DEMONS & WIZARDS – Demons & Wizards

Pubblicato il 21/09/2016 da
voto
8.5
  • Band: DEMONS & WIZARDS
  • Durata: 00:52:20
  • Disponibile dal: 09/01/1999
  • Etichetta: SPV Records
  • Distributore: Audioglobe

L’anno è il 1999 e sul mercato arriva un dischetto dalla copertina lugubre ma evocativa, ai tempi sicuramente molto atteso sia dai fan dell’US power americano che da quelli del più classico power di estrazione europea. Il motivo, manco a dirlo, risiede nell’identità dei due cervelli nascosti dietro al dualistico monicker impresso sul disco: Hansi Kursch e Jon Schaffer, nomi che non abbisognano certo di ulteriori presentazioni. I leader di Blind Guardian e Iced Earth erano di fatto, ai tempi, artisti fermamente sulla cresta dell’onda; e scavando con la memoria a diciassette anni fa, non è difficile ricordarsi di come entrambe le band stessero attraversando un periodo di vacche ben grasse, con la pubblicazione solo l’anno precedente dei rispettivi capolavori “Nightfall In Middle-Earth” e “Something Wicked This Way Comes”. Logico quindi lo strombazzamento mediatico che si fece allora intorno ai Demons & Wizards, così come logica era l’attesa con cui i fan aspettavano l’album in questione, rimanendo per fortuna non certo delusi dal risultato. L’omonimo debutto andò a presentarsi infatti come un prodotto pieno di buone idee e dotato di un sound esattamente a cavallo di quello dei due gruppi: una sorta di creatura ibrida capace di muoversi agilmente sullo stretto territorio di confine tra l’US power degli Iced Earth e la rilettura personale del power melodico che veniva offerta dai Blind di quel periodo. Una formula difficile per un risultato ambizioso; un progetto, quindi, che poteva fallire finendo per somigliare troppo a un fiacco tentativo di recuperare filler perduti dell’una o dell’altra band, ma che invece è riuscito nell’intento di regalarci un disco originale, certo non perfetto, ma condito da un buon numero di canzoni di gran spessore. L’ascolto del disco si apre con l’ordinaria introduzione “Rites Of Passage”, meri cinquanta secondi, prima di passare al vorticoso riffing di “Heaven Denies”, già uno dei vari highlight dell’album. Miglior presentazione in effetti non potrebbe esserci e da subito ci si rende perfettamente conto di come l’inconfondibile vocione di Kursch si amalgami alla perfezione con l’altrettanto identificativo guitarplay di Schaffer, per un risultato che non tradisce alcun’attrito tra due elementi dalla personalità così spiccata e definita. Altrettanto solida si rivela la successiva “Poor Man’s Crusade”, atipico mid-tempo che rallenta i ritmi solo a causa di un riffing meno vorticoso, ma che non disdegna, soprattutto dopo i ritornelli, di impegnare la sezione ritmica Prator/Morris in brevi e adrenalinici assalti tout-court degni del thrash metal che da sempre sporca il sound massiccio degli Iced Earth. “Fiddler On The Green” è probabilmente il top assoluto dell’album, una ballad del tutto inedita e originale, uno squarcio di classe cristallina in mezzo a suoni più rocciosi, che non è potuta non entrare nel cuore dei fan grazie ancora una volta alla cangiante e azzeccatissima prova vocale dell’immenso Hansi. Un fortissimo sentore di Blind Guardian avvolge invece la successiva “Blood On My Hands”, altra traccia veloce in cui i momenti migliori sono rappresentati dal gustoso intreccio delle chitarre elettriche e dai grandiosi cori inseriti nell’eccitante ritornello. “Path Of Glory” e la successiva “Winter Of Souls” segnano un improvviso incupirsi e appesantirsi del sound: entrambi i brani sono decisamente pregni della personalità di Schaffer e si presentano come una versione più elegante e meno incazzata degli Iced Earth, arricchita inoltre da un gusto per i cambi di tempo e di atmosfera decisamente provenienti da Krefeld. “The Whistler”, ottavo brano in scaletta, è ancora una volta fortemente debitore del sound della band di Kursch e si trascina con un incedere più introspettivo e misterioso, ponendosi come il pezzo forse più lento e ostico della tracklist. I ritmi si rialzano un po’ con la successiva “Tear Down The Wall”, altro episodio complesso e poco immediato, ma che presenta armi decisamente più affilate sotto forma di un ritornello più memorizzabile e di accelerazioni improvvise e sempre azzeccate. Con la pesantezza delle strofe di “Gallows Pole”, la dolcezza misteriosa di “My Last Sunrise” e la corta outro “Chant” si conclude un album che magari non è un capolavoro senza tempo, ma comunque il risultato di un interessante esperimento e di una coraggiosa scommessa. Una scommessa vinta e di sicuro un ottimo rappresentante per il terzo slot dei Bellissimi di questo caldo settembre 2016.

TRACKLIST

  1. Rites Of Passage
  2. Heaven Denies
  3. Poor Man’s Crusade
  4. Fiddler On The Green
  5. Blood On My Hands
  6. Path Of Glory
  7. Winter Of Souls
  8. The Whistler
  9. Tear Down The Wall
  10. Gallows Pole
  11. My Last Sunrise
  12. Chant
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