CELTIC FROST – To Mega Therion

CELTIC FROST – To Mega Therion

“To Mega Therion”, 1985. Una pietra miliare, uno di quei dischi che hanno segnato per sempre la musica metal e hanno dato il via a tutto quello che viene considerato metal estremo; i Celtic Frost (e la loro precedente incarnazione, gli Hellhammer) insieme a Venom e Bathory dettarono regole che saranno seguite da tutti. I primi gruppi death metal, quelli che ruotavano intorno alla sfera Napalm Death, citavano sempre Celtic Frost e Discharge come principali influenze; Dan Lilker iniettò una dose di Hellhammer in Anthrax e Nuclear Assault; infine, la quasi totalità dell’ondata black metal accostò Celtic Frost e Bathory come iniziatori di tutto ed attinse alla musica della band svizzera a piene mani: dalla smaccata ispirazione presente nei Darkthrone, all’avant-garde metal di band come Arcturus, Ulver e Ved Buens Ende, che dimostrarono fortissime derivazioni da “Into The Pandemonium”. Una lunga premessa, necessaria perché parlare di Celtic Frost significa contestualizzare la band e rimarcare l’importanza che ha avuto (ed ancora ha). Abbiamo scelto “To Mega Therion”, disco ancora pienamente ancorato alle sonorità più dure della band, ma con visibili i primissimi accenni di ciò che sarà poi presente nel suo successore. Il disco si apre con l’epica e marziale intro “Innocence And Wrath”, che sfocia in “The Usurper”: un riff proto-black metal ed uno thrash sono inframmezzati dall’immancabile “uh!” di Tom Warrior. Visioni dark-fantasy, con forti ispirazioni ad Howard (di cui Warrior è sempre stato un grande fan), palesano anche un’abilità poetica nei testi non certo comune all’epoca. Non c’è respiro nella successiva “Jewel Throne”, dai suoni di chitarra alla cadenza del cantato. “Dawn Of Megiddo” inizia con un riffing doom, sorretto da un drumming ossessivo ed arricchito da timpani. Dalla velocità (per l’epoca impressionante), i Celtic Frost ci precipitano in un pezzo lento che non supera mai il mid-tempo e si avvolge intorno ad un’orchestrazione, creata da un corno. Anche “Eternal Summer” parte lenta, ma subito incalza velocissima; sia la musica che il testo evidenziano l’approccio dei Celtic Frost come fortemente votato al titanismo romantico, tanto caro a Wagner ed ai poeti dello “sturm und drang”. Ancora un “uh!” (tratto iper-distintivo nel singing della band) ed inizia “Circle Of The Tyrants”, probabilmente il pezzo più celebre dei Celtic Frost. La “gloria grottesca” di cui si parla, l’intera poesia che è il testo di questa canzone, fanno da contraltare ad una musicalità insieme violentemente sferzante e tragica. Ascoltando questa canzone si può comprendere chiaramente come la musica di Tom Warrior abbia influenzato, come poche altre, un numero impressionante di band. Le successive “(Beyond The) North Winds” e “Fainted Eyes” esplodono in un thrash/black accompagnato dalle vocals sempre suggestive di Warrior, mentre “Tears In A Prophet Dream”, più che una strumentale, potrebbe essere considerata una sorta di pezzo proto-dark ambient. Una perla dei Celtic Frost, “Necromantical Screams”, chiude il disco: anche qua l’incipit è praticamente doom, per poi trasformarsi in un riffing thrash che lascia presto posto ad un incedere epico di timpani e corni, per poi ripetersi con il sottofondo del soprano Claudia Maria Mokri. In conclusione, molto poco di quanto fatto dai Celtic Frost era stato fatto in precedenza e moltissimo di quanto la band svizzera fece verrà ripreso in seguito, dettando regole che contribuiranno a creare stili ben definiti. Questo disco è la testimonianza di un periodo in cui, per dirla come Fenriz, non c’erano generi definiti, ma death, doom, black e thrash si fondevano; un disco da avere a tutti i costi (se riuscite a procurarvelo, magari, nella versione in gatefold su vinile, per godersi al meglio l’artwork di Giger), da ascoltare e riascoltare, leggendo i testi di Tom Warrior che, spesso, rasentano la poesia (ed i rimandi, inseriti anche nei credits, alle poesie di Howard – l’autore di Conan, Kull e Solomon Kane – testimoniano l’attenzione verso lo stile lirico). Nella musica dei Celtic Frost troverete sicuramente molti elementi delle band che seguiranno e, se apprezzate il genere estremo e non conoscete ancora questa band, avrete sicuramente davanti a voi mesi in cui scoprire ed apprezzare il lavoro di una delle formazioni più fondanti ed imprescindibili della musica metal.

 



Informazioni Album

Durata: 00:47:23

Disponibile dal: 27/10/1985

Etichetta: Noise records

Distributore: EMI

Tracklist

1. Innocence And Wrath

2. The Usurper

3. Jewel Throne

4. Dawn Of Meggido

5. Eternal Summer

6. Circle Of The Tyrants

7. (Beyond The) North Winds

8. Fainted Eyes

9. Tears In A Prophet's Dream

10. Necromantical Screams


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  • Disciple of the Watch

    UH!
    Vabbè dai, è già tutto detto perfettamente nella recensione. Storia.

  • Galilee Mater

    Grande disco e ottima recensione.
    Questo e il seguente into the pandemonium, che io considero come uno dei dischi metal più belli di sempre, hanno influenzato metà delle band che io conosco e quasi tutto il metal estremo a partire dai 90.
    Storia.

  • Pasqualone

    ma dove cazzo stanno tutti i true metaller di Metalitalia!Questa è un’uscita leggendaria!!Se non conosci questo disco non puoi definirti metallaro ahahah.
    No dai a parte gli scherzi,album mastodontico che considero superiore di un cifro a tutto il black che si è ispirato a loro

  • I was a stagediver

    album malefico dall’inizio alla fine!!!

  • L’innominato

    Swiss Pride

  • Giacomo Bellini

    UN CAPOLAVORO. Quasi nulla sopra ad esso.