INTERVALS – The Shape Of Colour

Pubblicato il 16/01/2016 da
voto
7.5
  • Band: INTERVALS
  • Durata: 00:36:42
  • Disponibile dal: 04/12/2015
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Prima di parlare di “The Shape Of Colour” crediamo sia legittimo e doveroso fare una sintetica panoramica su chi sono questi Intervals: nati della mente creativa del chitarrista e compositore Aaron Marshall, nel 2011, questi canadesi si sono fatti notare nella scena djent con due EP completamente strumentali, e un full length, invece, in cui il bassista Mike Semesky decise di passare dietro al microfono, ruolo già di sua competenza nei Raunchy. Gli Intervals diedero quindi alla luce un album di debutto che li fece conoscere ad un pubblico abbastanza numeroso, complice anche una serie di tour intrapresi in compagnia di band ormai di riferimento per la scena progressive come Protest The Hero, Between The Buried And Me, Periphery, Tesseract. Nel 2014 però, purtroppo (o per fortuna?) il gruppo si sfalda e rimane il solo Aaron, che però decide di rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo. Nel frattempo il suo nome ha iniziato a circolare nel circuito musicali e Aaron Marshall è diventato una figura abbastanza conosciuta nell’ambito progressive moderno e non è di certo un caso se questo “The Shape Of Colour” vanta fior fior di collaborazioni. Dietro alle pelli troviamo seduto un certo Travis Orbin dei Periphery, al basso un signore che si chiama Cameron McLellan dei Protest The Hero e tra le altre collaborazioni troviamo anche il nome di Leland Whitty (BadBadNotGood). “The Shape Of Colour” è un album, manco a dirlo, completamente strumentale, dove Marshall si occupa di tessere continuamente melodie chitarristiche di ogni genere, mettendo in bella mostra una capacità tecnica strumentale semplicemente pazzesca. Con tutte le dovute proporzioni e le precisazioni del caso, dire che Aaron Marshall potrebbe divenire un nuovo Joe Satriani o un nuovo Steve Vai potrebbe non essere una totale eresia. E’ ovvio che stiamo parlando di generi, e anche tempi, completamente differenti (oggi, però, gli stessi nomi quanta fatica farebbero per emergere ed ottenere risultati analoghi?), e quasi sicuramente gli estimatori più oltranzisti degli artisti sopra menzionati avranno un attacco di orticaria ma, oggettivamente, parliamo di una proposta che, almeno nelle intenzioni, ricalca proprio quanto di buono è stato fatto dei guitar hero più celebri del metal nei loro anni migliori. Chitarre parlanti e cantanti, melodie con sfaccettature dai colori più sgargianti e disparati, esplosioni di luce e cambi di atmosfera conditi da slavine di note fosforescenti e cangianti, tappeti di diteggiature in tapping che si slanciano su ritmiche rimbalzanti e astruse, innesti jazzati con interventi di sax, brani tutto sommato corti e mai dispersivi, anzi, diremmo quasi concisi e sbrigativi nel loro sbattere in faccia tutte le sensazioni possibili in 3/4 minuti di media. Canzoni (con la “c” maiuscola) terribilmente frizzanti, divertenti, concitate, talvolta toccanti e struggenti, urgentissime e al contempo catchy, memorizzabili, fischiettabili persino, che rimangono letteralmente incise dentro alla corteccia cerebrale dell’ascoltatore che, una volta arrivato alla fine del disco, sente l’impellente necessità di premere ancora una volta il tasto ‘play’. “The Shape Of Colour” è un album che può accontentare ed ampliare gli orizzonti agli ascoltatori più giovani e allo stesso tempo potrebbe far comprendere a quelli più legati alla tradizione che tra queste nuove leve non ci sono solo degli “smanettoni” che pensano soltanto a suonare il più veloce possibile, ma ci sono anche artisti, come Aaron Marshall, che in quello che fanno ci mettono il cuore… E quando ciò accade, si sente.

TRACKLIST

  1. I'm Awake
  2. Sure Shot
  3. Fable
  4. Sweet Tooth
  5. Black Box
  6. Slight of Hand
  7. Meridian
  8. Libra
1 commento
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