HIGH PRIEST OF SATURN – High Priest Of Saturn

HIGH PRIEST OF SATURN – High Priest Of Saturn

Il cuore degli anni Settanta pulsa con vigore nel petto di questa band norvegese. E se non fossimo al corrente delle generalità anagrafiche dei Nostri potremmo senza dubbio osar dire che vengono diritti da un passato glorioso in cui gli ampli valvolari, la marijuana e l’LSD erano tutti elementi sinergici e indispensabili alla creazione di quei flussi sonori opprimenti, magmatici, ripetitivi e ipnotici che sono alla base dello psychedelic rock. Gli High Priest Of Saturn per veicolare il loro intrippatissimo messaggio musicale partono infatti direttamente dagli anni Sessanta più inaciditi; da Hendrix, dai Doors, dai Cream, da Janis Joplin… e poi via, girano la boa dei Settanta in pieno trip lisergico abbracciando i Blue Oyster Cult, i Blue Cheer, i Sabbath, gli Hawkwind e i Captain Beyond come fossero una sorta di ricettario sacro, una bibbia stilistica insostituibile. Da questo background d’altri tempi nasce il flusso sonoro degli High Priest Of Saturn. Un flusso ininterrottto di feedabck, di riffoni fumosi e catramosi che strisciano come una nebbia soffocante. Ritmiche al limite del comatoso e un downtuning esageratissimo sono poi i due elementi sostanziali che i Nostri hanno poi praticamente abusato per realizzare una forma stilistica inconfondibile nel rock e nel metal, una forma che negli anni è cambiata davvero poco e che ha mantenuto una integrità incredibile, forse l’unica che suona oggi come suonava allora e che è ancora in grado di catapultarci con la mente direttamente a quarant’anni fa, in un regno analogico e lisergico ormai perso e che solo certe formule musicali oggi, come questa dei norvegesi – sono in grado di riprodurre e replicare. I Nostri comunque non ripudiano mai del tutto il presente e la modernità, e come visto nel caso di altre band molto affini affidatesi alle conturbanti voci di una frontwoman eccentrica e carismatica – come per esempio Witch Mountain, Subrosa e Castle – anche gli High Priest Of Saturn sono stati in grado di dinamizzare ancor più la loro proposta scrollandosi di dosso quella patina di revivalilsmo e tradizione che non sempre giova alla freschezza e all’appetibilità di proposte così retrò e nostalgiche. Se la sezione strumentale e le chitarre non brillano dunque per chissà quale modernità stilistica o intraprendenza formale, annegate e impantanate come sono nel loro stesso feedback e ipnotizzate praticamente da sè stesse, splende invece di una luce tutta sua la voce della frontwoman Merethe Heggset, che grazie a delle line vocali sinuose, sinistre e maledettamente sensuali è riuscita ad avvolgere l’intero impianto musicale della sua band in una conturbante nube di fascino. Fanno eco alle voci il lavoro splendido svolto dalla stessa Heggsetd dietro la tastiera dell’organo Hammond, grazie al quale questo disco omonimo è riuscito ad avere una spinta indispensabile sul lato del dinamismo e della creatività; spinta che, alla fine, anche se non sempre con risultati eccelsi, è riuscita comunque a salvaguardare la mobilità musicale del lavoro che, nonostante uan staticità praticamente ipnotizzante, si ascolta con piacere.



Informazioni Album

Durata: 00:41:26

Disponibile dal: 23/03/2013

Etichetta: Svart Records

Distributore:

Tracklist

1. Protean Towers

2. Kraken Mare

3. Crawling King Snake

4. On Mayda Insula


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