DEATH GRIPS – Government Plates

DEATH GRIPS – Government Plates

Ancora una volta i Death Grips hanno dimostrato di trascendere tutto e tutti, di essere al di sopra e al di fuori da ogni logica, ogni regola… da ogni senso comune. Senza preavviso, senza alcuna strategia promozionale e senza alcuna logica apparente, la band ha pubblicato completamente in sordina un nuovo album misterioso di cui non si sapeva nulla e di cui non si conosce né l’origine, né la genesi, né alcun dato sostanziale. Si sa solo che qualche giorno fa la band ha postato sul proprio profilo Facebook il link Soundcloud al full streaming del disco, lo ha reso disponibile in download gratuito su vari outlet digitali online e ha incoraggiato i fan su tutti i propri social media ad ascoltarlo, dicendo semplicemente “enjoy”, senza aggiungere altro. C’è chi afferma che il disco sia una colonna sonora ad un film sviluppato dalla band stessa, da Zach Hill più precisamente, chi afferma che si tratta si una raccolta di b-side e rimasugli, chi invece crede che sia un album postumo registrato in realtà qualche anno fa. La verità unica e innegabile però è che di questo lavoro non si sa nulla, l’unica cosa che sappiamo è la musica che sentiamo e ancora una volta questa è fottutamente stupenda e folle come non mai. Stavolta il sound dei Nostri è incentrato su sonorità molto più elettroniche ed estreme che in passato, che esulano non poco dal minimalismo dalle fondamenta hip-hop e dancehall dalle quali i Nostri erano partiti in origine. “Government Plates” infatti è un lavoro frenetico, imprevedibile, isterico, schizzato e completamente ingovernabile, a tratti surreale e allucinante, e in altri istanti anche violento, minaccioso e belligerante. Alcuni momenti sono talmente schizzati, strambi e contorti che la musica dei Nostri sembra imitare la musica e i suoni di vecchi videogame da sala giochi o di armi giocattolo che giravano negli anni Ottanta e Novanta, che ribollono in un tripudio insensato e violentissimo di beep, trilli, campanelli, allarmi, sirene e insensatezze simili. L’impianto strumentale concepito da Zach Hill e da Andy Morin in questo lavoro a tratti rasenta il break-core di Venetian Snares, tanto è claustrofobico, martellante e schizzato. Schegge impazzite di dubstep, break-beat, glitch, tech-core e altri anfetaminici mix di elettronica e dub dai BMP elevatissimi si danno il cambio in continuazione in un’escalation di pazzia e demenza infinite. Solito cerimoniere di questo claustrofobico, violento e insensato mondo di beat, pulsazioni, sibili e mormorii di ogni sorta è come sempre Stefan Burnett, anima dannata e impossibilitata a trovar pace e paroliere di assoluto spessore che anche in questo capitolo della band non ha levigato in alcun modo il suo solito assalto lirico fatto di rabbia, indecenza, paranoia, allucinazioni e negatività di ogni sorta unita alla sua solita delivery vocale delirante, al suo abbaiare sconnesso, triturato e sprezzante, e ovviamente come al solito anche rigonfio di quintali di personalità. Un altro lavoro superbo da parte di una band che sta bruciando ogni tappa bruciabile in tempi irrisori, che non fallisce mai l’obiettivo di far trasudare genio da ogni beat prodotto e ogni lirica scritta, e che sta, in questo preciso momento, scrivendo pagine e pagine di storia dell’hip-hop sperimentale, dell’elettronica e della musica alternative contemporanea.



Informazioni Album

Durata: 00:35:42

Disponibile dal: 13/11/2013

Etichetta:

Distributore:

Tracklist

1. You May Think He Loves You for Your Money But I Know What He Really Loves You for It’s Your Brand New Leopard Skin Pillbox Hat

2. Anne Bunny

3. Two Paradises

4. This Is Violent Now (Don't Get Me Wrong)

5. Avian Species

6. Feels Similar to a Wheel (Beatles Cover)

7. I Am Overflow

8. Large Domicile

9. Government Bowls

10. Bootleg (Need Your Help)

11. Whatever I Desire (Fuck Who's Watching)


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  • ChatNoir

    son fuori come cocomeri, e dal nulla son in grado di tirarti fuori un lavoro con i controcazzi, come in questo caso. Inaspettato, ma ben venga.

  • Abatny17

    Grandi DEATH GRIPS! Quest’album è una delle cose più malate che abbia mai sentito recentemente… soprattutto se lo si ascolta vedendo in contemporanea ii video che hanno abbinato ad ogni canzone. È come un mix tra No Love Deep Web e The Money Store, ma è ancora più oscuro del primo e molto più elettronico del secondo. Una resa sonica eccezionale sia in cuffia che con un buon impianto, con quel genio malato che risponde al nome di MC Ride che si staglia su di un marasma musicale che più allucinato non si può… forse.