MOTORHEAD – Overkill

MOTORHEAD – Overkill

La seconda parte degli anni ’70 è stata un periodo storico caratterizzato da una serie di eventi più o meno fortuiti, che ha dato vita ad un nuovo anno zero per la musica rock. Nel giro di poche battute, alcuni eroi del progressive come King Crimson, Yes e Van Der Graaf Generator, e dell’hard rock, quali Uriah Heep, Led Zeppelin e Deep Purple, sono passati dallo status di geniali compositori a quello di vecchie scoregge. Questo oltraggio va imputato ad un gruppo di individui poco raccomandabili, che nel biennio 1976/1977 ha dato vita ad una rabbia iconoclasta riassunta in un unico termine: punk. Sex Pistols, The Damned, Crass e mille altri hanno scagliato la loro bomba atomica prima di autodistruggersi nel giro di qualche mese. Ma il danno oramai era stato fatto e, di conseguenza, il rock ha iniziato a spezzettarsi in molteplici sotto generi, ideati inconsapevolmente da alcune nuove leve che in seguito sarebbero diventate degli autentici miti. In questo contesto storico è opportuno analizzare un long playing come “Overkill”, un disco letteralmente esplosivo e che vanta un songwriting incredibilmente maturo. L’illustrazione della copertina è affidata al giovane artista Joe Petagno (l’artefice del celebre ‘Snaggletooth’), il quale compie un lavoro egregio nel raffigurare il contenuto presente nei solchi del vinile. Dal lavoro traspare un’energia pazzesca ed un affiatamento estremamente palpabile tra i membri del gruppo, galvanizzati dalla bontà del materiale composto in fase di scrittura. In cabina di regia troviamo l’esperto produttore Jimmy Miller (colui che ha dato vita ai monumentali “Sticky Fingers” ed “Exile On Main Street” dei Rolling Stones), il quale ha avuto il difficile compito di amalgamare il chitarrismo ruspante di ‘Fast’ Eddie Clark al monolitico wall of sound saturo di distorsioni e tonalità alte eruttato dal basso Rickenbacker di Ian ‘Lemmy’ Kilmister. Al contrario di quanto molti possano aspettarsi, “Overkill” vanta al suo interno un incredibile ventaglio di sfumature, che spaziano dal tortuoso e terremotante tour de force scaturito dalla title track all’alienante quotidianità urbana narrata dal breve testo dell’oscura e riflessiva “Metropolis”. “No Class” e “Damage Case”, invece, sono a tutti gli effetti due incredibili hit single: schiette come un cazzotto in faccia ma insaporite da linee vocali dotate di un gran gusto melodico. La caratteristica ugola di Lemmy, impregnata di alcool e sigarette, narra con disincanto esperienze di vita vissuta in “Capricorn”, mentre l’incedere ruvido ed energico di “Stay Clean”, “I’ll Be Your Sister” e “Limb From Limb” – dettato dal drumming essenziale ma efficace di Phil ‘Philthy Animal’ Taylor – aggiornano e amplificano il caldo vibe del vecchio hard rock. Questa line-up non riuscirà più a ripetersi a questi incredibili livelli con i tre successivi (seppur buoni) studio album e dovremo attendere ben otto anni prima di assistere ad un nuovo miracolo con “Orgasmatron”; ma quella è una storia ben diversa, scritta da una formazione completamente stravolta. “Overkill” è fondamentale.



Informazioni Album

Durata: 00:35:15

Disponibile dal: 24/03/1979

Etichetta: Bronze

Distributore:

Tracklist

1. Overkill

2. Stay Clean

3. (I Won't) Pay Your Price

4. I'll Be Your Sister

5. Capricorn

6. No Class

7. Damage Case

8. Tear Ya Down

9. Metropolis

10. Limb From Limb


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  • Kalo

    8 anni???E Bomber dove lo mettiamo? e Ace Of Spades?

  • fabiostarchild

    beh, in effetti non parliamo mica di dischetti…però in ultima analisi di poco inferiori ad Orgasmatron e parecchio sotto Overkill

  • DiscipleOfTheWatch

    Ma Another Perfect Day non piace proprio a nessuno? Comunque secondo me l’unico un po’ sottotono di quegli anni è il travagliato Iron Fist, poi de gustibus.
    Però su Overkill siamo d’accordo, gran ripescaggio e mio disco preferito dei Motörhead!

  • magnum.88

    storia del metal…per i miei gusti però è ancora troppo acerbo…gli preferisco ace of spades o rock ‘n’ roll….