LUSTMORD – The Word As Power

LUSTMORD – The Word As Power

Il Re è tornato. Il dio indiscusso di tutto ciò che è nero, ultraterreno e atmosferico. Il sommo sacerdote di un cerimoniale immenso che si compie con regolarità da oltre trent’anni è di nuovo fra noi con una sua nuova, immane, immonda e stupenda liturgia. Brian “Lustmord” Williams è il dio indiscusso del dark ambient, e il motivo è molto semplice: è ormai divenuto un artista estemporaneo. Williams è un chirurgo dell’oscurità che ormai ha travalicato generi, scene, mode e confini geografici e temporali. E’ uno che viviseziona il suono e l’inconscio dell’uomo da tre decenni e che ha vissuto – e contribuito a – le più avanguardistiche evoluzioni musicali e lavorato con le entità più disparate, da Robert Ritch e Greame Reavell, ai Melvins, dai Tool, ai Thribbing Gristle, dagli Isis a Jarboe. Ha fatto musica per videogiochi, per il cinema e per l’industria pubblicitaria. Ha prestato le sue doti in talmente tanti campi che quando arriva il momento per Lustmord di pubblicare una sua opera di inediti a suo nome, questa mostra una magniloquenza, una conoscenza della materia sonora e una enormità compositiva che solo trent’anni di esperienze, investigazioni e sperimentazioni possono portare. Lustmord è un pioniere, e il dark-ambient senza di lui probabilmente neanche esisterebbe come lo conosciamo oggi (se non affatto), e nonostante tutto il musicista inglese riesce ancora e ancora, ad ogni uscita, a ridefinirne i confini e a spingere il genere in territori nuovi e inaspettati. Il capitolo precedente a questo nuovo “The Word As Power” – lo sconvolgente “[ O T H E R ]” uscito niente di meno che per la HydraHead di Aaron Turner – vedeva Williams riscoprire le sue origini “diaboliche” (quelle di “Heresy” e di “The Monstrous Soul”, entrambi usciti agli inizi degli anni Novanta), quando il Nostro musicista aveva iniziato ad interessarsi alla Church of Satan e a maneggiare suoni occulti e diabolici. Quel lavoro trasmetteva sensazioni di orrore e paura, i suoni erano ultraterreni e malefici, intrisi di lamenti e pianti infernali che materliazzavano visioni terrificanti delle porte dell’inferno. “The Word As Power” invece rimette Lustmord sul sentiero delle origini, sui suoi passi più cinematografici ed evocativi. Senza perdere nulla delle sue trame crepuscolari e angoscianti, Lustmord è stato abilissimo nel non ripetersi e a creare un lavoro che stavolta ammette anche la luce, e non solo le tenebre. E la presenza di luci nuove e diverse dal nero hanno permesso a Williams di elaborare un discorso atmosferico più epico e astratto e molto meno ovvio. Grazie all’imperante presenza di cori femminili – opera di Aina Skinnes Olsen e Jarboe – “The Word As Power” si mostra come un lavoro più leggendario ed epico, in cui il male non regna più sovrano ma si scontra con il bene in una guerra tra titani. L’epicità del lavoro, soprattutto nelle parti crollai, a tratti è tale che sembra quasi di sentire i Dead Can Dance in preda a un pieno trip lisergico. Vengono evocati i meandri più bui dell’inferno ma anche regni leggendari persi tra le nuvole, pilastri e colonnati giganti che ornano l’ingresso a città leggendarie, liturgie inconoscibili, cerimoniali titanici svolti da antiche civiltà perdute o da inconoscibili civiltà aliene. La sostanza non cambia però, come nel caso dei precedenti lavori “satanici” e malvagi di Lustmord, anche al cospetto di questo lavoro più ampio e polisemantico, l’uomo nella sua piccolezza si sbriciola di fronte ai mondi immensi eretti dal Nostro. Chiudere gli occhi e approcciare il lavoro con delle cuffie decenti significa arrendersi e consegnare la propria umanità nelle sue mani. Solo finito l’ascolto o interrotto lo stesso, torniamo in possesso delle nostre carni e della nostra anima. La musica di quest’uomo ha il potere di renderci minuscoli e insignificanti al suo cospetto, è questa una cosa mostruosa. Un esempio su tutti? “Abbaddon”, traccia simbolo del lavoro le cui vocals sono appannaggio niente di meno che di Mr. Maynard James Keenan in persona. Un oblio di magniloquenza, non ci sono altre parole. Quale altro artista dark-ambient o comunque appartenente al mondo dell’underground sperimentale potrebbe permettersi il lusso di avere sul proprio operato le vocals di uno dei cantanti più osannati e venerati del rock contemporaneo? Appunto. Artista ormai leggendario, e questo un suo ennesimo altrettanto leggendario ritorno.



Informazioni Album

Durata: 00:58:31

Disponibile dal: 08/07/2013

Etichetta: Blackest Ever Black

Distributore:

Tracklist

1. Babel

2. Goetia

3. Chorazin

4. Grigori

5. Andras Sodom

6. Abaddon

7. Y Gair


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