NACHTMYSTIUM – The World We Left Behind

NACHTMYSTIUM – The World We Left Behind

Certo ne è passata di acqua sotto ai ponti dai primi lavori dei Nachtmystium, quando – parliamo di quindici anni fa ormai – un Blake Judd pittato da blackster incallito e bardato con croci rovesciate e borchie in ogni dove faceva uscire i primi lavori di questa band dedita ad un black metal oltranzista e primitivo. Dall’uscita dei due “Assassins” in poi, i Nostri hanno dato una svolta al loro sound rendendolo sempre più vicino a un certo progressive piuttosto che al black metal nudo e crudo, pur mantenendo sempre un’aura nera e malvagia vagamente Darkthroniana. Album dopo album, poi, i Nachtmystium sono divenuti sempre più una creatura esclusivamente “gestita” del loro frontman vocalist e chitarrista, personaggio molto controverso che, a causa di una conclamata tossicodipendenza, si è reso protagonista di gesta che definire discutibili è quantomeno un eufemismo, intascandosi (per sua stessa ammissione) i soldi delle vendite del merchandise della band – senza ovviamente inviare i prodotti acquistati – e arrivando persino alla sofferta decisione di sciogliere il gruppo… salvo poi ripensarci qualche mese dopo. Fino a pochi giorni fa, infatti, pareva proprio che questo “The World We Left Behind” fosse il canto del cigno, l’ultima opera di un artista in difficoltà che sceglieva di ritirarsi dalle scene musicali per risolvere definitivamente i suoi problemi con le dipendenze in generale. E difatti lo spirito del disco è particolarmente triste, nostalgico e malinconico anche per questo motivo, con episodi come la stupenda traccia conclusiva “Epitaph For A Dying Star” che parrebbe essere concepita proprio a mo’ di epilogo, ultima canzone del gruppo che lascia l’ascoltatore solitario al silenzio deprimente della fine del disco, con un senso di terribile amarezza, nonché alle prese con una sensazione di vuoto incolmabile e di perdita per qualcosa che non esisterà più. Stilisticamente “The World We Left Behind” non aggiunge nulla di realmente nuovo e non si discosta dalle coordinate e dalle innovazioni attuate in precedenza, mischiando un po’ tutti gli elementi e i punti di forza che hanno fatto la fortuna di questa band. Abbiamo dunque quelle acide atmosfere alla “Assassins pt. 2″, quasi plastiche, sintetiche e artificiose, rese ancor più particolari dalle graffianti urla di un Judd particolarmente ispirato e pregne dunque di quella sua tipica e disturbante verve maligna. E poi non potevano mancare le classiche cavalcate black metal di un pezzo, “Into The Endless Abyss”, così ipnotiche e arricchite da un tappeto di effetti che donano al brano un alone glaciale e disumano. Non mancano nemmeno episodi più controllati e intimi, come l’ispiratissima “In The Abscense Of Existence “, che sembra voler mettere in chiaro che i Nostri sono sia in grado di pestare forsennatamente sull’acceleratore che di controllare la marcia con cognizione di causa, mettendo in primo piano la loro capacità di saper scrivere belle canzoni. Quest’ultimo concetto è palesato ancor di più dal primo singolo estratto da questa release: “Tear You Down “, col suo inizio lento, quasi doom black, e le successive repentine sferzate di blast beat che praticamente costringono l’ascoltatore ad un headbanging furente e incontrollato. Pare quindi abbastanza palese come questo disco sia stato scritto con l’intenzione di racchiudere in un unico lavoro tutte le sperimentazioni che nel corso degli anni hanno caratterizzato la carriera del gruppo, e dobbiamo dire che il risultato finale è davvero pregevole e ci consegna una compagine consapevole dei propri mezzi, con un’identità molto forte e distinguibile e, soprattutto, con molte, moltissime cose ancora da dire. Di recente Blake Judd ha dichiarato che la band non si scioglierà, ma che “The World We Left Behind” rappresenta comunque la fine di un capitolo, in quanto i Nachtmystium cambieranno radicalmente direzione musicale; al momento non ci è dato sapere se questa sarà la scelta definitiva o se ci saranno ulteriori cambi di programma. Certo che, se l’ispirazione rimarrà quella che ha contraddistinto le ultime uscite discografiche, non si potrà che rimanere contenti. Non ci resta che aspettare fiduciosi e per in momento goderci questa release, che, con ogni probabilità, finirà di diritto in varie classifiche di fine anno.



Informazioni Album

Durata: 00:54:44

Disponibile dal: 05/08/2014

Etichetta: Century Media Records

Distributore: Universal

Tracklist

1. Intrusion

2. Fireheart

3. Voyager

4. Into the Endless Abyss

5. In the Abscense of Existence

6. The World We Left Behind

7. Tear You Down

8. On the Other Side

9. Epitaph for a Dying Star


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  • Markus

    solo 7.5?mah…

  • http://alekosoul.wordpress.com/ .:Alekos:.

    Credo non si debba sorvolare sul fatto che, rispetto al tutto sommato spento e regressivo “Silencing Machine”, “The World We Left Behind” appare invece connotato da un grande slancio vitalistico, suscitando termini quali redenzione, riscatto, rinascita… come confermano per altro le lyrics dell’iniziale “Fireheart”, manifesto della fenice che risorge dalle fiamme, e della successiva “Voyager”, altro brano autobiografico, costruito attorno all’idea dei rimettersi in piedi e continuare il proprio viaggio, per quanto duro possa essere…

  • ieoooh

    bello. bello bello