HIM – Tears On Tape

HIM – Tears On Tape

E’ inutile negarlo, l’attesa per il nuovo lavoro degli HIM era notevole per tutti coloro i quali non si sono mai lasciati scappare i prodotti sempre interessanti dell’act finnico, giunto all’ottava fatica in studio. Erano tre anni che praticamente non sentivamo più parlare di loro, ed anche il loro sito ufficiale, praticamente cancellato dalla faccia della terra, aveva contribuito a formare in noi un senso di rassegnazione al peggio (per non parlare dell’imprescindibile ciofeca “SWRMXS”, cioè i remix di “Screamworks”). Ma Ville Valo & company non sono stati con le mani in mano, ed hanno scritto e confezionato “Tears On Tape”, ovvero tredici pezzi per quaranta minuti di ‘love metal’, come loro amano definirlo, nella più pura tradizione. Le chitarre grasse ed iperdistorte di Lily sono ancora al loro posto, insieme alle tastiere sempre presenti di Burton, per non parlare della voce inconfondibile e sempre protagonista del buon Ville, che si conferma performer abile ed interpretativo, anche se alle prese con un innegabile calo nella voce, ovviato da una impostazione parzialmente mutata. Ma parliamo dei pezzi: complessivamente buoni, ma che impallidiscono letteralmente se confrontati con la storia gloriosa della band. La pleonastica intro “Unleash The Red”, insieme alla successiva “All Lips Go Blue” sono un esempio di come il mestiere non sempre lasci spazio all’urgenza artistica, trasformando l’esperienza musicale in una mera merce d’intrattenimento tout court, senza particolari concessioni alla profondità emotiva. Meglio con i pezzi seguenti, su cui svettano “I Will Be The End Of You” e la title-track, dalla melodia pianistica in pieno stile HIM, calibrata tra malinconia ed oscurità. Da notare inoltre la citazione mascherata di “A National Acrobat” dei Black Sabbath nel riff centrale di “Love Without Tears”. “Into The Night” si fa notare per un inedito incedere ritmato per sfociare in un ritornello sicuramente vincente, così come accade per la successiva “Trapped In Autumn”. Altro intermezzo rumoristico di dubbia utilità, a cui seguono le poco ispirate “No Love” e “Drawn & Quartered”, altri ostacoli incontrati sulla nostra strada. Come se non bastasse abbiamo il terzo (!) intermezzo rumoristico (“Lucifer’s Chorale”) che ha il solo scopo di innervosirci e, permettetecelo, di sentirci lievemente presi in giro. Perchè se su tredici pezzi abbiamo ben quattro pezzi di questo tipo (anche la conclusiva “Kiss The Void” altro non è che un loop di suoni), della durata media di poco più di un minuto, qui la spiegazione è solo una: le idee scarseggiavano, e invece di perdere tempo a scrivere i soliti filler, ci si è arrangiati registrando rumori vari, senza impegno alcuno. Ci riprendiamo almeno con l’ultima song completa, “W.L.S.T.D.”, davvero ben scritta e suonata, molto potente nei suoni e nelle melodie. A conti fatti ci ritroviamo in mano nove pezzi, di cui solo cinque sono interessanti, e comunque nessuno così valido da far gridare il miracolo. Per dovere di cronaca segnaliamo la presenza dell’edizione contenente sette versioni ‘live in studio’ dei classici della band, reinterpretati alla luce della nuova ‘forma vocale’ di Valo. Ora attendiamo la prova del palco, per testare e certificare l’effettiva validità e forma di un album, e di una band, lievemente appannati. E non sapete quanto ci costa ammetterlo.



Informazioni Album

Durata: 00:40:57

Disponibile dal: 30/04/2013

Etichetta: Razor & Tie

Distributore: Universal

Tracklist

1. Unleash the Red

2. All Lips Go Blue

3. Love Without Tears

4. I Will Be the End of You

5. Tears on Tape

6. Into the Night

7. Hearts at War

8. Trapped in Autumn

9. No Love

10. Drawn&Quartered

11. Lucifer's Choral

12. W.L.S.T.D.

13. Kiss the Void


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  • Wildcat

    Love metal di stà ceppa.

  • http://www.facebook.com/jlanius1 Giacomo Bellini

    Io invece l’ho trovato molto godibile.. troppi filler rumoristici, su questo siamo daccordo (salvo solo Lucifer’s chorale che ha un chè di “noise alla Sunn O)))” molto interessante) ma nettamente meglio di Screamworks. Ho risentito finalmente quella malinconia che li rese grandi in passato e che in Screamworks (a parte forse in “ode to solitude”) non vi era traccia. Un incrocio tra venus doom, dark light e love metal.. insomma io lo consiglio a tutti i fan della band. Ultima cosa, i pezzi w.l.s.t.d. e into the night sono degli autentici capolavori di questo genere a mio avviso :) Mio personalissimo voto 8.5…. Peace & love m/