ECNEPHIAS – Necrogod

ECNEPHIAS – Necrogod

Sin dagli esordi nel 2005 con il demo “November” gli italiani Ecnephias avevano dimostrato una spiccata originalità, dote che, nel corso degli anni, ha portato la band a livelli forse insperati ad inizio carriera. Dopo aver raggiunto l’apice con l’occulto e maligno “Ways Of Descention”, un album death/black metal assai particolare e molto intenso, il gruppo ha virato leggermente stile e ha assorbito influenze gothic che hanno rimodellato il sound rendendolo meno estremo, ma più complesso. Dopo il buonissimo “Inferno”, i Nostri hanno sfoderato l’album che con un po’ di fortuna permetterà loro di farsi spazio anche all’estero: “Necrogod”. L’abilità della band è sempre stata quella di non snaturare il proprio stile pur mutando la percezione della musica estrema. Sul nuovo “Necrogod” ritroviamo tutte le caratteristiche degli altri album degli Ecnephias, ma qui sviluppate alla massima potenza e con alcuni elementi nuovi: mentre i primi brani riprendono il percorso stilistico intrapreso nel precedente “Inferno”, con il passare dei minuti l’album prende una forma indefinita ammantata d’oscurità molto seducente. Contrariamente alle release precedenti il lato occulto del gruppo non è più rivolto agli aspetti più distorti della dottrina cristiana, ma si sviluppa nell’invocazione di antichi culti pagani. La titletrack ha un tocco dark che ricorda gli Hardware, band metal inglese che a metà degli anni ’90 fece uscire l’interessante mini CD “Rece Religion & Hate”. La vera sorpresa arriva con un brano bellissimo e adulto dal punto di vista compositivo come “Ishtar (Al-‘Uzza)” in cui non si può non notare l’influenza (non sappiamo quanto voluta) dei Type O Negative del periodo “October Rust”. Dark, gotico, malinconico: il nuovo “Necrogod” è costruito su queste basi invece che sulla violenza extreme metal. Non mancano nemmeno atmosfere orientali in stile Therion che vogliono rimandare a civiltà antiche come su “Anubis (The Incense Of Twilight)”. Ma il capolavoro è probabilmente “Kali Ma (The Mother Of The Black Face)”, dove gli Ecnephias raggiungono l’apice del proprio processo compositivo, un brano che sintetizza alla perfezione l’evoluzione stilistica del gruppo dagli esordi ad oggi con l’aggiunta di quel tocco dark che in passato mancava. Un’altra piacevolissima sorpresa è data da “Voodoo (Daughter Of Idols)”, canzone da brividi in cui canta anche Sakis dei Rotting Christ. Sembra incredibile, ma questo brano potrebbe essere scambiato per una canzone tratta dall’ultimo album della band greca; “Voodoo (Daughter Of Idols)” dimostra diverse cose: che gli Ecnephias hanno qualcosa in comune con la seminale band greca, soprattutto hanno un modo di intendere l’occulto più simile ai Rotting Christ di quanto si pensi. Il brano in questione ha una carica enorme e riassume tutta l’intensità misterica che questa release possiede. Un viaggio mistico attraverso i misteri irrisolti delle divinità più controverse dell’antichità: davvero difficile resistere al richiamo del “Necrogod”.



Informazioni Album

Durata: 00:47:49

Disponibile dal: 01/06/2013

Etichetta: Code666

Distributore: Audioglobe

Tracklist

1. Syrian Desert

2. The Temple Of Baal-Seth

3. Kukulkan

4. Necrogod

5. Ishtar (Al-'Uzza)

6. Anubis (The Incense Of Twilight)

7. Kali Ma (The Mother Of The Black Face)

8. Leviathan (Seas Of Fate)

9. Voodoo (Daughter Of Idols)

10. Winds Of Horus


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  • MattiaAlagna

    si sente tantissimo l’influenza degli Amebix in questa band.

  • Simone Martini

    Non li conosco, ma la rece mi intriga… Mi documenterò.