IN FLAMES – Clayman

Pubblicato il 01/01/2000 da
voto
7.0
  • Band: IN FLAMES
  • Durata: 00:44:00
  • Disponibile dal: //2000
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Audioglobe

Il death metal furioso ed incalzante, così come le connotazioni folk del sound dei primi anni, incominciano lentamente a dileguarsi dall’impronta che gli In Flames vogliono dare alla propria musica, e “Clayman” è pieno protagonista di questa mutazione in atto. Le composizioni del quinto full-length del combo svedese, nonostante siano ancora ascrivibili senza dubbio al death metal, sono per la maggior parte grandi sequenze di riff debitori degli Eighties (rivisti in chiave moderna, ovvio), alternati a partiture acustiche, queste ultime però non più di deriva folk, e/o a passaggi più moderni. Peggiorata clamorosamente la resa visiva del prodotto, tramite un artwork scadente (giusto un giochino per bambini l’effetto ottico della cover), la qualità di registrazione di “Clayman” è di elevatissimo standard, fin troppo pulita e limpida, mentre abbondano sia gli effetti vocali utilizzati da Fridèn, sia il programming di Charlie Storm. Inoltre, l’album in questione vede finalmente il vocalist occuparsi in solitario delle lyrics, queste ultime cupe, disperate e pregne di tristezza come mai erano state in passato. Due opposte composizioni si segnalano fin dal primo ascolto come particolarmente riuscite e piacevoli: “Pinball Map” si dipana in maniera veloce e nevrotica, fino alla solita esplosione melodica all’altezza del chorus (per inciso, uno dei migliori in assoluto proposti dagli In Flames), seguita da un potentissimo breaking riff e da un bell’assolo; la seconda song è “Only For The Weak”, vero e proprio saltellante hit da stadio, al cui ritmo si è costretti a battere il piede, oltre che a sognare lontano durante il solo epicissimo. Il platter, poi, presenta un terzo cavallo da battaglia, ovvero la title-track, altro brano sempre eseguito dal vivo e che Fridèn interpreta estremizzando il suo nuovo, acido screaming. “Square Nothing” e “Satellites And Astronauts” sono molto simili e, a parti pacate, ricche d’arrangiamenti, fanno seguire bordate melodiche notevoli, ideale evoluzione di quelle che erano state “Ordinary Story” e “Zombie Inc.”, presenti su “Colony”. Al cospetto di tali brani, l’opener “Bullet Ride” passa un attimo in secondo piano, pur essendo meritoria di plauso e discreta summa del contenuto dell’intero lavoro, con un Peter Iwers a suo agio nel far pulsare rumorosamente il basso. Mentre “…As The Future Repeats Today” si fa apprezzare per le ritmiche coinvolgenti e per gli arrangiamenti ancora azzeccati, l’accoppiata “Brush The Dust Away”/”Swim” si segnala per l’ottimo lavoro di Svensson alle pelli e per le vittoriose melodie, in particolare il roboante rifframa della seconda. Christopher Amott degli Arch Enemy è l’ospite di lusso di questa tornata e suo è il lavoro solista alla chitarra in “Suburban Me”, canzone che precede la conclusiva “Another Day In Quicksand”, caratterizzata da una sorta di ritorno ad un death più abrasivo e tecnico. Nonostante i pezzi non siano affatto malvagi e si tratti comunque di un disco più che decente, chi scrive assegna a “Clayman” la palma di “peggior disco degli In Flames”, sebbene esso rappresenti l’ultimo, decisivo tassello, atto a suggellare la lenta scalata della band al successo di scala mondiale. Successo che porterà gli scandinavi a scelte decisamente criticabili…

TRACKLIST

  1. Bullet Ride
  2. Pinball Map
  3. Only For The Weak
  4. ... As The Future Repeats Today
  5. Square Nothing
  6. Clayman
  7. Satellites And Astronauts
  8. Brush The Dust Away
  9. Swim
  10. Suburban Me
  11. Another Day In Quicksand
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