficace che in precedenza; un approccio più tecnico ed elaborato nel lavoro di chitarre e basso; e un cantato maggiormente articolato, che passa da grugniti inumani a grugniti più intellegibili, inglobando fasi di screaming rantolante in maniera più sistematica. L’effetto di tali scelte è concreto, non a caso “The Bleeding” è accreditato come il quinto album death metal di sempre dal punto di vista delle vendite, fatto suffragato dalla realizzazione del video promozionale per “Staring Through The Eyes Of The Dead”, divenuto un classico della band al pari di “Stripped, Raped And Strangled”, altro chiaro manifesto della direzione intrapresa (indimenticabile l’intro, in cui Tori Amos fa la ‘gatta morta’!), e della titletrack, capace di mostrare ancora una volta come il songwriting sia in questo disco curato in maniera più profonda: ammirevole il lavoro sui riff che, seguendo il motivo principale, mettono in mostra variazioni ed intarsi a iosa; ottimo anche il cambio di tempo dopo la metà del brano. Non mancano, ovviamente, episodi spinti come “Fucked With A Knife”, la deragliante “Pulverized”, la thrashy “The Pick Axe Murderers”, oppure “Force Fed Broken Glass”, dotata di un’agghiacciante sezione centrale, fredda e distante come gli ultimi suoni che udrete prima di morire, mentre cominciano a farsi strada pezzi come “She Was Asking For It”, col suo incedere quasi epico (per essere una canzone dei Cannibal Corpse), che fa il paio con l’arrembante atto conclusivo “An Experiment In Homicide” nell’anticipare soluzioni apprezzate su dischi come “Bloodthirsty”. Da qui in avanti i Cannibal Corpse definiscono il proprio sound in una maniera assai vicina a quella definitiva, avendo (più o meno) tutte le successive pubblicazioni dei punti di contatto con questo album, paragonabile concettualmente a un “Domination” per via del grado di tensione interna al gruppo, tensione che generò – di lì a breve – l’abbandono del cantante Chris Barnes, il quale porterà in dote ai suoi Six Feet Under alcune delle “conquiste” avvenute su “The Bleeding”, in primis quella del groove.

PS: “The Bleeding” è anche la prima registrazione ufficiale dei Cannibal Corpse con Rob Barrett.



Informazioni Album

Durata: 00:36:51

Disponibile dal: 12/04/1994

Etichetta: Metal Blade Records

Distributore: Audioglobe

Tracklist

1. Staring Through The Eyes Of The Dead

2. Fucked With A Knife

3. Stripped, Raped And Strangled

4. Pulverized

5. Return To Flesh

6. The Pick-Axe Murderers

7. She Was Asking For It

8. The Bleeding

9. Force Fed Broken Glass

10. An Experiment In Homicide


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  • dasew

    Senza ombra di dubbio il miglior disco dei Cannibal Corpse! Canzoni stupende, tecniche e distinguibili e diverse l’una dall’altra, cosa che si è persa con le monotone canzoncine tutte uguali di 3 minuti da Vile in poi…Per non parlare di Giorgione alla voce… Un disastro totale album dopo album…

  • Davide Buzzi

    Sto giro, e mi spiace proprio dirlo, sei almeno da pulitzer. Album clamoroso sia per qualità che per quantita. Chris Barnes non è mai più arrivato a vette simili!

  • Mauro Cartei

    Finalmente una recensione degna di questa pietra miliare del death metal, spesso sconsiderata nella discografia del gruppo. In assoluto il loro miglior album!

  • Pasqual(one)

    Noiosi.Ho smesso di ascoltarli più di 10 anni fa per la loro ripetitività ma conservo ancora questo album assieme agli altri tre usciti prima di esso.Li ascoltavo tantissimo a quei tempi poi crescendo ho cominciato ad allontanarmi e preferire roba più tecnica tipo Gorguts o Ulcerate

  • 365chaosriddendays

    Mossa azzeccata quella di inserire questo album tra i “bellissimi” dato che di fatto è tale!