LENTO – Anxiety Despair Languish

LENTO – Anxiety Despair Languish

Italia e post metal, per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi, finiscono ancora per andare a braccetto. Sembra quasi inutile sottolineare come, anche in questo caso, i risultati ottenuti siano più che soddisfacenti, a maggior ragione se a scendere in campo sono i padroni indiscussi della scena (se così possiamo definirla), ovvero i capitolini Lento. Piace fin da subito l’approcio ad “Anxiety Despair Languish” e piace, soprattutto, il modo in cui il disco viene pensato ed interpretato da questi abili plasmatori di sonorità monumentali. ‘Ricerca’ è la parola d’ordine: una ricerca sempre filtrata nello scheletro sonoro della formazione romana, onesta e totalmente coinvolta in quello che, all’alba del quarto studio album, può essere definito come un percorso artistico intimista, ma anche molto saggio e intelligente. Ed ecco che il distacco dal precedente “Icon” prende forma, portando alla realizzazione del lavoro più compatto mai composto dalla band, dove l’apparente semplicità dei brani mette in mostra uno spettacolo tanto lineare quanto variegato sotto il profilo del songwriting. Una produzione ben inquadrata è solo la ciliegina sulla torta di un lavoro che non lascia certo spazio al caso: le tredici tracce proposte godono di un anima pulsante diversa l’una dalle altre; tuttavia, se le si prende tutte insieme, divorando l’ascolto in un sol boccone, si finisce presto per tessere le lodi di una continuità qualitativa non proprio comune in questo genere di ascolti. Risulta semplice farsi catturare dall’odissea creativa messa in mostra dai Lento, bravi a intrigarci con i pachidermici muri sonori delle tre chitarre e con alcune novità meravigliosamente introdotte: dalle marcate contaminazioni post-rock di alcuni pezzi (“The Roof” e “My Utmost For His Highest” su tutte)  alle soluzioni ben più “infiammate” presenti qua e là tra i singoli brani – sentitevi la malignità di un pezzo come “Questions And Answers” o gli epici giri di chitarra della titletrack. Nel complesso, la robustezza strutturale degli esordi viene conservata, ma, rispetto ai suoi predecessori, “Anxiety Despair Languish”, oltre ad essere meglio assemblato, viene spremuto e sfruttato al massimo in quelle che sono tutte le sue possibilità, facendo sì che a gudagnarci siano l’efficacia dei singoli brani – facilmente memorizzabili – e una fluidità d’ascolto mai sentita prima. Sarà interessante scoprire come la band proseguirà in questo nuovo capitolo della sua carriera, distaccato dagli esordi e finalmente privo del fantasma ingombrante di colleghi illustri quali Isis o Pelican. Lasciamoli fare.



Informazioni Album

Durata: 00:40:51

Disponibile dal: 26/10/2012

Etichetta: Denovali Records

Distributore:

Tracklist

1. Glorification Of The Chosen One

2. Death Must Be The Place

3. Questions And Answers

4. Blackness

5. Anxiety, Despair And Languish

6. The Roof

7. Years Later

8. A Necessary Leap

9. Underbelly

10. Blind Idiot God

11. Inwards Disclosure

12. Unyielding , Unwavering

13. My Utmost For His Highest


Link

Ultimi contenuti correlati

Consulta l'archivio per: LENTO

I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti degli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.

  • http://www.facebook.com/edoardo.delprincipe Edoardo del Principe

    Cosa abbiano di Post Metal i Lento lo devo proprio capire, che cosa assomigli il loro sound a quello di pelican ancor più, sono sempre stati una band Doom con influenze Sludge per le parti più aggressive, e manco tanto “moderni” visto un sound si personale ma old school…

  • http://www.facebook.com/filippocaino.apostata Filippo Caino Apostata

    i pelican je spicciano casa ai lento…
    gran disco, vero salto di qualità rispetto ai primi due. non vedo l’ora di rivederli dal vivo.

  • Dave

    che sound!!spettaccolo!! grande album!!!
    bravi ragazzi continuate cosi!!!

  • Thomas Ciapponi

    @facebook-1200561732:disqus appena lo scopri spiegalo anche a me. Ocio che non li ho mica paragonati
    ai Pelican (sono d’accordo che i Lento i Pellicani attuali se li
    mangiano) anzi, la frase conclusiva è messa lì proprio per contestare
    questi paragoni unsense e superflui.

  • MattiaAlagna

    questo, a differenza dei primi due, alquanto derivativi, e’ piaciuto anche a me. finalemnte hanno imboccato la loro strada, pare.