DISCORDANCE AXIS – The Inalienable Dreamless

DISCORDANCE AXIS – The Inalienable Dreamless

Ci sono album che fanno male e che lasciano sgomenti, e album che ammazzano direttamente e che non lasciano scampo proprio. E “The Inalienable Dreamless” degli ormai da tempo scomparsi Discordance Axis appartiene senz’altro alla seconda, rarissima, categoria. Noi ci sentiamo di dire che se i primi lavori dei Napalm Death e dei Carcass hanno posto le basi per, e di fatto fondato, il grindcore, “The Inalienable Dreamless” è stato il lavoro che dopo quasi vent’anni lo ha finalmente traghettato nel futuro, lo ha tirato fuori dagli squat e dai circoli punk e crust e messo sulla mappa dei generi heavy più complessi, folli, evoluti ed elitari mai esistiti nel panorama estremo. Il death-grind iper-tecnico dei Cephalic Carnage, il techno-death degli Origin e il grind ultra-strutturato dei Pig Destroyer, tanto per citare solo alcune delle band che devono praticamente tutto al trio del New Jersey, non possono essere capiti a pieno senza passare sotto l’immensa lente di “The Inalienable Dreamless”. Quello che è successo in questo album, infatti, va quasi oltre lo spiegabile. Solo una label volta al futuro e contaminatissima come la HydraHead di Aaron Turner poteva intravedere il miracolo che era apparso sulla scena quando David Whitte, John Chang e Rob Marton si imposero all’attenzione con la loro funambolica e bruciante formula di grindcore ultra-tecnico e imbastardito di scorie japa-noise, technical death, prog e powerviolence. Per la prima volta, oltre ad essere mosso da degli individui provvisti di una rabbia bieca e accecante, il grind si è anche trovato ad essere materia di gente con un bagaglio tecnico, una padronanza del propro stumento e una creatività assolutamente stupefacenti. Non stiamo manco a spiegarvi che istituzione sia diventato Whitte dopo la dissoluzione degli Axis (Burnt By The Sun, Human Remains, Municipal Waste…vi dicono niente?) o di quale sorta di essere leggendario sia divenuto Marton dopo aver di fatto messo fine alla band per lasciare la musica interamente e ritirarsi dalle scene per sempre. Basta solo sapere che i due, insieme al loro ormai iconico e psicopatico frontman giapponese, sono stati gli autori di un album (e di vari predecessori e successori altrettanto illustri) che ha ridefinito il grind e che ne ha cambiato i connotati per sempre. Semplicemente, ascoltando “The Inalienable Dreamless”, anche a distanza di oltre dieci anni dalla sua uscita, si assiste in totale impotenza e sbigottimento ad un carico di distruzione sonica di inumana ferocia, il quale in poco più di venti minuti ci vomita nei dotti auricolari una quantità talmente travolgente di violenza da lasciarci storditi e sgomenti per giorni, e il tutto – e qui sta il miracolo – incredibilmente incorniciato in un impianto compositivo ricercatissimo e altamente perfezionista. Le linee di chitarra di Marton sono frustate annichilenti. Incontrollabili sciabolate di rabbia cieca e vile create per fracassare senza pietà qualunque timpano si stagli sul proprio cammino. Lo stile mostrato dal chitarrista su questo album trionfante è tutt’oggi quasi inspiegabile, sempre imitato ma mai del tutto replicato, e lascia assolutamente basiti come il chitarrista sia riuscito a donare di una logica e di una preziosità tecnica sopraffina dei riff così impazziti e fuori controllo. Non sono assolutamente da meno i pattern di batteria di Whitte concepiti su questo album, i quali hanno fatto scuola per anni e tutt’ora rappresentano un risultato straordinario e uno standard elevatissimo nel mondo delle percussioni extreme metal. Stessa cosa va detta del delirante vocalist John Chang, sorta di essere umano-incubo che, per presenza e intensità di esecuzione, rimane ad oggi ancora inarrivabile, e che ai tempi era in possesso della gola più atrocemente rabbiosa e inferocita che il grind abbia mai sentito, in grado di inanellare uno dopo l’altro urla strazianti dalle ottave elevatissime, grugniti surreali e growl bassissimi nel giro di millisecondi. Stupisce infine in maniera quasi surreale come i tre, privi sempre e comunque del collante indispensabile rappresentato dal basso, siano stati in grado di creare una triangolazione voce-batteria-chitarra dotata di un sincronismo e di una complessità inarrivabile e particolarissima, tutto basato su strutture progressive e math-rock incomprensibili e complicatissime. Pur nella loro semplice ferocia, nella loro brevità e nella loro straziante essenzialità, ogni canzone del disco ci appare infatti come un’impresa tecnica monumentale e come un trionfo assoluto di capacità compositive, performanza e intensità di esecuzione che ancora oggi, tredici anni dopo, mostrano segreti e misteri inconfessabili. L’album-Dio del grindcore moderno.



Informazioni Album

Durata: 00:23:21

Disponibile dal: 01/08/2000

Etichetta: Hydra Head

Distributore: Goodfellas

Tracklist

1. Castration Rite

2. The Inalienable Dreamless

3. Sound Out The Braille

4. Oratorio In Grey

5. Vacuum Sleeve

6. Angel Present

7. The Necropolitan

8. Pattern Blue

9. The End Of Rebirth

10. Loveless

11. Radiant Arkham

12. Use Of Weapons

13. Compiling Autumn

14. Jigsaw

15. The Third Children

16. A Leaden Stride To Nowhere

17. Drowned


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  • Guest

    Album mostruoso. Anche il successivo Jouhou è quasi sullo stesso livello… Grindcore di un altro pianeta!

  • Abatny17

    Disco mostruoso e particolare. Anche il precedente Jouhou è davvero ottimo. Grindcore di un altro pianeta!

  • ieoooh

    il tizio che scrive (scriveva?) sul blog grind and punishment ci aveva fatto anche un libricino che trattava il making of, con interviste alla band e ad aaron tra le altre..tra l’altro è spettacolare, fatto apposta per entrare nel case del dvd :)