EXMORTUS – Slave To The Sword

EXMORTUS – Slave To The Sword

Un menu completo quello che ci offrono i californiani Exmortus! Come primo piatto troviamo il death metal melodico, riconoscibile nella scelta dei suoni operata dai quattro statunitensi e nel growl del cantante Conan, così simile a quello di Mikael Stanne dei Dark Tranquillity. Il piatto forte è rappresentato dal thrash, quello europeo di derivazione Kreator: riff di chitarra gonfi e poderosi, accompagnati da un’apocalittica base di batteria che non disdegna incursioni nel blast-beat e passaggi ancora più parossistici. Come contorno a questo pandemonio musicale troviamo poi uno approccio solistico dichiaratamente neoclassico, degno cioè di Michael Romeo o del Tolkki dei vecchi tempi, entrambi sotto steroidi. Conclude il menu una marcata tendenza ad appellarsi ai cliché del metal classico, con titoli e testi (“Metal Is King”, ”Warrior Of The Night”) degni dei Manowar più beceri ed oltranzisti. Il tavolo è riccamente imbandito, ma ci chiediamo: si tratta di un accostamento prelibato o è un’abbuffata senza senso? Il voto in calce dovrebbe esservi di aiuto nel capire che tutto quanto abbiamo assaggiato in questo “Slave To The Sword” è risultato decisamente di nostro gradimento. Ottima è infatti la maniera con la quale tutti questi generi, apparentemente così diversi tra loro riescano a compenetrarsi armoniosamente l’uno nell’altro, creando una proposta musicale che, pur non avendo niente di lontanamente innovativo, riesce a risultarci inattesa e assolutamente non scopiazzata. Introdotto dai deliranti tamburi del drummer Mario Moreno, il quartetto della costa ovest mette subito in chiaro che di musica pesante si parla: il groove thrash di “Rising” ci colpisce infatti con la forza di un muro di mattoni, lasciandoci contusi ma felici, mentre la chitarra dell’axeman Rivera disegna arabeschi degni dei migliori chitarristi neoclassici. “Slave To The Sword” mantiene alto il livello tecnico per chitarra e batteria, impegnando i due poveri musicisti allo stremo su di un pezzo che richiama sempre di più i Kreator di “Violent Revolution”. E il carosello continua, passando dalla Svezia e dai già citati Dark Tranquillity con “Immortality Mad Flash”, scomodando Cirth Ungol e Manilla Road con la classicissima, conclusiva, “Metal Is King” e chiamando in causa addirittura Beethoven e la sua “Moonlight Sonata”, qui rivista in una veste da fare invidia a Malmsteen. Che dirvi di più? Sì, un avvertimento forse c’è. Pur nel suo essere ultra esplosivo, “Slave To The Sword” una pecca, se poi è tale, ce la mostra: ciascuna delle influenze cui la band, composta da giovanissimo, si appoggia risulta di fatto ancorata a sound e stili di un paio di decenni fa. Non a caso individuiamo negli anni ’90 il periodo di definizione di un certo sound death melodico, e negli anni ’80 i periodi d’oro per il metal epico e per il thrash teutonico. Niente di quello che sentirete qui è attuale, moderno. Ma, se non siete in cerca di questo, gli Exmortus fanno al caso vostro. “Slave To The Sword” va accettato per come è, non cercate di farvelo piacere, o di dedicargli multipli ascolti per capirne meglio le sfaccettature. Questo disco non si legge in questa maniera. Ti assale da subito, ti tira pugni alla bocca e allo stomaco, e smette all’ultima traccia con la furia e la foga strumentale con cui è iniziato. Non ci sono compromessi.



Informazioni Album

Durata: 00:49:27

Disponibile dal:

Etichetta: Prosthetic Records

Distributore: Audioglobe

Tracklist

1. Rising

2. Slave To The Sword

3. Immortality Made Flesh

4. Foe Hammer

5. Warrior Of The Night

6. Ancient Violence

7. From The Abyss

8. Moonlight Sonata (Act 3)

9. Battle-Born

10. Metal Is King


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