CONVERGE – All We Love We Leave Behind

CONVERGE – All We Love We Leave Behind

Per riuscire a dare il meglio di sé, i Converge devono mutarsi nella loro selvaggia forma da rottweiler a briglie sciolte: affamati e spietati, liberi di poter fare quello che meglio ritengono opportuno per il proprio progetto musicale, senza alcuna voce in capitolo se non la loro, con un Kurt Ballou dalle idee chiarissime alla console e con una voglia sfrenata di cambiare ancora una volta le carte in tavola. Sì, “All We Love Leave Behind” è il grido d’urgenza di una formazione che era chiamata ad un’importante prova di forza dopo il (mezzo) passo falso di “Axe To Fall”, è il manifesto di un concetto ben radicato nelle menti di questi quattro musicisti: ‘tutto ciò che amiamo lo lasciamo alle spalle’, non solo musicalmente parlando, facendo tornare alla memoria dischi storici come “Jane Doe” e “You Fail Me”, ma anche, e soprattutto, a livello umano e professionale. Una sentenza alla quale non possiamo sfuggire, ma che, anzi, ci fornisce nuovi stimoli per guardare avanti, lasciando alle spalle, sì, ma non dimenticando, quello mai. E i Converge non dimenticano, non dimenticano i loro capolavori, non dimenticano la rivoluzione apportata a due generi musicali spesso a braccetto come l’hardcore e il metal, non dimenticano i loro lievi passi falsi e non dimenticano i propri esordi, ancora privi di quell’isteria emersa con il nuovo millennio. Ecco, quindi, che da questi spunti nasce il loro nuovo album, una tempesta di lampi e tuoni in continuo movimento tra passato, presente e futuro, tramutata in brani particolarmente diversi l’uno dall’altro ma altrettanto stabili in termini di equilibrio e profondità, viziati da una maturazione definitiva del singer e designer Jacob Bannon, l’elemento in più della carriera dei Converge. Accanto alle consuete cariche a testa bassa, alle atroci torture soniche e ai disagi mentali scaturiti dalla voce del carismatico frontman, troviamo infatti aperture melodiche nettissime che non si vedevano dall’era pre-”Jane Doe”, riportando alla mente vecchi episodi discografici come “Petitioning The Empyt Sky” e “When Forever Come Crashing”, due album dalle strutture snelle, solitamente poco considerati quando si parla del quartetto di Salem. Come in quei casi, anche la nuova fatica gode di una ricercata immediatezza, nonostante le anime che compongono il disco vengano caratterizzate da una natura diversa l’una dall’altra: ad esempio, le forti melodie di “Aimless Arrow” si scontrano subito violentemente contro le scariche grind/black di “Trespasses” e “Tender Abuse”, per lasciar poi spazio ai nitidi giri di chitarra di “Sadness Comes Home”. Forti di nuova linfa vitale, i Nostri tornano finalmente a suonare in maniera eccellente, confermandosi maestri in questo tipo di musica e allontanando quegli spettri stanchi intravisti in “Axe To Fall”, confezionando una serie di tracce senza alcuna caduta di stile, destinate a diventare dei veri e propri cavalli di battaglia di questo nuovo corso. Stupiscono “Glacial Place” – un crescendo di palpabile follia introdotta da gelidi giri di chitarra – le già citate tracce d’apertura, gli scenari apocalittici neurosisiani di “Coral Blue” – indubbia perla del disco – l’accoppiata “Vicious Muse”/”Veins And Veils”, contenenti soluzioni dal mood moderno, vicine a certe idee ben sviluppate dai Kvelertak, le epiche rasoiate al fulmicotone della titletrack e, infine, la viscerale “Predatory Glow”, un flusso di pesanti ritmiche industriali che hanno la stessa efficacia di un boa intento a soffocare la propria preda, dove la sezione ritmica ad opera Ballou-Koller offre una prova come non si sentiva da tempo, terrorizzante e a dir poco comprimente. Per farla breve, come avrete oramai capito, “All We Love We Leave Behind” è la colonna sonora della rinascita e del conseguente assalto di Ballou, Bannon, Newton e Koller, una band oramai entrata di diritto nell’Olimpo dei nomi storici, che non ha paura di confrontarsi con niente e nessuno, neppure con se stessa, e dimostrando che, a volte, quello che molti chiamano “colpo di genio” risiede proprio nella più totale semplicità.



Informazioni Album

Durata: 00:38:32

Disponibile dal: 09/10/2012

Etichetta: Epitaph

Distributore: Self

Tracklist

1. Aimless Arrow

2. Trespasses

3. Tender Abuse

4. Sadness Comes Home

5. Empty on the Inside

6. Sparrow's Fall

7. Glacial Pace

8. Vicious Muse

9. Veins and Veils

10. Coral Blue

11. Shame in the Way

12. Precipice

13. All We Love We Leave Behind

14. Predatory Glow


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  • HSB

    godooo !! Aspettavo questa recensione con ansia e giuro che immaginavo arrivasse nei “top album”. Disco superlativo (immaginavo che nominassi quella perla di coral blue)…. ottima recensione Thomas

  • 365chaosriddendays

    Molto bella la recensione, questo album è stata una mossa vincente su tutti i fronti, come tu hai già scritto è un “colpo di genio” che risiede nella più totale semplicità. Personalmente la ritengo essere una delle band più intelligenti in circolazione, un disco che si dimostra una perla più unica che rara.

  • http://www.facebook.com/mauro.cartei Mauro Cartei

    Concordo in tutto e per tutto! Tra i dischi dell’anno!

  • Syward77

    band avanti anni luce, non aggiungo altro visto che la rece dice tutto.

  • carogna

    devo ancora ascoltarlo bene, ma per me i migliori rimarranno sempre gli album con la formazione a cinque, ovvero sino a Jane Doe. when forever… ad esempio è il più sottovalutato (forse per una produzione non all’altezza), tutto da riscoprire, così come lo split con gli agoraphobic nosebleed… per non parlare di petitioning e jane doe che rimangono, per me, i capolavori. negli ultimi album mi convincono meno e i cloni ormai si sono moltiplicati, invece ai tempi dei primi trovavo in loro quel qualcosa che me li rendeva unici… forse sono soltanto invecchiato:-) fatto sta che quegli album li consumavo. comunque concordo che riescono sempre ad essere geniali e fonte di ispirazione

  • jimmies

    Axe to fall mezzo passo falso? :/

  • ieoooh

    si dai, era una mezza cagatina :)

  • http://www.facebook.com/giacomo.mustillo.9 Giacomo Mustillo

    adoro ogni uscita dei converge, ma axe to fall è disco diverso, emergerà alla lunga distanza, band geniale in definitiva, credo siano l’incarnazione della moderna musica estrema, fondamentali, bella recensione comunque!

  • http://www.facebook.com/filippocaino.apostata Filippo Caino Apostata

    questo è un discone, come secondo me era axe to fall. mi sfugge come possa essere definibile un mezzo passo falso.
    è pure bello scoprire che, oplà, ballou è passato al basso. ;)

  • Thomas Ciapponi

    Grazie a tutti per le belle parole!

    Personalmente non ho mai apprezzato particolarmente “Axe To Fall”, troppo lineare e privo di un vero e proprio colpo di coda (come per esempio qui potrebbero essere “Coral Blue” e Pradatory Glow”) a tratti anche particolarmente prevedibile. Non penso verrà fuori sulla distanza, in quanto verrà oscurato facile da questo disco, ma se ciò dovesse accadere, sono pronto a ricredermi.

    Ovviamente per sezione ritmica qua intendevo batteria e chitarra (mi piace da morire quanto fa Ballou nel pezzo citato) senza nulla togliere al perfetto operato di Newton. Questo per puntualizzare sull’intervento di Filippo.

  • Jacob

    Axe To Fall spacca e anche nei pezzi più lenti si fa sempre rispettare. La tensione, poi, è in grado di rimanere sempre alta

  • ieoooh

    axe to fall spacca, ma ti spiego i motivi per cui secondo me è un pò sottotono rispetto agli altri album:
    1 troppi guest che, purtroppo, a volte non si notano nemmeno, e che hanno finito per spezzettarne l’essenza;
    2 alcune canzoni sembra siano state scritte col pilota automatico.
    in definitiva il punto uno si può scusare con la motivazione che sia stata una cosa voluta inserirci 3000 persone extra, mentre per il punto 2 credo ci sia stato un calo di ispirazione (comprensibile per l’amor di dio)

  • ieoooh
  • Jacob

    Ecco, nella recensione dell’ottimo Pessina è citata come azzeccata collaborazione quella di Von Till in “Cruel Blooms” (bellissima nel suo incedere claudicante e insieme inquietante), e proprio quella canzone mi veniva in mente per un’ospitata di spessore. Poi, concordo con te che qualche filler nell’album ce ne siano, ma globalmente è un album che si lascia ascoltare alla grande

  • MattiaAlagna

    grande Thommy :)

  • jimmies

    oddio, calo d’ispirazione! si sono rinnovati alla grande nel suono(di cui AWLWLB è debitore) oltre che nello stile, decisamente piu prog, dopo aver chiuso quella sorta di trilogia, contenente quello che secondo me è il loro album piu debole ovvero No Heroes!
    Per quanto riguarda le collaborazioni, alcune sono impalpabili e quelle che si “fanno sentire” hanno sfornato alcune tra le migliori canzoni dell’album!

  • enemy

    ce ne fossero di band che fanno “passi falsi” di Axe To Fall…grandi come sempre!!!!

  • Enrico Guardigli

    che mazzata… discone, dal primo all’ultimo pezzo. Con una Trespasses che un mezzo miracolo di fusione di stili: thrash, hardocre, crust, rock anni ’70 e prog. Geniali.