HELLETTRIK – Hellettrik

HELLETTRIK – Hellettrik

Nell’isola/quartiere di Hisingen, zona industriale della citta di Gotheborg, in Svezia, qualche anno fa è sbucata una realtà atipica (per quelle zone e in generale) dedita ad un hard rock vecchio stampo, influenzato dal blues. Sono i Graveyard, il cui più recente disco, “Hisingen Blues”, molto piacque a chi scrive. Adesso parrebbe che una simile realtà abbia deciso di sbucare anche da noi qui in Italia, per coincidenza pure su un’altra isola, la Sicilia per la precisione. Questi Hellettrik infatti, pur toccando sonorità diverse e avendo un approccio strumentalmente distante da quello del combo di Gotheborg, i Nostri ce li richiamano in diversi punti, soprattutto dal punto di vista del risultato globale: un disco di rock sanguigno, viscerale, denso di passione e dannatamente affascinante. Il terreno in cui affondano le mani i tre membri degli Hellettrik è il medesimo: il rock delle origini quello donatoci dai Led Zeppelin affinché in seguito i successori potessero impastarlo e plasmarlo a propria immagine e somiglianza, qui sporcato e reso ancora più passionale da reminiscenze blues da ghetto degli stati del sud e da ancora altre sonorità, più moderne e forse addirittura ‘alternative’. E’ musica, quella contenuta in “Hellettrik”, che si basa sul coinvolgimento piuttosto che sulla tecnica, sul colpire subito al segno piuttosto che sulla lunga distanza; musica che mostra i propri punti forti nel buon coinvolgimento emotivo (soprattutto a livello di assoli e linee vocali), in una gran coesione a livello di band e ovviamente nella forte fruibilità dei pezzi. Musica semplice che, a ben vedere, non si inventa niente di nuovo, sia ben chiaro, ma la scelta di affondare le mani più profondamente nelle radici del rock, e di associare al denso e fertile terreno che ci si ritrova sulle dita l’intensità del blues più viscerale si rivela azzeccata, come è possibile apprezzare sui pezzi migliori del lotto, “Flight Of The Colt”, bellissima soprattutto nell’emotivo assolo e nell’affascinante linea vocale e “End Of Choice”, altro esempio di come la passione possa tradursi in musica usando anche solo poche note. Le altre canzoni si rivelano anch’esse valide, seppure non sugli stessi livelli delle due già citate, e facciamo particolare menzione della strana intro “Downtown” e delle sue chitarre in slide, così come degli otto minuti dell’epitaffio finale “End The Line”, canzone lunga che però non annoia. Un album quindi carino, ma soprattutto coinvolgente, lontano dal metal ma pienamente rock, adatto a tranquille serate sul divano con una bottiglia di whisky (possibilmente anch’esso dagli Stati del Sud) per passare una quarantina di minuti scarsi in compagnia dei propri pensieri e appunto di buona musica. Consigliato più che altro a chi apprezza già i sopra citati Graveyard, a coloro che fanno dei Led Zeppelin la propria bandiera e a quanti hanno apprezzato la sperimentazione spinta e la registrazione low-profile di “Road Salt One” dei Pain Of Salvation (qualche pezzo qui ci ricorda la loro “She Likes To Hide”). Oppure solo a chi pensa che l’hard rock possa anche mischiarsi a qualcosa d’altro e non debba per forza essere solo una copia di AC/DC o Aerosmith.



Informazioni Album

Durata: 00:38:39

Disponibile dal: 25/10/2012

Etichetta:

Distributore:

Tracklist

1. Downtown

2. Your Mind

3. Flight Of Colt

4. Ready

5. Something New

6. Leave The Town

7. End Of Choice

8. Under The Line


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