NIDSANG – Into The Womb Of Dissolving Flames

NIDSANG – Into The Womb Of Dissolving Flames

In un’annata ricca di soddisfazioni per le sonorità black metal più ortodosse (basti pensare ai comeback discografici di Sargeist e Tortorum) sentivamo la mancanza di un gruppo che si facesse portavoce della nera fiamma svedese, ultimamente nota solo per le gesta degli affermatissimi Watain e di realtà storiche come Marduk e Dark Funeral. Detto fatto, ecco giungere sulle nostre scrivanie questo “Into The Womb Of Dissolving Flames”, disco patrocinato dalla sempre attenta Pulverised Records e seconda opera sulla lunga distanza dei Nidsang, trio di Sundsvall sparito dalla circolazione nel 2008 dopo un promettente EP di due tracce. Sei anni sono trascorsi da allora, sei anni durante i quali la band ha affinato enormemente le proprie capacità, limato i difetti e conservato le energie in vista dell’opus satanico che stringiamo oggi fra le mani, opera che chiunque abbia a cuore la gloriosa scena black/death scandinava di metà anni Novanta farebbe bene a recuperare il prima possibile. Detto di una produzione spettacolare per il genere – curata nella nuova Mecca del black metal mondiale, i Necromorbus Studio di Stoccolma – l’album si apre con “Black Void Revelations”, traccia che nei suoi sette minuti di durata snocciola uno dopo l’altro tutti i principali trademark del gruppo: basso terremotante in primissimo piano, blast-beat come se piovesse, un lavoro di chitarra che mescola con scioltezza brutalità e melodie diaboliche, screaming esasperato dal più profondo dei gironi infernali; una partenza che lascia quasi di stucco, tanta è la foga con cui vengono aggrediti e martoriati gli strumenti, prontamente bilanciata da un finale carico di pathos e suggellato dal primo, splendido assolo del disco. E’ proprio questa alternanza, fatta di esplosioni di furia ieratica e parentesi atmosferiche dal sapore luciferino, il punto di forza di “Into The Womb…”, il cui incedere risulta tutt’altro che statico o poco dinamico, merito dell’ottima conoscenza della materia da parte dei Nostri e del modo sapiente con cui vengono gestiti i vari cambi di registro. Che si tratti di sfuriate laceranti (“The Gathering Shadows”) o di mid-tempo solenni e crepuscolari (“Layil”), il terzetto dà sempre l’impressione di essere a proprio agio, finendo per centrare clamorosamente l’obiettivo con la doppietta “Eschatonic Catharsis”/“Abysmal Origins”: magica e dannata la prima, lunga e articolata la seconda, al punto da ricordare alcuni episodi del celebre “Lawless Darkness”. Poco meno di quarantacinque minuti di musica che – tra Ondskapt e Watain, tra Setherial e Dark Funeral – restituiscono lustro e fascino al concetto di metallo nero. Speriamo solo non debbano trascorrere altri sei anni per godere nuovamente di tanta magnificenza.



Informazioni Album

Durata: 00:42:53

Disponibile dal: 21/07/2014

Etichetta: Pulverised Records

Distributore:

Tracklist

1. Black Void Revelations

2. The Gathering Shadows

3. The Burning Beyond

4. Layil

5. Veneration Of The Fiery Blood

6. Eschatonic Catharsis

7. Abysmal Origins


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  • Blessed are the sick

    Momentaneamente conosco solamente “Eschatonic Catharsis” e già ho appreso che vale la pena approfondire, grazie per la recensione.

  • vainamonen

    Finalmente delle degne pubblicazioni bm

  • Simone Picciau

    La parte finale dell’ultima traccia mi ha fatto venire in mente i Glorior Belli