GARGANTUA – Avant-Propos

Pubblicato il 09/05/2016 da
voto
8.0
  • Band: GARGANTUA
  • Durata: 00:25:3
  • Disponibile dal: 02/28/2016
  • Etichetta:
  • Distributore:

Formatisi nel 2013 ma, come ci spiegano, rivelatisi al pubblico non prima di un anno di prove ed incontri, i francesi Gargantua sanno esattamente cosa fare per attirare l’attenzione dell’ascoltatore, e questo avviene senza proclami altisonanti o dichiarazioni programmatiche di chissà quale fattura su intenzioni od obiettivi, come spesso le band tendono a fare in autonomia o mediante promozione di terzi. No… semplicemente, mettendo l’EP dei Gargantua nel lettore, si rimane sin da subito folgorati nel seguire le evoluzioni del suono e dei brani (quattro per un buon venticinque minuti), spasmodicamente curiosi di sentire cosa il sestetto intenda dire o fare ogni minuto che passa. Sin dal pianoforte swing che apre il death à la Black Dahlia Murder di “A Delightful Sense of the Absurd” e che prosegue con encomiabile libertà espressiva tra sfuriate, riffing complesso ma groovy e fisarmoniche, ci accorgiamo di essere di fronte ad un combo che ha le carte in regola per fare grandi cose. Le doti tecniche sono di buon livello, e tutti gli strumenti si ritagliano parti che non si sovrappongono ma coesistono con palese sicurezza nei propri mezzi, così come la capacità di scrittura risulta fresca eppur complessa, intricata e insieme di fruizione globale come un dipinto puntinista, in cui una serie di segni apparentemente slegati l’uno dall’altro, visti da lontano, compongono un’immagine immediatamente riconoscibile ed apprezzabile. L’inserimento di sintetizzatori alleggerisce composizioni in ogni caso ben pesanti e strutturate come una mini-suite (“Threshold of Death Part I: Gutters” e “Threshold of Death Part II: Inherent Lunacy” sono quasi tredici minuti di andirivieni avant-garde, thrash-death melodico, blast beat, tempi sghembi, trionfo di strumenti inaspettati e parti alla Opeth dell’area prog) e non c’è un momento in cui ci si annoi, tra piroette e invenzioni, stop-and-go, cambi di genere e registro, il tutto senza risultare stucchevoli o fuori luogo, cosa che sarebbe stata di una facilità enorme in una situazione simile. Resta interessante capire se i Nostri riusciranno a gestire il tutto equilibrandolo in un full-length (che a questo punto aspettiamo con ansia) e… magari a qualche conservatore può far storcere il naso una tale commistione di idee, ma avercene di roba così.

TRACKLIST

  1. A Delightful Sense of the Absurd
  2. Threshold of Death part I : Gutters
  3. Threshold of Death part II : Inherent Lunacy
  4. Ne Mot Dire
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