Dei Grails stupisce sopratutto la capacità di sintesi ed elaborazione. La spontanetà con la quale construiscono e assemblano costruzioni post-rock strumentali favolose e dannatamente epiche, con una facilità apparentemente incomprensibile. Le canzoni dei Grails sono cavalcate cosmiche che non toccano mai terra: volano, fluttuano e si espandono gonfiandosi come le vorticose nubi di una tempesta sub-tropicale, carica di elettricità, correnti e boati tonanti. Ogni singolo capitolo di “Deep Politics” è un momento di riflessione, un piccolo squarcio di perfezione, di pura ascesi e catarsi musicale. Ogni canzone costruisce il suo piccolo mondo in una nicchia dell’universo tutta sua, e cresce, cresce, cresce, come una forma di vita che non vuole minimamente saperne di non esistere. I Grails non sono dei manieristi e sembrano non seguire alcuna regola, hanno semplicemente un orecchio fantastico per delle melodie e dei vortici sonori insuperabili per orecchiabilità e fluidità. Nulla delle loro canzoni ha uno spigolo, una crepa, un lato acuminato o un vicolo cieco. Tutto scorre e sguscia via con una facilità incomprensibile, dolcemente, fluido, incredibilmente pacifico, sfuggendo a tutto, ai metri, alla ritmica, ad ogni regola compositiva. Tutto cambia e evolve alla perfezione, incontenibile per qualunque regola. Anche i generi di riferimento fanno una gran fatica a contenere questo album. Se Pink Floyd, King Crimson e Yes e Van Der Graaf Generator sono delle bussole efficaci per capire la direzione del suono dei Grails, è anche vero che si rischia di prendere un abbaglio pauroso seguendo una pista sola. Innumerevoli le influlenze diverse che sgusciano da sotto il manto sonico di “Deep Politics”. Dal Kraut rock di Ash Ra Temple e Faust, allo space rock dei Captain Beyond, all’electro prog di Kraftwerk e Goblin, andando a finire fin nelle epiche e indimenticabili composizioni orchestrate di Ennio Morricone e Michael Niemann. Lavoro vastissimo ma incredibilmente semplice, che si digerisce come la più innocua delle tisane, e qua sta la sua magia. E la voglia di ricominciare da capo sembra non finire mai. Se avete il palato fine per per il prog rock più ambizioso e avvolgente e per certe sonorità “post” incentrate sulla delicatezza e la preziosità, questo album vi schiavizzerà. Occhio soprattutto alla penultima “I Lived Three Lives”, un capolavoro space-prog di proporzioni veramente cosmiche.
Informazioni Album
Durata: 00:46:42
Disponibile dal: 08/03/2011
Etichetta: Temporary Residence
Distributore:
Tracklist
1. Future Primitive
2. All The Colors Of The Dark
3. Corridors Of Power
4. Deep Politics
5. Daughters Of Bilitis
6. Almost Grew My Hair
7. I Led Three Lives
8. Deep Snow