LACUNA COIL –Delirium

Pubblicato il 24/05/2016 da
voto
7.5
  • Band: LACUNA COIL
  • Durata: 00:44:50
  • Disponibile dal: 05/24/2016
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Sony

I Lacuna Coil hanno cambiato di nuovo abito. E non diciamo ‘hanno cambiato volto’, o ‘hanno cambiato faccia’, perché ciò non rappresenterebbe il concetto che vogliamo trasmettere. Cambiare volto implica infatti un cambiamento anche di personalità, l’assumere sembianze diverse, il voler essere qualcun altro… e saremmo certamente fuori strada, in quanto personalità e volto dei Lacuna Coil sono entrambi ancora lì. Per contro, un bel vestito su una piacente signora può far molto, esaltando alcuni aspetti, nascondendo qualche difettuccio e magari mostrando qualcosa di stuzzicante senza rivelarlo del tutto… un’immagine più sottile, se vogliamo, questa che abbiamo dipinto, e di sicuro molto più adatta al qui presente “Delirium”. Un album infatti che può essere visto come un nuovo, inedito, vestito per la band meneghina, un abito che va a posizionarsi nell’armadio tra gli eleganti gioielli di cristallo di “Shallow Life”, i vaporosi e intriganti veli neri di “Dark Adrenaline” e la provocante e aggressiva mise del recente “Broken Crown Halo”.  E, non ci giriamo più intorno, con questo vestito l’aspetto attuale dei Lacuna Coil colpisce duro, e non solo agli occhi. Tira colpi anche alla mascella e allo stomaco, colpi forse che non vedremmo male nemmeno se sferrati da band molto più estreme, quali gli Slipknot, o forse addirittura alcuni Seps, quelli degli album più modernisti. E’ proprio dal pentagramma di queste band che sembrano infatti provenire le idee base per canzoni come la tirata “Ghost In The Mist”, già sentita come terzo singolo qualche settimana fa, o l‘altrettanto feroce “The House Of Shame”, la prima bordata offerta da Coti Zelati e compagni ai malandati padiglioni auricolari dei propri fan, più di un mese fa. Ma dicevamo nuovo vestito e non nuovo volto, e infatti chi aveva apprezzato le atmosfere più radiofoniche di “Shallow Life” può trovare punti di riferimento precisi nella ammiccante title track “Delirium” o nella fumosa e opaca (in senso buono) “Downfall”, la quale riporta sapori anche del nostro favorito e oscuro “Dark Adrenaline”. Curiose influenze elettroniche si possono trovare in altri passaggi, quali nella ruvida “Blood, Tears And Dust”, mentre sinistre e nostalgiche aperture verso un passato più remoto della band (leggi “Karmakode”) si rinvengono specificatamente in quelle parti affidate alla voce della Scabbia, cosa che avviene ad esempio all’altezza di “Broken Things”,  solida testimonianza di come su questo disco il motore sia sempre lei, la brava Cristina, ma di come stavolta il timone – colui cioè che fissa la direzione cui andare – sia piuttosto il sodale Andrea Ferro. Ancor più lugubre delle compagne di scaletta risulta poi l’introduzione alla oscura “Take Me Home”, canzone che altro non rappresenta che un momento più melodico e ‘tranquillo’ per l’album, mantenendo però ipotetiche persiane ben serrate, per precludere l’accesso all’album al benchè minimo raggio di luce. E quindi, con un album che vive di oscurità, eteree vocals volutamente più diafane del solito, cupi growl, e massicci muri di chitarre, la più discussa tra le band tricolori segna il suo ottavo sigillo. Un vestito, dicevamo, sicuramente appariscente e deciso nello stile, da non mettere tutti i giorni forse, ma dal sicuro risultato anche solo a una prima occhiata.

TRACKLIST

  1. The House Of Shame
  2. Broken Things
  3. Delirium
  4. Blood Tears Dust
  5. Downfall
  6. Take Me Home
  7. You Love Me Cause I Hate You
  8. Ghost In The Mist
  9. My Demons
  10. Claustrophobia
  11. Ultima Ratio
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