DEVIN TOWNSEND – Accelerated Evolution

Pubblicato il 30/04/2003 da
voto
8.0
  • Band: DEVIN TOWNSEND
  • Durata:
  • Disponibile dal: 31/03/2003
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore:

Centro, ancora una volta! Dopo il difficile, ostico episodio di “Physicist” e la poetica resurrezione di “Terria”, ecco che Devin Townsend torna alla ribalta con la sua nuova creatura, “Accelerated Evolution” che, seguendo il filone riflessivo dei precedenti lavori, approfondisce il discorso da questi ultimi iniziato incamminandosi verso la maturazione dell’ennesimo avatar del linguaggio musicale del geniale canadese, in questo caso di quello di matrice più prettamente rock. Dopo aver in questo ultimo anno chiamato intorno a sé una formazione del tutto diversa rispetto a quella che lo aveva accompagnata in passato nell’esecuzione dei suoi lavori personali – e che aveva spesso finito per far capo, sotanzialmente, ai compagni di una vita con i quali aveva dato vita alla realtà degli Strapping Young Lad – Devin quest’anno ci regala una nuova pagina del lungo diario musicale della sua vita, dimostrando ancora una volta che i suoi migliori risultati provengono dalla dimensione creativa vera e propria, da quel ‘luogo musicale’ in cui ci si sente così a proprio agio da riuscire a strapparsi melodie e parole direttamente dal cervello per dare la luce ad atmosfere intime, intense e profonde come ferite, logoranti come rabbia, ariose come limpidi cieli invernali. Dopo l’ultimo lavoro degli Strapping Young Lad, del resto, di un Devin Townsend in questa veste (che è poi quella in cui chi ha presente la varietà della sua proposta è stato abituato a vederlo) si era davvero sentita la mancanza, e la sconcertante semplicità del gusto musicale di questo ragazzo, per fortuna, torna a galla fin dalla prima traccia di questo lavoro, “Depth Charge”: lanciato in corsa verso il cuore di ogni cosa, questo prog-rock in cui la voce e le chitarre di Townsend fanno come sempre la differenza si riallaccia alle sonorità di “Physicist”, mostrandosi immediatamente riconoscibile nonostante l’insolita – per questo artista – ‘direzione’ intrapresa nel songwriting, decisamente più semplice e più fruibile che nei passati episodi di “Infinity” o del già citato “Physicist”; a questa segue poi la seconda traccia, “Storm”, una tipica ballad à la Townsend, cadenzata e dolce, parte di un dialogo già altrove iniziato con un ‘interlocutore’ che, in questo momento di intimo raccoglimento lirico, è facilmente riconoscibile. A riprendere l’accelerazione evolutiva, in senso sia letterale che metaforico (un’attenzione particolare va naturalmente dedicata alla lettura dei testi!), dell’ego di Devin è invece “Random Analysis”, episodio di prog più spinto e allucinato nel quale è possibile riconoscere un più genuino ritorno alle complicate volute del suo songwriting: in questo pezzo sembrano quasi cantare tre Devin Townsend diversi, dotato ognuno di voce e carattere propri… e poi, d’un tratto, il roccioso incedere dei riff si ferma: inizia “Deadhead”, un meraviglioso, teatrale pezzo seguito dalla beffarda e insieme rabbiosa “Suicide”. Per chi scrive, queste due tracce messe insieme valgono, con l’opener, la pena di mettere a soqquadro uno ad uno i negozi della propria città in cerca di questo disco, che qui certamente raggiunge uno dei momenti più intimamente sentiti, più profondi dai tempi di “The Death Of Music”. Devin dalle Mille Voci, lo si potrebbe chiamare… che riesce a stupire ancora una volta! Alla lunga pausa riflessiva costituita da queste due canzoni segue poi “Traveller”, ironico omaggio al rock da strada degli anni a cavallo tra i decenni ’80 -’90, sia nel testo che nella struttura, e che tuttavia non sfugge a quei bridge tipici di casa Townsend che turbano qualsiasi possibile ‘eccessiva’ linearità nelle composizioni. L’ariosa atmosfera ‘on the road’ di questo pezzo viene spezzata da “Away”, lungo episodio in cui la reale voce è quella di una chitarra che rende in quasi ogni punto un più che esplicito omaggio al sound del grande Steve Vai (vero punto di partenza della ricca carriera artistica di Devin) anche nella breve strofa cantata a mezza voce. Ma il mosaico ancora non è completo: fin qui di volta in volta abrasivo, visionario, melodico, trasparente come cristallo o opaco, oscuro come una rabbia inconfessabile, a questo eccezionale collage di emozioni mancano ancora gli ultimi tasselli del sogno e della nostalgia. “Sunday Afternoon” e “Slow Me Down” vengono a chiudere come un accorato saluto il cerchio di questo viaggio (che, fateci caso, termina con lo stesso feedback di chitarra con cui la prima traccia inizia) di sofferenza e maturazione dell’esteso ego di un musicista che ancora una volta si è offerto in pasto al mondo senza alcun compromesso, raggiungendo un risultato unico. Per Townsend, forse, il tempo ‘raccontato’ in questo album è stato quello di un bilancio che, in alcuni casi, si è risolto in affettuosa gratitudine, mentre in altri in grida e rifiuto. In ogni caso (in ogni ‘caos’?), il risultato è uno splendido collage di stati d’animo dissimili tra loro e insieme affascinanti… un’uscita imperdibile!

TRACKLIST

  1. Depth Charge
  2. Storm
  3. Random Analysis
  4. Deadhead
  5. Suicide
  6. Traveller
  7. Away
  8. Sunday Afternoon
  9. Slow Me Down
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