FAMISHGOD – Roots Of Darkness

Pubblicato il 25/12/2016 da
voto
7.0
  • Band: FAMISHGOD
  • Durata: 01:04:57
  • Disponibile dal: 01/12/2016
  • Etichetta: Xtreem Music
  • Distributore:

Dopo avere timidamente esordito con il full-length “Devourers of Light” nel dicembre 2014, i death-doom metaller spagnoli Famishgod ritornano puntuali ad esattamente due anni di distanza con un secondo album che, a livello stilistico e attitudinale, poco si discosta dall’esperienza precedente. “Roots of Darkness” è un altro album che evoca claustrofobia e desolazione, ma anche quel languore che a volte si può incontrare semplicemente abbandonandosi al flusso dei propri pensieri. Il disco si snoda attraverso una lunga serie di riff possenti, silenzi sibillini e pause di riflessione che precedono ripartenze verso spunti durissimi, con una dolente chitarra a rifinire qua e là l’affresco sonoro con alcuni lievi ricami di melodia. Dave Rotten (Avulsed, Christ Denied, Putrevore) canta con un growl volutamente chiuso e ciondolante, con il chiaro intento di incrementare il senso di afflizione e di estrema fragilità emotiva che questo disco evoca già a partire dal titolo. Ad accompagnare tutto ciò, una batteria scarna ed asciutta detta il lento e solenne ritmo di queste sette lunghe composizioni. Parlando di punti di riferimento musicali, sembra proprio che i Famishgod non possano fare a meno di rivisitare le lezioni di Disembowelment e Winter, agganciandoci a tratti qualche parentesi leggermente più ritmata e ariosa in stile Hooded Menace. L’album, come accennato, denota un buon bilanciamento tra pesantezza e ricerca melodica: i riff portanti a volte risultano un po’ banali, ma tali passaggi vengono spesso “salvati” da un buon lavoro in sede di arpeggi. Da questo punto di vista, i Nostri hanno il merito di comporre arie che esprimono con gusto e delicatezza un senso di sconforto genuino. In effetti, “Roots…” è un album che riesce a farsi apprezzare spontaneamente, senza mai risultare posticcio. I brani seguono un po’ tutti la stessa formula, presentando dunque i medesimi alti e bassi, tuttavia i guizzi notevoli superano certamente i cali di tensione. Dopo anni trascorsi a suonare in band death e black metal ben più violente e indisciplinate, il polistrumentista Pako Deimler e il suddetto Dave Rotten rovesciano qui tutto il loro raccoglimento e la propria inquietudine, ottenendo risultati tutto sommato egregi. Che gli appassionati del filone non ancora sazi dopo l’arrivo dell’ultimo disco degli Inverloch drizzino quindi le orecchie: basterà forse il solo ascolto di tracce come “Bad Omen” e “Eternal Embrace” per convincersi della definitiva bontà di questo lavoro.

TRACKLIST

  1. Abyss of the Underworld
  2. Bad Omen
  3. Molested, Defiled, Disrupted
  4. Chamber of Chaos
  5. Eternal Embrace
  6. Lost Language of the Dead
  7. Mournful Sounds of Death
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