ORNAMENTS – Drama

Pubblicato il 22/11/2016 da
voto
8.0
  • Band: ORNAMENTS
  • Durata: 55:30
  • Disponibile dal: 18/11/2016
  • Etichetta: INRI
  • Distributore:

“Ed ora, Efesto, / compier tu devi gli ordini che il padre / a te commise: a queste rupi eccelse / entro catene adamantine stringere / quest’empio, in ceppi che non mai si frangano: / ch’esso il tuo fiore, il folgorio del fuoco / padre d’ogni arte, t’involò, lo diede / ai mortali. Ai Celesti ora la pena / paghi di questa frodolenza, e apprenda / a rispettar la signoria di Giove, / a desister dal troppo amor degli uomini.” Questa una delle traduzioni dell’incipit del “Prometeo Incatenato” di Eschilo, uno dei drammi più importanti e significativi del patrimonio ellenico e ad oggi ancora essenziale per comprendere il rapporto tra tecnica, etica ed umanità. Il titano Prometeo rimane per sempre punito per aver trasmesso il fuoco e la conoscenza agli uomini e il suo è un atto che trascende il coraggio e la superbia, ma che nel corso dei secoli ha saputo infondere visioni assolutamente contrastanti e sempre diverse. “Drama” è la versione musicata che i post-metaller lombardo-emiliani hanno saputo mettere in gioco nel loro secondo lavoro, in cui le partiture propriamente strumentali opprimenti e sismiche tipiche della band si integrano talvolta con archi, orchestrazioni e vocalizzi (questi ad opera di Lili Refrain) che trasportano ancora di più nella dimensione di pena e strazio, nella visione forse più romantica liberamente ispirata dal poema di Eschilo. “Oceano” è infatti uno dei brani dove il lavoro giunge al suo stadio più compiuto, dove tutto questo si integra in un brano capace di offrire sprazzi di post-metal, quelli più propri di Baraldi e soci, e allo stesso tempo raggiungere lidi art rock e d’avanguardia, ma sempre mantenendo un appeal fondamentalmente d’impatto diretto e tutto sommato ancorato a una dimensione melodica, probabilmente più vicina all’interpretazione del dramma e alle sue sfaccettature ed interpretazioni romantiche ottocentesche. In “Ermes” e “Suneidesis” ritorna chiaro il sound tipico del quartetto, dove le chitarre di Gherardi e Zanotti si intessono al basso di Baraldi e alle botte doomeggianti di Brighenti, che dettano le trame tra i feedback in una narrazione drone quasi visionaria e una potenza sludge roboante. “Aeternal” sembra uscire da un discorso vicino ai territori dei Russian Circles e quindi arricchito da arpeggi propri di un sound più melodico e soffuso, oltre che alle voci della Refrain, che introducono ad una dimensione sacrale e mistica, propria per introdurre il discorso catartico vero e proprio della seconda parte dell’album, che non si discosta da quanto fatto in precedenza ma mantiene un’unità scenica e narrativa donando omogeneità al lavoro, senza risultare mai eccessivamente prolissa e ripetitiva. “Zeus” arriva infine a sancire la fine del discorso e probabilmente riusciamo ad assaporare in tutta la sua validità il lato di sound engeneering della band, che la rende così vigorosa e ne aumenta lo spessore qualitativo e comunicativo, questo ad opera della band stessa e del membro aggiunto Gianluca Turrini, la cui complicità è riuscita a donare fama alla band nelle date live. Téchne d’anánkes asthenéstera makrô, dunque. La tecnica è di gran lunga più debole della necessità. Sia in ambito etico che esistenziale e, in questo senso, indubbiamente, musicale. Gli Ornaments riescono qui infatti ad offrire un prodotto che prende dalla cultura delle proprie tradizioni e a condurlo verso i lidi propri di una musica di stampo anglosassone, riuscendo pienamente a portare a compimento una rivisitazione post-metal di un dramma millenario. Cuore, rumore e anima al servizio di una comunicazione musicale propria del terzo millennio.

TRACKLIST

  1. Efesto
  2. Prometheus
  3. Oceano
  4. Ermes
  5. Aeternal
  6. Suneidesis
  7. Io
  8. Zeus
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