PARKWAY DRIVE – Ire

Pubblicato il 06/10/2015 da
voto
8.5
  • Band: PARKWAY DRIVE
  • Durata: 00:48:44
  • Disponibile dal: 25/09/2015
  • Etichetta: Epitaph
  • Distributore: Self

Byron Bay, Estate 2015. La spiaggia deserta, il vento che soffia sempre più forte, il mare mosso, quasi in tempesta, e loro lì, pronti a cavalcare l’onda perfetta, seguendo le regole del surfista: sguardo sempre rivolto in avanti ed equilibrio perfetto tra le diverse forze centripete, in bilico sulla cresta dell’onda con il sorriso stampato sulla faccia e tutto quanto alle spalle, come dei puntini in lontananza. Loro sono ovviamente i Parkway Drive e l’onda perfetta è quella di “Ire”, quinto full-length pronto a schiumare sulla scena metalcore del continente vecchio e nuovo, sfidando la forza di gravità nel bilanciamento tra tanti elementi diversi (heavy metal, nu-metal, metalcore, hard-rock, folk…), mentre sullo sfondo le figure rimaste a riva (Trivium, Bullet For My Valentine, As I Lay Dying, Shadows Fall..) si fanno sempre più sfocate. E’ un’onda che sale subito, sferzando le nostre orecchie con “Destroyer” e “Dying To Believe”- immaginate i Five Finger Death Punch catapultati con la macchina del tempo nel tour di “Somewhere Back In Time” – salendo poi d’intensità con l’esaltante cavalcata di “Vice Grip”, ovvero il pezzo perfetto per trasformare il pit in un ippodromo, e  toccando l’apice con “Crushed”, ideale anello di congiunzione tra “Last Resort” dei Papa Roach, le atmosfere sulfuree degli Slipknot e l’epica marziale dei Rammstein di “Ich Will” (oltre che video dell’anno per chi scrive). Dopo simili cavalloni, ben vengano il piccolo trotto di “Fractures”, richiamo al recente passato con i classici ‘Oh-ooh-ooh-oh‘, e lo sciabordio symphonic-nu di “Writings On The Wall”, pezzo carico di groove nonostante orchestrazioni degne dei Nightwish (anche se ritmicamente scopiazzata da “Write About Us” dei King 810). Si torna su lidi più metalcore – anche se ogni tanto Winston McCall e Luke Kilpatrick, manco fossero in ‘Point Break’, tornano a indossare le maschere di Zack De La Rocha e Tom Morello – con “Bottom Feeder” (la loro “Smooth Criminal”, oltre che pezzo perfetto per un vortice nel pit ) e “The Sound Of Violence” (un mix tra “Deep Blue” e “Chelsea Smile”), prima di consumare la suola delle infradito sotto i colpi di “Vicious”, sorta di anthem a là Bon Jovi in versione mosh. Frangiflutti (e transenne) ancora a rischio con la le ritmiche pestone di “Dedicated” (con annessa dedica ‘fuck the haters, this one’s for you‘), prima che la semi-ballad acustica “A Deathless Song” si stagli come il tramonto all’orizzonte, placando le acque dopo quasi tre quarti d’ora di mare in tempesta. Dieci anni dopo “Killing With A Smile”, la maturazione dei Parkway Drive – da ennesimi fenomeni di MySpace ad ‘una delle band cui affidare il futuro del metalcore‘, insieme agli August Burns Red e pochi altri – può dirsi compiuta, senza mutazioni genetiche e piroette stilistiche; come sempre in questi casi, ci sarà chi storcerà il naso e volgerà le spalle, ma la risposta migliore (più del #1 nelle classifiche australiane) è quella che arriverà in sede live, dove l’onda d’urto è solita trasformarsi in onda lavica. Nell’attesa, meglio preparare le mute gonfiabili e scaldare le corde vocali al grido di ‘CRUSHED BY THE FIST OF GOOOOOOOOD’!

TRACKLIST

  1. Destroyer
  2. Dying To Believe
  3. Vice Grip
  4. Crushed
  5. Fractures
  6. Writings on the Wall
  7. Bottom Feeder
  8. The Sound of Violence
  9. Vicious
  10. Dedicated
  11. A Deathless Song
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