NINE INCH NAILS – Hesitation Marks

NINE INCH NAILS – Hesitation Marks

Questo è un disco che va preso con le tenaglie. L’attesissimo ritorno sulle scene del monicker Nine Inch Nails, che sembrava aver chiuso i battenti definitivamente dopo l’epocale concerto al Wiltern Theater del 2009. Oscar alle spalle, dischi solisti e progetto How To Destroy Angels, il buon vecchio Reznor torna a produrre un nuovo halo della sua discografia targata NIN, che va a porsi dopo l’ultimo, e controverso, “The Slip”. Questa volta aiutato da una (quasi) nuova combriccola che vede schierati Atticus Ross e Alan Moulder in studio, il fido Rob Sheridan alla direzione artistica, Adrian Belew, Alessandro Cortini, Ilan Rubin alle chitarre, Joshua Eustis  alla batteria, Eugene Goreshter,  Lindsey Buckingham e il mitico Russell Mills per l’artwork. Abbandonata inoltre l’autarchia discografica, il tutto è sotto etichetta Columbia. Si arriva anche da un nuovo tour di ritorno sulle scene iniziato in Europa che li ha anche visti presenti lo scorso 28 agosto al Foum di Assago. Un tour che ha ricevuto pareri entusiasti in tutte le performance sostenute, trovando anche grandi appoggi proprio sui pezzi presentati in anticipo di questo “Hesitation Marks”. “Copy of A”, “Came Back Haunted” e “Find My Way” sono già infatti state presentate più volte in rete e in tutte queste esibizioni europee, risultando ottimi innesti in setlist degne dei tempi migliori. Come molti dei dischi precedenti, “Year: Zero” e “The Slip”, anche questo nuovo “Hesitation Marks” soffre la concorrenza delle performance live, dove il nome NIN è sinonimo di perfezione. Sentire questi tre brani dal vivo e poi sentirli da disco è come privarli della loro aurea sacrale, del loro spirito portante, della loro anima. Il minimalismo è stato certamente un tratto inequivocabile di tutta la produzione reznoriana, insieme con il suo senso melodico che affiora dai panorami industriali intessuti di decadenza, rumore ed elettronica. Ma è come se, tornando quasi all’essenzialità dei beat di “Pretty Hate Machine”, mischiata con l’attitudine quasi post-rock da colonna sonora dei lavori con Atticus Ross e How To Destroy Angels, si senta qualcosa di incompleto: quel qualcosa di speciale che ha sempre fluito nelle vene di ogni produzione targata Reznor. L’oscurità di cui sono intrise anche le colonne sonore di “The Social Network” e “The Girl With The Dragon Tattoo”, così come la decadenza elettronica di “Welcome Oblivion”. Questa è una versione ancora nuova, che prende dal panorama iniziale di “Pretty Hate Machine”, così come dagli episodi più moderni di “Year: Zero”. Un nuovo di punto di partenza. Pezzi come “All Time Low” richiedono pazienza per essere assimilati, e per comprendere questa visione di Nine Inch Nails ripulti, depurati, riabilitati. A detta di Reznor i tempi della depressione cronica e maledetta sono finalmente finiti e questo è un nuovo tipo di espressione della sua anima che è felice di avere. E che sentiva di dover (di)mostrare di nuovo. Per quanto parlare di pezzi deboli, quando sono targati Trent Reznor, è comunque cosa pericolosa, qualcuno potrebbe comunque additare brani come “Disappointed”, scialba nel suo incedere da programmatore di algoritmi da Silicon Valley, stanco ed annoiato, e “Everything”, a metà tra una party song e un qualcos’altro di non ben definito. Un po’ deludente se nella playlist dovesse, randomicamente, finire di fianco a “Head Like A Hole”, “We’re in This Toghether” o “The Hand That Feeds”. Momenti buoni ce ne sono eccome: “Various Methods Of Escape”, “I Would For You”, “In Two”, il trittico già presentato dal vivo e “While I’m Still Here”. Qualcuno potrebbe dire che i brani del disco non tengono testa al valore artistico dei precedenti lavori, sicuramente. Rischiano anche di far perdere quella fede incondizionata di cui gode il loro artefice. Ma se viene colta la prospettiva in cui guardare questo nuovo lato di espressione di Reznor, forse si potrà ancora apprezzare il suo talento. Non ti scoperà più come un animale, non reincarnerà più la depressione giovanile, riproponendo i fasti lirici di Joy Division o The Cure, non si batterà più per la diffusione pay-what-you-want per la musica, non fuoriuscirà dalle sue composizioni né una schitarrata industrial né un urlo perverso. Mr. Self Destruct è rievocato solo dalle magliette tarocche fuori dai palazzetti, mentre dalla posizione che occupa ora è tornato a chiamare la sua musica col nome Nine Inch Nails, a fare ottimi pezzi, che non sfigurerebbero in playlist radiofoniche d’oggigiorno, se ancora ce ne fossero di qualità. E’ tornato per se stesso, qualcuno dirà. E’ tornato per i soldi, diranno i più pragmatici. E’ tornato per i fan, diranno i più idealisti. E’ tornato. Questo è quanto. Avere un disco dei Nine Inch Nails tra le mani è ancora una soddisfazione. Giudicare un lavoro del genere immediatamente dopo la sua uscita è affare spigoloso e scivoloso. Difficile. Se dovessimo tentare questo giudizio, temerariamente ci sentiremmo di schierarci ancora una volta dalla parte del buon Trent. Ma stavolta non prostrandoci al suo cospetto, ma sorridendo amichevolmente, da vecchi amici che ne hanno passate tante insieme.



Informazioni Album

Durata: 61:50

Disponibile dal: 03/09/2013

Etichetta: Columbia

Distributore:

Tracklist

1. The Eater of Dreams

2. Copy of A

3. Came Back Haunted

4. Find My Way

5. All Time Low

6. Disappointed

7. Everything

8. Satellite

9. Various Methods of Escape

10. Running

11. I Would for You

12. In Two

13. While I'm Still Here

14. Black Noise


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  • ThyBlackHalo

    Bellissima recensione.
    Non vedo l’ora che mi arrivi…

  • 365chaosriddendays

    Il disco si fa ascoltare con piacere ed avendolo rivisto live a Milano ammetto che è sempre un piacere assistere alle gesta compiute da Trent e soci. Bella recensione, onesta verso i dischi precedenti e i “nuovi” Nine Inch Nails. Essendomi letto il libro “Niente mi può fermare” ho capito molte cose e infatti credo che il signor Reznor meriti di essere nuovamente accolto come si accoglie un buon vecchio amico. “Hesitation Marks” non sarà forse il miglior disco dei NIN comunque non è affatto male.

  • http://www.lastfm.it/user/ObscureMemories Kenai

    Ammetto che attendevo la vostra recensione e devo dire che la trovo una tra le più autorevoli tra tutte quelle che affollano il web. Il disco è un sunto di tutto quello che Reznor è stato ed ha passato, ha influenze dell’intera discografia dei NIN, prende qualcosa in prestito dalle atmosfere delle colonne sonore e quel sound minimale e minimalista degli How to Destroy Angels. Hesitation Marks non è bellissimo ma è un disco onesto e sincero, ben suonato, strutturato, arrangiato e perfettamente prodotto (tipico, quando c’è di mezzo il buon Trent). Ci sono comunque pezzi d’alta scuola (già abbondantemente citati dall’ottimo recensore) e, come dice l’utente 365chaosriddendays anche io consiglio, prima di avvicinarsi a questo disco, di leggere la monografia ‘Niente mi può fermare’ di Giovanni Rossi per comprendere appieno il percorso che ha portato fin qua.

  • http://www.lastfm.it/user/ObscureMemories Kenai

    Sono d’accordo in toto, bravo!

  • 365chaosriddendays

    Grazie, mi fa piacere che tu abbia apprezzato. A quanto pare, a parte il fatto che siamo due sostenitori dei NIИ probabilmente è un’asserzione quella di definire Trent Reznor e la sua “creatura” come una sorta di progetto da genio visionario, poi, personalmente ritengo che il sommo grado sia stato raggiunto con “The Downward Spiral” ma senza togliere nulla al resto, un saluto!

  • Massimo Merigo

    “Ilan Rubin alle chitarre, Joshua Eustis alla batteria”. Esattamente il contrario.

  • REG

    non sono d’accordo…il disco ha non so che di pop, commerciale e di INDUSTRIAL non hanno più niente di niente……l’ascolto è piacevole sicuramente….ma non sono più i NIN…sembra influenzato dai daft punk, depeche mode (non che mi facciano schifo), chimical brother e quant’altro…cioè dove so finiti i NIN di The Downward Spiral, With Teeth, The Fragile, Year Zero?…quelli si che erano un INDUSTRIAL con i controcoglioni, i migliori in assoluto del genere…e ora ascoltando Hesitation Marks mi cadono le braccia…

  • Abatny17

    Disco fantastico Hesitation Marks… cresce ascolto dopo ascolto. Una summa degli ultimi tre lavori, con vistosi richiami ai grandi classici. Incredibile e dettagliatissima la composizione di ogni canzone. Quando ti aspetti un ticchettio di synth, un riff schizofrenico od un ritmo ballabile… eccotelo lì, corposo ma minimale, freddo ma emozionale, tetro ed allo stesso tempo sonoramente accecante, come solo i NIИ possono essere. Direi che per me, questi lunghi 5 anni di attesa sono stati ripagati alla grande.

  • ThunderKiss91

    Alcune canzoni mi ricordano Prince… e non è assolutamente una cosa negativa.
    Un bel disco… non me lo aspettavo sinceramente.

  • Artemio Tartini

    ovviamente è una svista. Giustamente sottolineata.