JAMES LABRIE – Impermanent Resonance

JAMES LABRIE – Impermanent Resonance

Scrivendo la recensione di “Impermanent Resonance”, nuovo lavoro firmato James LaBrie, ci viene subito alla mente la stringata frase promozionale presente sull’annuncio pervenuto in redazione: ‘il nuovo lavoro segue la direzione musicale del precedente’. Un po’ stringato, forse, il buon James in questa frase, soprattutto considerando che nelle note promozionali solitamente si cerca di spingere il prodotto esaltandone le qualità; ma dobbiamo però ammettere che almeno in questo caso la frase risulta quantomeno calzante. “Impermanent Resonance” è la diretta continuazione di “Static Impulse”, una continuazione sottolineata oltre che dalla musica anche dalla copertina, una versione più dark e psichedelica di quella precedente, e dal titolo, il quale che contrappone i concetti di ‘static’ e ‘impermanent’, affiancandoli a termini fisici quali ‘impulse’ e ‘resonance’. Tutto uguale dunque trai due album? Be’, tutto uguale non possiamo proprio dirlo, ma è sicuramente più facile trovare punti in comune tra questi due dischi che non nel resto di tutta la discografia solista del cantante statunitense. Le coordinate di “Impermanent Resonance” sono quindi quelle previste: un metal moderno e aggressivo eppur melodico nelle intenzioni, dalla mentalità aperta e pronto ad accettare input che arrivano tanto dalla scena progressive quanto da quella djent o dal death melodico di marca svedese. Il drumming dinamico e carico di groove di Peter Wildoer è ancora protagonista, ponendosi come eclettica e indispensabile base per le chitarre ribassate del nostrano guitar hero Marco Sfogli; tutto questo a supporto delle vocals del Nostro le quali, pur mantenendo un approccio sempre basato sulla melodia e sull’orecchiabilità dei ritornelli, mostrano comunque la manifesta voglia di sperimentare e di uscire dagli schemi dell’immagine che con venticinque anni di carriera con i Dream Theater si è venuta a creata intorno a lui. Sono dodici le canzoni incluse in questo album, tutte di relativamente breve durata, ma ben costruite e ancor meglio eseguite, nelle quali si trova facilmente traccia di tutto quanto parlato finora. L’opener “Agony” si apre con l’aggressività brutale che contraddistingueva anche l’opener di “Static Impulse”, col growl di Wildoer a rubare la scena alle linee più soft di LaBrie; mentre le influenze djent che abbiamo citato prima si colgono invece chiaramente nelle chitarre e nella pulita produzione che ricorda il sound rifinito ed industriale di Misha Mansoor e dei suoi Periphery. I brani si alternano velocemente grazie alla ridotta durata e non stancano, rimanendo anzi facilmente in testa, come mostrato dalle belle “Undertow” e “Holdin On”, veri manifesti del LaBrie attuale, così in equilibrio tra melodie tradizionali e aggressività modernista. Non tutto qui è però all’insegna del solo metal moderno ed elettronico: a richiamarci alla mente echi non tanto velati di un James ancora a proprio agio con partiture melodiche e ragionate ci pensa la ballad “Say You’re Still Mine”, il cui dolce pianoforte ci riporta appunto a sonorità più classiche, senza però mai avvicinarsi troppo al territorio Dream Theater. L’impressione che abbiamo adesso, a tre anni di distanza da quello “Static Impulse” che aveva colpito l’attenzione della critica con sonorità allora inaspettate, è che la squadra compositiva stretta dal cantante Canadese con gli amici Peter Wichers e Matt Guillory sia destinata a durare a lungo. Non tanto perché le composizioni presenti su questi album siano particolarmente geniali, o particolarmente innovative, ma più che altro per il fatto che è il cantante stesso il primo a sembrarci veramente a proprio agio. Non possiamo quindi che prendere atto di questa prepotente affermazione di una personalità così diversa da quella posseduta dal singer all’interno della band madre, ed apprezzare un album che, relativamente al genere di appartenenza, risulta sicuramente interessante e ben fatto.



Informazioni Album

Durata: 00:49:45

Disponibile dal: 29/07/2013

Etichetta: Inside Out

Distributore: EMI

Tracklist

1. Agony

2. Undertow

3. Slight of Hand

4. Back on the Ground

5. I Got You

6. Holding On

7. Lost in the Fire

8. Letting Go

9. Destined to Burn

10. Say You're Still Mine

11. Amnesia

12. I Will Not Break


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  • Alberto Biffi

    Uno dei cantanti + sopravalutati della storia. Monocorde come un gatto in calore, espressivo come Keanu Reeves e dalla presenza scenica algida ed incolore. Ha avuto il culo di suonare nei DT, altrimenti ci sarebbero centinaia di cantanti + bravi e talentuosi di lui.

  • http://www.giventorock.com/ Given to rock

    Prova a registrare Images & words e Awake, poi ne riparliamo.

  • Beretta Mario

    Non vorrei fare il solito intransigente, e mi scuserà il recensore, ma credo che LaBrie sia originario di Toronto e newyorkese di adozione: non mi pare, quindi, c’entri molto con Boston…..
    Sopravvalutato? Non so…. Forse si, forse no… I fatti dicono che è il cantante dei Dream Theater da quasi 25 anni e che la sua voce oltre a contribuire all’esplosione della band (Images and Words sarebbe stato lo stesso con Charlie Dominici alla voce…..), ne è diventata ormai uno dei caratteri distintivi

  • Pasqualone

    Alberto che sei l’incarnazione di Metalitalia di Ricciardo Benzon :) sei uguale: LABBBBBBRIIII TE C’HAI LA VOCE MELODDDICAA LABBRIII è INUTILE CHE FAI TANTO ER MEDALLARO E POI CANTASSE DUE VORTE EN MANIERA DIVERSA!!! è PERCHè C’HAI IN PARTE I MOSTRI CHE TE PUOI PERMETTE STE ROBE!

  • Bredz

    e invece ti ringrazio, perchè mi hai segnalato l’errore. Lo sapevo bene, la confusione è saltata fuori da una ‘correzione multipla’… nella frase parlavo del ‘cantante della progressive band di Boston’, ma era superinvoluto, e quindi accorciando, è rimasto il refuso.

    Grazie ancora and stay metal!

  • Alberto Biffi

    Risposta intelligente. Quindi il partecipare ad un disco, che è opera di un collettivo t rende un mostro. Quindi, Paulo Jr, bassista dei Sepultura, che ha registrato Arise e Chaos AD tra gli altri, è un mito e gran bassista. Mh.si si. Nel metal si ragiona per Dogmi. Sei membro fondatore? eri nella line up del concerto mitico di Wembley? noooo fantastico! Sei un musicista bravissimo che non ha mai avuto la fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto? Sfigato. LaBrie è bravo. ovvio che lo è. solo che è EONI distante dagli altri. Pensate forse che Image And Words con alla voce…bho…John Arch non sarebbe stato lo stesso? O ..bho…Roy Kan…o altri 1000 cantanti? La riprova è che Labrie quando canta qualcosa che esulsa dai DT è una chiavica. VEdi i concerti tributo a THE NUMBER OF THE BEAST, MASTER OF PUPPETS o le cover i Elton JOnh e Pink FLoyd. non è versatile, non è potente. é il MIchael Bolton del MEtal. Poi che abbia partecipato a dischi fenomenali non lo mette in dubbio nessuno! Xò, imparate a ragionare con le orecchie e non solo con il cuore. Ci sono cantanti italiani famosi e meno noti (senza scomodare i “soliti noti”) mille volte + bravi di lui. Lo ricordo ad un concerto all’idroscalo, oltre 10 anni fa. Fece tante di quelle stecche che Blaze Bayley nel tour di X FACTOR all ex Palatrussardi, in confronto era Pavarotti.

  • Alberto Biffi

    Infatti Benson ha ragione. é pittoresco. fa ridere, è un personaggio, è ridicolo, ma ne sa + di 1000 recensori messi insieme.

  • http://www.giventorock.com/ Given to rock

    Ma che cacchio hai scritto?

  • Pasqualone

    ovviamente ha ragione pensa che a me i Dream Theater in sè fanno cadere i coglioni.

  • Alberto Biffi

    Si spe…3 o 4 birre e torna tutto come prima…

  • bisturi

    è inutile girarci intorno : labrie è un grande cantante ma non adatto per un gruppo come i dream theater! io la vedo cosi…in I&W ha fatto un lavoro perfetto, pure in Awake, ma il sound dei DT orami è troppo vario, difficile credo per chiunque rapportarsi vocalmente alla loro “forma canzone”, tant’è che secondo me l’album in cui riuslta maggiormente a suo agio è quel meravigliosamente sottovalutato Follow To Infinity: canzoni più pop, più morbide, più adatte alla sua voce…

  • Bredz

    “falling into infinity”…

  • bisturi

    si scusa ma è stato prima del primo caffè

  • Bredz

    LOL… ti capisco, io ero in avanti di un caffè :-D dai, spero che adesso siamo 1-1 con la vitale caffeina giornaliera!

  • bisturi

    si ora siamo 1-1 ma il mio è delle macchinette dell’ufficio, quindi la botta di vita non cel’ho per la caffeina ma per il rischio di cagarmi adosso

  • Misko

    Mi piace questo album. Decisamente ispirato. Come c’è scritto nella recensione, LaBrie sembra molto a suo agio e probabilmente dà il meglio di sè.