LAMB OF GOD – VII: Sturm Und Drang

Pubblicato il 28/07/2015 da
voto
9.0
  • Band: LAMB OF GOD
  • Durata: 00.48.07
  • Disponibile dal: 24/07/2015
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Ci si rende conto dell’importanza delle cose che si possiedono quando all’improvviso, senza anticipazione alcuna, si rischia di perdere tutto. La rivelazione per i Lamb of God arriva all’accusa di omicidio e durante il successivo periodo di incarcerazione del frontman Randy Blythe, che spezza un percorso di continuità artistica con pochi eguali costringendo la formazione di Richmond a sfiorare la bancarotta. Affrontare processo e detenzione a testa alta ci aiuta a tratteggiare la figura di Blythe, personaggio spigoloso ed autentico, al contempo onesto e dagli ideali profondi. Sotto quest’ottica la lunga pausa di riflessione imposta ad un gruppo al tracollo finanziario assume un senso preciso: corrisponde all’unico modo per far sì che il processo di scrittura del nuovo album potesse avvenire fuori dai radar, senza pressioni mediatiche mai desiderate. Nella gestione di questi delicatissimi momenti i Lamb Of God dimostrano di essere una vera band, lontana dalle logiche di brand che tengono in vita un elenco infinito di formazione senz’anima, dove una/due persone gestiscono un nome noto cambiando collaboratori in totale deriva stilistica. Lo stesso titolo “VII: Sturm Und Drang” è facilmente un compromesso, un segnale superficiale che unisce le forti motivazioni artistiche di Blythe con le necessità terrene di fan base e resto del gruppo, che potrà riferirsi alla raccolta semplicemente come “7”. Il settimo capitolo non è però un disco di compromessi, emerge bensì come incredibile opera corale che porta alla luce un gruppo alla massima forma atletica, artistica e compositiva. A saltare all’occhio durante i primi ascolti è la varietà, ricercata duramente in “Resolution”, che risulta oggi più limpida, organica, rigogliosa. Parliamo ovviamente delle collaborazioni: Chino Moreno segna con toni molto personali e femminili una “Embers” da brividi, un intervento quasi inatteso che modifica prospettive note. Fa lo stesso Greg Puciato nella conclusiva “Torches”, inserendosi sugli spoken word di Blythe con melodici effettati (stile Zakk Wylde) prima dell’inevitabile sfogo in coda. Lo stesso Randy si esibisce a lungo nel cantato pulito nella riuscita “Overlord”, esperimento a sé con forti echi Alice In Chains anche dal punto di vista strumentale – una vera e propria sorpresa quest’ultima, considerando che dalla band di Jerry Cantrell i LOG prendono in prestito anche un talk box del tutto inedito (in “Erase This”). Quanto elencato è interessante, per qualcuno sorprendente, ma non è quel che determina la bontà del disco: fin’ora infatti abbiamo scritto soltanto del contorno. La forza di “VII” sta nella persistente e inattaccabile sostanza che costruisce un album maiuscolo in ogni singolo episodio. La mossa che avrebbe fatto qualsiasi band nelle medesime circostanze sarebbe stata quella di pubblicare un live o greatest hits, i Lamb Of God invece riescono a mettere insieme un album di inediti che allo stesso tempo allarga i propri orizzonti e sintetizza la propria essenza agli apici di carriera, senza indietreggiare di un singolo passo. Ecco quindi risplendere l’incipit spezzacollo di “Still Echoes”, il groove caratteristico di “Erase This” (che ci riporta alla grandezza di “Laid To Rest”) , il thrash metal di “Anthropoid” e “Delusion Pandemic” . “Footprints” spinge la sezione ritmica al limite, mentre “512” e “Engage The Fear Machine” dimostrano le capacità di songwriting a una più bassa velocità di crociera. A chi pensava che l’esperienza giudiziaria potesse essere cannibalizzata vengono tirati un paio di tozzi di pane (solo due canzoni trattano di temi correlati), come ennesima dimostrazione di integrità. Chi scrive spera non ci sia più bisogno di sottolineare le maestranze tecnico-strumentali dei singoli componenti, la caratura della coppia d’asce Mark Morton/Willie Adler, il dominio del batterista Chris Adler o il carisma del frontman Randy Blythe, tutti alla vetta delle rispettive categorie. “VII: Sturm Und Drang” visto nella linea cronologica del gruppo, in coda a un percorso di costanza disarmante, è un vero e proprio capolavoro, una pietra miliare nel cammino di una formazione al vertice della condizione e senza ombra di dubbio un punto di riferimento all’interno del metal contemporaneo. Considerando la diffidenza e il preconcetto che sinora li ha relegati ad un Alcatraz da Palco B, è decisamente ora che venga riconosciuto anche in Italia.

TRACKLIST

  1. Still Echoes
  2. Erase This
  3. 512
  4. Embers (feat. Chino Moreno)
  5. Footprints
  6. Overlord
  7. Anthropoid
  8. Engage the Fear Machine
  9. Delusion Pandemic
  10. Torches (feat. Greg Puciato)
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