MAMMOTH GRINDER – Underworlds

MAMMOTH GRINDER – Underworlds

I Mammoth Grinder, lo dicono fin dal nome, hanno fame di picchiare duro, portando avanti la propria musica con la stessa foga di un pachiderma preistorico impazzito, braccato da beceri cacciatori primitivi. Stiamo parlando di una realtà d’oltreoceano ancora poco conosciuta, attiva dal 2005 con una folta schiera di EP, Split e un paio di full-length la cui ultima testimonianza risale al 2009, anno di pubblicazione di “Extincion Of Humanity”. Quattro anni sono passati e dei Mammoth Grinder nessuno pare sappia niente: la band si è mossa nell’ombra, lontana dai riflettori e ben salda a quel secco ed arido territorio underground texano, libera da ogni vincolo nel proprio progetto di fiera distruzione musicale. Poco male, a giovarne è “Underworlds”, disco che piove addosso come una scarica di meteoriti imprevedibili, urgentissimo nella sua espressività tanto genuina quanto efficace, moderno nei suoni pur mantenendo una coesione di fondo che va ricercata, ad esempio, nell’hardcore-crust dei Disfear. Parliamo, appunto, di hardcore punk elementare e “bastardo”, spesso raggiunto da certe veemenze swedish o rallentamenti sludge che donano alla tracklist un avvelenamento sonoro letale, a conclusione di una miscela esplosiva, dedicata a chi riesce a divertirsi e ad esaltarti senza particolari pretese tecniche o progressive. Un disco che funziona proprio perché semplice e suonato con la grandissima foga di chi vuole buttare giù i muri, breve nella sua durata (solo ventotto minuti) ma intenso in ogni sua singola canzone, dieci in totale, tutte quante delle potenziali hit immediate, riconoscibili fin da subito per la fresca ispirazione del mai banale guitar work di Chris Ulsh. Siamo lontani anni luce da brutalità fini se stesse o da rasoiate simil speed-thrash efficaci ma destinate a non lasciare molto in termini di sostanza. Quella dei Mammoth Grinder è una pesantezza sonora votata alla corposità delle ritmiche, all’alternanza tra parti serrate e acquitrinose digressioni in midtempo, portando i brani a susseguirsi l’un l’altro con la disarmante naturalezza riscontrabile, ad esempio, nell’accoppiata “Cogs In The Machine” e “Roperide”. Non ci sono macchie in una pubblicazione come “Underworlds”, né particolari colpi di genio o innovazioni di alcun tipo (per questo il voto finale sarà contenuto): ai classici tormentoni estivi il cui scopo è quello di rendere succubi le persone con i citofonati ritornelli imbarazzanti e di farle ballare come pecore su una spiaggia, questa è la risposta ideale in termini di intrattenimento e lobotomizzazione mentale. Farne a meno, ora, è dura.



Informazioni Album

Durata: 00:28:13

Disponibile dal: 23/07/2013

Etichetta: 20 Buck Spin

Distributore:

Tracklist

1. Underworlds

2. Wraparound Eyes

3. Revenge

4. Paragon Pusher

5. Barricades

6. Cogs in the Machine

7. Roperide

8. Breeding

9. Born in a Bag

10. Moral Crux


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