MY DYING BRIDE – A Map Of All Our Failures

MY DYING BRIDE – A Map Of All Our Failures

I My Dying Bride non muoiono mai e, soprattutto, difficilmente deludono. Arrivati ormai all’undicesimo capitolo in studio – si intenda: undicesimo full-length album di inediti – la domanda che sorge spontanea all’approcciarsi all’ennesimo nuovo lavoro è se ancora una volta gli albionici riusciranno a tenere alta l’attenzione su di loro e a fornire una prova degna del loro nome. Avvisaglie di belle speranze, per la verità, c’erano già state negli ultimi anni, con le release atipiche di “Evinta” e “The Barghest O’ Whitby”, pubblicazioni volte, oltre che a fornirci nuova musica, anche a testimoniare come l’ora quintetto di Halifax abbia ancora voglia di progredire, sperimentare e stupire. E quindi si arriva con estrema curiosità all’assimilazione di questo “A Map Of All Our Failures” che, fin a partire dal titolo, acquista un’apocalittica epicità e una decadenza che si perde in secoli di marciume umano. ‘Una mappa di tutti i nostri fallimenti’, dicono i Bride, e in questi giorni e mesi di torpore e squallore umanistico non ci sarebbe venuto davvero slogan migliore per declamare le schifezze imperanti nel nostro mondo. Si riparte dunque, tralasciando le succitate pubblicazioni, da “For Lies I Sire”, un album assestatosi su buoni livelli, con un paio di ottimi episodi, che però probabilmente non ha presentato la longevità voluta. Per il nuovo disco, invece, Aaron Stainthorpe e compagni – ancora senza un batterista ufficiale e con il violinista/tastierista Shaun MacGowan al debutto su full – ci riservano un lotto di canzoni particolarmente emozionali e toccanti, nelle quali i chitarristi Andrew Craighan e Hamish Glencross paiono sbizzarrirsi nella ricerca della melodia o del giro più struggente da comporre, in un susseguirsi di mood languidi e romantici, ma mai pacchiani o mielosi, bensì sempre cupi e dolceamari. Aaron canta prevalentemente in pulito, piazzando solamente qualche strofa growl nei tre brani più aggressivi della tracklist, ovvero l’opener “Kneel ‘Till Doomsday”, “A Tapestry Scorned” e l’ottima e cadenzata “Hail Odysseus”, in cui troviamo anche delle soluzioni vocali inedite per la Sposa, una sorta di coro estatico e marziale che ben caratterizza il pezzo citato. La riflessione pesante e oppressiva di “Like A Perpetual Funeral” arriva a ricordarci la maestosità doomish della band che, quasi catatonica e sonnifera, in realtà riesce a creare fughe sonore d’incredibile intensità e commozione. La palma di traccia migliore, però, la riserviamo a quello che sarà il singolo di “A Map Of All Our Failures”, ovvero “The Poorest Waltz”, un incedere straziante guidato dalle ispirate linee di Aaron e da un uncino melodico che, per struttura e partecipazione emotiva, ci rammenta vagamente il giro portante di “The Cry Of Mankind”; un vero capolavoro, oltretutto sorretto dall’onestissima prova di MacGowan al violino, che pare poter davvero prendere in mano lo scettro lasciato nudo dal ‘vecchio’ Martin Powell e abbandonato frettolosamente dalla meteora Katie Stone. Le ritmiche del ricomparso drummer Shaun Taylor-Steels (utilizzabile però solo in studio e non per i concerti) e della severa Lena Abé al basso, sempre più icona del temperamento My Dying Bride, sono puntuali e precise come al solito, in un impianto sonoro che non concede molto alle sorprese tecniche o stilistiche, ma che rivanga e rimescola le caratteristiche principali della Sposa trovando, in “A Map Of All Our Failures”, un’espressione immediata, emozionante e coinvolgente che quasi sotterra i precedenti tre lavori. In poche parole, è facile giudicare questo album il migliore del combo britannico dai tempi del masterpiece “The Dreadful Hours” in avanti. Lavoro superbo!



Informazioni Album

Durata: 01:04:10

Disponibile dal: 15/10/2012

Etichetta: Peaceville

Distributore: Audioglobe

Tracklist

1. Kneel ‘Till Doomsday

2. The Poorest Waltz

3. A Tapestry Scorned

4. Like A Perpetual Funeral

5. A Map Of All Our Failures

6. Hail Odysseus

7. Within The Presence Of Absence

8. Abandoned As Christ


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  • http://www.facebook.com/francesco.z.castellini Francesco ZuccaSpappolata Cast

    SIII NON VEDO L ORA DI VEDERLI A MILANO!!!!

  • http://www.facebook.com/francesco.z.castellini Francesco ZuccaSpappolata Cast

    SIII NON VEDO L ORA DI VEDERLI A MILANO!!!!

  • Syward77

    Da quel poco che ho sentito credo mi deluderà, la scelta fare un passo indietro, sia stilistico sia di suono (la produzione è da demo) non mi piace. L’EP fu l’antipasto e l’avvertimento dunque i nostalgici impazziranno io no.
    Inoltre MacGowan suona scolasticamente, tastiere e violino da tempo non le sentivo così lineari, ok non è Martin Powell però più creatività. Ma credo sia voluto proprio per un stile primi anni 90.

  • Marco Gallarati

    Guarda, io credo che The Barghest O’ Whitby non c’entri proprio niente con questo disco, quindi per me nessun avvertimento. E’ vero che non innovano più niente da tanto tempo, ma ad esempio con ‘Evinta’ hanno dimostrato di non essere una band ‘spenta’. Semplicemente, quando devono comporre un disco regolare, preferiscono andare sul sicuro e variare le cose senza proporre grossi cambiamenti (parole di Aaron in prossima intervista).
    Su MacGowan: i fan in generale danno troppa importanza alla presenza del violino e delle tastiere. La band stessa dice di usarli solo se e quando servono. Per loro l’importante è che tutto sia in stile MDB. E questo è innegabile :p

    Cmq lo stile non è primi anni 90, non ci vedo questo gran ritorno al passato: ha un’atmosfera molto romantica e decadente, ma non ti saprei dire quale disco mi ricorda di più.

  • Syward77

    Punti di vista io basandomi sui brani che hanno postato Loro, ho trovato alcune affinità. Che i MDB hanno un loro stile questo non ci piove anche se in UK piove quasi sempre. Però ripeto a me i due brani mi hanno fatto ricordare i primi anni 90, un tuffo nel passato alla mia gioventù, sopratutto causa della produzione secca e sporca.

    Io non so gli altri fan ma parlo per me, non ho mai dato importanza alle tastiere/violino ma secondo me, il nuovo arrivato li suona (sempre basandomi da ciò che ho sentito), a livelli basilari. Da una band che ha sfruttato questi strumenti in modo Personale, sentirli così banali mi ha lasciato l’amaro in bocca.

    La prima volta dal 1991 che due brani dei MDB mi deludono.

  • Marco Gallarati

    Punti di vista, chiaro, infatti apprezzo il tuo :)

    Non so, il disco mi sembra uniforme, quindi probabilmente ti deluderà, però The Poorest Waltz mi pare quasi impossibile possa non piacere ad un fan di vecchia data.
    E’ che alla fine il violino, pur essendo una delle caratteristiche loro più peculiari, resta sempre uno strumento d’accompagnamento. Non sono pratico dello strumento, ma d’istinto direi anche io che lo sfruttano poco. Però poi so come la pensano e allora han ragione loro :)

  • kydos

    Grande rispetto e affetto per questo gruppo di depressi, la loro musica è sempre appassionata. Anch’io voto 8,5/10.

  • Syward77

    Sono si di vecchia data ma i miei gusti si sono sviluppati in una maniera che ora con i MDB attuali non vanno d’accordo. Capita. Ci sono stati degli album che hanno deluso dei miei amici, anche loro fan, questa volta è capitato a me pazienza.

  • Gasta

    I due pezzi che ho sentito finora (Kneel till Doomsday e Hail Odysseus) mi sono piaciuti parecchio. Spero sia un passo in avanti rispetto a For Lies I Sire (un po’ troppo deludente), e per ora credo proprio di poter sperare in tal senso. Non vedo l’ora di vederli live a dicembre!

  • panopticon

    come è possibile che su ticketone nn ci sono biglietti disponibili per il concerto ai magazzini generali, hanno gia’ fatto sold-out?? sperooo di noooo

  • leoleo17

    gruppo di depressi…… questa nn è male, mi ha fatto ridere di gusto.
    nn credo che in genere i poeti romantici siano allegri, eh???