DEAD CAN DANCE – Anastasis

DEAD CAN DANCE – Anastasis

Ci troviamo tra le mani uno di quei ritorni trascendentali. Il nuovo album di una “band” (quanto non fa giustizia questo termine alla coppia Gerrard – Perry) la cui influenza e fondamentale importanza sono ormai variabili incalcolabili. Bendan Perry e Lisa Gerrard – e loro doti vocali inumane – ci avevano lasciati nel 1996 con “Spiritchaser”, sublimazione totale del loro ormai incontrollabile “studio” della world music e della manipolazione e distillazione tanto della musica etnica, quanto di quella storica. In questo i Dead Can Dance sono praticamente una band tridimensionale, e dotata del dono, unico al mondo, della manipolazione dello spazio-tempo musicale, e in grado di spostarsi senza limiti sia entro gli estremi dell’asse geografico (i luoghi, le culture, le etnie, le latitudini e longitudini tutte), che entro quelli dell’asse temporale (storico), creando duqune musica che ha una profondità non solo emotiva, ma fisica, reale. Nessuno mai come loro è riuscito a raffigurare in un format fruibile la magia della musica aborigena, araba, nativo americana, celtica, eccetera, con quella ormai estinta, la musica medievale, persiana, o addirittura dell’antica Grecia. Il culto sviluppatosi attorno al duo australilano è più simile a quello che si manifesta per esempio per i pittori, scultori, architetti o gli artisti “visuali” di altri tempi, tanto la musica dei Dead Can Dance è magica nel materializzare “costruzioni” soniche praticamente enciclopediche e nel descrivere mondi perduti o remoti che non vedremo mai. “Anastasis” arriva sedici anni dopo “Spiritchaser” e mostra una magniloquenza e una grandezza compositiva di rado mostrata prima dalla band, e una fierezza compositiva e concettuale che appare di proporzioni epiche. I soundscapes di questo album sono letteralmente titanici. Lisa Gerrard ha composto quasi esclusivamente in solitaria la colonna sonora de “Il Gladiatore” di Ridley Scott, e quel periodo della sua vita professionale in cui i Dead Can Dance erano di fatto estinti, è sopravvissuto ed è stato traghettato dall’ artista direttamente in questo nuovo album, innalzando la gittata espressiva di questa band a livelli completamente nuovi e dalla potenza emotiva praticamente inaudita. Le canzoni sembrano infatti accompagnare immagini inesistenti di un film – grandioso, epico e drammatico come non mai – proprio come fu per “Il Gladiatore” appunto. Frammenti di musica mediorientale, mediterranea e pagana di ancestrale bellezza vengono letteralmete sollevati al cielo da tappeti di synth e tastiere giganteschi che disegnano scenari epici, catastrofici ed apocalittici di una bellezza difficile da afferrare e addirittura da comprendere. Semplicemente, “Anastasis” ci apre un mondo davanti, un mondo che non esiste, ma che in qualche modo i Dead Can Dance riescono a materializzare. Un monodo fatto tanto di antichi immaginari pre-cristiani (“Agape”), quanto di mitologia pagana, “atlantidiana” (“Children Of The Sun”), quanto di oscurismo e occultismo medievale nord-europeo (“Return Of The She-King”), quanto di epico futurismo cyberpunk (“Opium”) e di surrealismo dalìniano rappresentato in suoni (“Amnesia”). Il lavoro trionfa in tutto, poichè va anche a ripescare quelle influenze gotiche, dark wave e post-punk che avevano soffiato la vita nella band agli esordi, nell’ormai lontanissimo 1981, e che hanno – finalmente – liberato il duo dal giogo insopportabile e pretenzioso dell’etichetta imbarazzante di “band new age” e “world music”, rivelandoci invece una entità sonica grandiosa fautrice di un melting pot di stili e influenze talmente vasto e iper-strutturato da trascendere tutto ciò che è definibile o etichettabile. Non stiamo neanche a descrivervi la qualità della composizione prettamente “tecnica” del disco, che è ovviamente sbalorditiva, o l’immensità disarmante delle parti vocali di Perry e della Gerrard (in assoluto il miglior vocalist uomo e la migliore vocalist donna di musica contemporanea e originale esistenti attualmente sul pianeta terra), degne delle migliori colonne sonore dei film dai budget miliardari o della migliore musica classica contemporanea e non. Qua siamo in quel mondo lì, nel mondo del professionalismo musicale più inimmaginabile. Scusate, ma questo non è rock and roll da arena, da piazza o a da club; questa è ingegneria musicale della più sublime, maestosa e magistrale forma.



Informazioni Album

Durata: 00:56:06

Disponibile dal: 09/08/2012

Etichetta: 4AD

Distributore: Sony

Tracklist

1. Children of The Sun

2. Anabasis

3. Agape

4. Amnesia

5. Kiko

6. Opium

7. Return of the She-King

8. All in Good Time


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  • simonthrasher

    che Liza Gerrard abbia composto quasi esclusivamente in solitaria la colonna sonora de “Il Gladiatore” è una delle cazzate più grosse che abbia sentito negli ultimi tempi…

  • MattiaAlagna

    senti simonthrasher, i tuoi commenti non apportano nulla di costruttivo ne di interessante al sito. ti manca praticmante tutto, l’educazione, il buon senso, il tatto, lo spirito di partecipazione eccetera. per piacere, dovresti essere adulto ormai, comportati come tale. e si, lisa gerrard e hans zimmer hanno composto lo score, se ti sembra una cazzata e’ solo perche’ non sei informato. vatti a informare tu invece di scrivere sporoloqui maleducati e per niente rispettosi e/o costruttivi. e’ una pena spendere tempo e passione per questo sito, per poi vedere commenti come i tuoi.

  • Joker74

    Per informazione:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Lisa_Gerrard

    E questo è un Sig.Disco!

  • pifferaio

    Io li ho conosciuti praticamente con questo disco;non è rock/metal per niente ma tutte quelle “cose” che sono ben descritte nella recensione.Return of the She-King mi ha ricordato il Turilli piu’ cinematografico!