PHANTOM WINTER – Sundown Pleasures

Pubblicato il 16/10/2016 da
voto
7.5
  • Band: PHANTOM WINTER
  • Durata: 00:40:43
  • Disponibile dal: 07/08/2016
  • Etichetta: Golden Antenna
  • Distributore:

Una corona di spine di urla isteriche, disperate e disperanti apre “Sundown Pleasures”, e la desolazione che vi si respira attorno mette a disagio, le chitarre sgocciolano via dimesse, ruminando rabbia ma non osando reazione alcuna. Piuttosto, esse si lasciano andare allo sfacelo, all’autodistruzione, e si avvia subitamente un ciclo di dolore, tramite una respirazione regolare degli strumenti fra il grigiore da fine della civiltà dei Godflesh e lo stato appena precedente, quello del mondo al collasso, sull’orlo di una catastrofe inevitabile. Siamo nei reami del post-metal annerito ben frequentato in Germania negli ultimi anni, da parte di una line up a quattro che include due membri dei defunti Omega Massif, autori di un paio di album molto interessanti come “Geisterstadt” (2007) e “Karpatia” (2011). Qualcosa però non quadra rispetto ai paragoni che verrebbero in mente solitamente in questi casi, l’aria è più greve, vi è una scorbutica sgradevolezza che dà alla testa, nausea e disorienta. Randellano e scavano nello schifo prodotto dall’umanità i Phantom Winter, strozzando speranze come degli Amenra più densi e meno concettuali, o dei Coffinworm visionari, le ritmiche tumefatte stillanti fango e tossicità, le chitarre guizzanti nel Converge-sound titanico come nell’apocalisse neurosiana degli anni di “Souls At Zero”-“Through Silver In Blood”. Emerge anche quell’infrangibile carica di pessimismo degli ultimi Tragedy, avvolta in melodie cadenti che hanno il loro supremo sfogo negli scarni arpeggi acustici posti a interruzione di midtempo infestati da industrial e black metal. Il disagio del crust, il nichilismo dello sludge, la pace plumbea del folk apocalittico ristagnano in un composto micidiale lungo un album dal concept atroce, quello di un individuo che cerca di sopravvivere all’assalto di demoni interiori e minacce perpetrate all’esterno dal genere umano tutto. Infine, ovviamente, a tutto ciò il personaggio principale soccombe, non prima di aver assaporato una nutrita serie di infami torture. Questo clima denso di punizioni e nessuna speranza all’orizzonte permea ogni passaggio, graffiando nel midollo ora con andamenti ipnotici, ora con esplosioni titaniche, con una cura di dinamiche e arrangiamenti che viaggia ben distante da manierismi e stilemi abusati in sonorità ‘post’ e limitrofe. L’armamentario vocale non si adagia pigramente su urlacci hardcore sentiti e risentiti, ingenera al contrario un genuino sentimento di terrore e repulsione, arrivando al parossismo, all’eccesso, contrastando di netto in alcuni casi con una musica che, all’occorrenza, diventa un triste lacrimare. Non c’è alcuna volontà di compiacimento o astuzia piaciona dietro a un disco che è figlio dei nostri tempi ma non accondiscende a un malessere superficiale quale tanti giovani musicisti oggi tendono a propugnare. Il turbamento qui è interiore ed esteriore, per comunicarlo si ricorre a espedienti noti con combinazioni non convenzionali, come nell’insistenza sul parlato della terribile “Black Space”, mentre attorno le chitarre sembrano sfracellarsi e decomporsi in un gaudioso caos ordinato. “Sundown Pleasures” fa veramente male, sotto la nera scocca bituminosa le minacce e i pericoli sono reali, non c’è finzione, non ci sono prese in giro: se torturarvi le orecchie vi rilascia un malsano piacere, dategli una chance.

TRACKLIST

  1. Sundown Pleasures
  2. The Darkest Clan
  3. Bombing the Witches
  4. Wraith War
  5. Black Hole Scum
  6. Black Space
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