GRAND FUNK RAILROAD – E Pluribus Funk

GRAND FUNK RAILROAD – E Pluribus Funk

Flint è una cittadina ubicata ad un tiro di schioppo da Detroit, nota recentemente ai più per essere diventata la cornice degli scottanti documentari curati dal regista Michael Moore. Alla fine degli anni Sessanta, in questo prolifico polo fortemente industrializzato, hanno preso vita i Grand Funk Railroad. L’unione delle forze tra il batterista Don Brewer, il chitarrista Mark Farner (entrambi provenienti dai Pack) ed il bassista Mel Schacher (reduce dall’esperienza con i Question Mark And The Mysterians) ha generato un sound unico e in un certo qual modo rivoluzionario. Il particolare moniker adottato dal gruppo deriva dalla linea ferroviaria Grand Trunk Western Railroad con quartier generale nella vicina Detroit, elemento ideale nel fungere da metafora per lo sferragliante magma sonoro profuso dai roventi amplificatori valvolari. Il power-trio del Michigan aggiorna ed eleva alla massima potenza la lezione impartita dalla Jimi Hendrix Experience e dai Blue Cheer, privandola dei consueti fumi psichedelici che hanno caratterizzato le loro produzioni e lasciando così spazio ad un’irriverente schiettezza lirico-musicale senza precedenti. Questo nuovo fenomenale gruppo esordisce davanti a centottantamila spettatori all’Atlanta Pop Festival, circostanza che gli permette di strappare un contratto con la potente Capitol Records e di rinchiudersi in studio per dar vita all’esordio intitolato “On Time”. Va da sé che i primi quattro long playing potrebbero entrare senza sforzo alcuno nella nostra rubrica de I Bellissimi, ma riteniamo che il qui presente “E Pluribus Funk” raggiunga lo status di inamovibile pietra miliare. Lontano dall’eleganza del rock progressivo, dall’hard rock ricco di citazioni barocche dei Deep Purple e dai paesaggi folkloristici tanto cari ai Led Zeppelin, il sound dei Nostri rappresenta un vivido e terremotante esempio di come suonare del roboante rock’n’roll saturo di groove e potenza, distante anni luce dai cliché esplorati sino ad allora. Presentato da un’iconica copertina che raffigura l’effigie dei tre musicisti scolpita su una moneta di argento, il disco contiene sette episodi egregiamente fotografati dalla produzione verace ma estremamente professionale di Terry Knight. Ai Nostri va il merito di aver fatto deflagrare tutta la propria irruenza all’interno di una serie di composizioni incastonate in un’apparente semplicità tecnico/compositiva. Tale illusione nasconde invece una notevole cura nel songwriting, fattore che emerge in maniera lampante dopo un paio di accurati ascolti. Appare doveroso evidenziare il gusto straordinario palesato da Schacher nei suoi ‘fill’ di basso (semplicemente uno dei musicisti più criminalmente sottovalutati nella storia della musica contemporanea) e l’immensa espressività forgiata dai vocalizzi intrisi di black music fino al midollo a cura di Farner, coadiuvato in alcune occasioni da Brewer. Non fatichiamo ad immaginare l’espressione di malcelato disgusto comparire sul volto dei critici amanti del cosiddetto rock di avanguardia, costretti loro malgrado a digerire un frastuono sonico degno del più selvaggio baccanale, accompagnato peraltro da liriche imperniate su temi socialmente impegnati come la guerra e la salvaguardia dell’ambiente. Pubblicato nel novembre del 1971 a soli sette mesi di distanza dall’ottimo “Survival”, “E Pluribus Funk” viene unicamente scolpito dal genio compositivo di Farner, autore di una serie di episodi che spaziano dall’incredibile onda d’urto generata da una torrenziale cascata di adrenalina in “Footstompin’ Music”, sino ad arrivare al drammatico epilogo della magniloquente “Loneliness”. Nel bel mezzo del nostro cammino ci imbattiamo in due poderosi anthem da stadio del calibro di “People, Let’s Stop The War” e “Save The Land”; mentre “Upsetter”, “I Come Tumblin’” e “No Lies” bilanciano in egual misura groove, pathos ed una brillante performance vocale da tramandare ai posteri. Vi consigliamo caldamente l’acquisto della versione rimasterizzata del 2002, disponibile a pochi euro nei portali e-commerce più popolari, nella quale sono incluse anche quattro eccellenti tracce dal vivo, ulteriore testimonianza di una band da (ri)scoprire senza alcuna riserva. Immensi.



Informazioni Album

Durata: 00:35:55

Disponibile dal: 03/11/1971

Etichetta: Capitol Records

Distributore:

Tracklist

1. Footstompin' Music

2. People, Let's Stop The War

3. Upsetter

4. I Come Tumblin'

5. Save The Land

6. No Lies

7. Loneliness


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  • Galilee Mater

    Ho un paio di dischi dei GFR, e forse uno è questo, non ricordo. La prima volta che li ascoltai ci rimasi secco. Bravissimi. Un hard rock blues pesante di caratura elevatissima. Son quei dischi che metti sul piatto e non li togli per settimane.

  • pasqualone

    sicuramente il migliore album dei grand funk

  • Nicola Furlan

    Drugo, è un piacere infinito leggerti! Farò mio questo album, a scatola chiusa…

  • Gennaro Dileo

    Grazie per la fiducia Nik! ;D