HELREIDH – Fragmenta

HELREIDH – Fragmenta

Un gradito ritorno quello degli Helreidh, progressive band italica che aveva cominciato a calcare il mercato discografico durante il centro degli anni di formazione della scena musicale power/prog italiana, alla fine degli anni ’90, dunque. Dopo due dischi di buona qualità, usciti rispettivamente nel 1997 e 2001, degli Helreidh si sono invece perse le tracce, a seguito del loro abbandono della scena stessa, lasciata poi nelle mani di Labyrinth, Empty Tremors, Time Machine e di tutte quelle altre realtà progressive che, negli anni a venire, hanno poi contribuito a forgiarla ed alimentarla fino ad oggi. E proprio adesso, a distanza di una decina di anni, la formazione lombarda torna da noi con questo “Fragmenta”, nuovo album nel quale troviamo un interessantissimo e ben fatto riassunto di quanto successo in questi anni di assenza, e che ci mostra una band che ha ancora una sorprendente quantità di cose da dire e da mostrarci. Il progressive è ancora la matrice di partenza per gli Helreidh, come si evince chiaramente dalla complicata struttura delle canzoni stesse e dalla durata media elevata, ma accanto a questa imprescindibile matrice troviamo altri importanti e preziosi input, provenienti dal metal sinfonico e dalle branche più eleganti e meno radiofoniche del metal melodico; per un risultato che mostra un invidiabile equilibrio tra complessità prog, orecchiabilità e impatto. Dopo la breve intro “Exordium: Fragmenta” ci troviamo subito al cospetto di “In Hoc Signo Vinces” pezzo dal sapore fortemente progressivo influenzato in maniera nemmeno tanto velata dall’approccio riflessivo e ragionato dei Vanden Plas: il pezzo ci colpisce fin da subito per la classe e per la buona alchimia strumentale anche se inizialmente fatichiamo un po’ ad abituarci alla voce morbida di Max Bastasi, sicuramente intonata e dalla timbrica interessante, ma forse poco incisiva almeno su questo brano. La successiva “Ex Visionibus… Fatus” non fa molto per spostare il tiro… sono sempre le costruzioni progressive a farla da padrone in questi dieci minuti di brano, anche se cominciamo a registrare una maggiore presenza dell’elemento sinfonico e di quello melodico, elementi questi che portano la canzone ad avvicinarsi alla musica di Savatage e Kamelot, ancora però spinta al limite sotto l’aspetto della complessità strutturale. Il brano si rivela comunque arricchito da queste importanti iniezioni di altri generi, e dopo diversi ascolti comincia a prendere una sua definita personalità nella mente dell’ascoltatore. La ballad “Orfeo’s Lament” nella sua classica struttura invece ci convince da subito ma, più importante, ci fa da messaggera di un imminente svolta nell’album… l’influenza di band dal più ampio respiro si affaccia prepotente sul pentagramma, mentre profumi di Seventh Wonder e Mind Key si mischiano ai sapori dei già citati Kamelot. I Dream Theater marchiano a fondo la parte strumentale e di accompagnamento di “Exile (We Mot Delen Alto)”, con l’intro del capolavoro “Voices” ripresa pari pari e riproposta in diversi momenti di questo lungo pezzo. Sarebbe però un grandissimo errore considerare questo grande brano come una scopiazzatura della band di Petrucci, considerato che è proprio con questa “Exile” che il disco comincia a decollare veramente. Le chitarre sono mostruose, in particolare nel vibrante assolo finale, mentre il cantato è finalmente appieno amalgamato nella struttura strumentale; la coesione della band ne risente positivamente, rendendo il pezzo fruibile anche a fronte dei suoi sette minuti, densi di cambi di tempo. “Shades Of My Untimely Autumn” è un pezzo quasi acustico che ci richiama alla mente i Poverty’s No Crime, altra band meno conosciuta che come i Nostri trae nutrimento dalle sonorità progressive pur mostrandosi declinata verso altri generi. “Zep Tepi”, altro pezzo da novanta, sa molto di Shadow Gallery complice la partecipazione di Gary Wehrkamp, mentre la finale “Congedum” è il degno epitaffio strumentale di un album che prende veramente il volo nella sua parte centrale. Siamo stati molto indecisi sul voto finale da dare, combattuti tra i due cervellotici e poco coinvolgenti capitoli iniziali e la stupenda parte centrale, ma siamo convinti che il giudizio posto in calce sia rappresentativo di un album con picchi veramente elevati, ma che non mantiene gli stessi livelli per tutta la sua non indifferente durata.



Informazioni Album

Durata: 00:45:24

Disponibile dal: 09/11/2012

Etichetta: Pure Steel Records

Distributore: Andromeda

Tracklist

1. Exordium: Fragmenta

2. In Hoc Signo Vinces

3. Ex Visionibus....Fatus

4. Orfeo´s Lament

5. Exile (We Mot Delen Ato)

6. Shades Of My Untimely Autumn

7. Zep Tepi

8. Congedum: Whispers From Outer Space


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