Il crust e il black metal stanno vivendo una storia d’amore in tempi recenti che non accenna minimamente ad affievolirsi e che si fa, anzi, sempre più morbosa e coinvolgente. I due generi, anche se spesso poco comunicanti in superficie (spesso per pure e semplici incomprensioni “politiche”), sembrano avere radici che corrono in profondità e che da qualche parte nel sottosuolo dell’estremo si intrecciano clandestinamente per creare delle simbiosi soniche interessantissime. Solo una mente ottusa riuscirebbe a negare che, per esempio, il sound dei Wolves In The Throne Room è tanto black metal quanto crust punk. Stessa cosa va detto per le molto più ovvie putrefazioni musicali delle Gallhammer, per i catastrofici Iskra, per i devastanti Cobalt e, infine, per i magnifici Wolvhammer, in cui il matrimonio crust – black metal sembra essere stato celebrato con una cerimonia solenne e sontuosa sotto gli occhi di tutti. E proprio dai Wolhammer bisogna partire per spiegare il sound del devastante duo crust-black dell’Indiana Ptahil. Chi ha apprezzato “The Obsidian Plains” dei Wolvhammer è infatti invitato a sedersi un attimo e spalancare le orecchie per sorbirsi quanto prima la strisciante proposta dei Ptahil. Come i loro cugini stretti di Chicago, infatti, i Ptahil propongono un suono nero, satanico e avvelenato come non mai, ma allo stesso tempo molto punkeggiante, cesellante, oltanzista e completamente annichilito. Le canzoni di Ptahil sono dirette, feroci e tremendamente groovy e anthemiche, sospinte come sono da dei riff ispiratissimi e dannatamente “catchy” e da una sezione ritmica essenziale ma mai fuori fuoco. Le nove canzoni che compongono “For His Satanic Majesty’s Glory”, il debutto dei Ptahil, sono un rantolo psicotico e satanico di una ferocia e di uno zozzume indescrivibile. Una manifestazione musicale completamente abietta, smembrata e regressa, in cui black metal, sludge metal, thrash primordiale e punk si cimentano in una sorta di cannibalismo sfrenato, divorandosi a vicenda. “For His Satanic Majesty’s Glory”, il cui titolo parla abbastanza chiaro, è un modernissimo, strafottente e incazzatissimo mini-capolavoro che, partendo dai Venom, dai Bathory e dai Celtic Frost, sfiora i lidi più malsani e primitivi del black scandinavo – Darktrhone e Burzum in primis – e poi sprofonda in una guerra totale di anarco-satanismo fatto di punk e proto-thrash putrefattissimi, che spesso e volentieri lascia il campo anche a dei rallentamenti viscidi e comatosi che riportano la mente direttamente ai Grief e addirittura ai primi High On Fire e alla loro stonatissima venerazione per i Motorhead. I preziosismi sono ridotti allo zero totale, qualsiasi attenzione alla forma, ignorata in maniera completamente cinica e abietta. Solo farneticazioni inneggianti al chaos totale e al satanismo più bieco fanno breccia nella musica dei Ptahil. Dai titoli delle canzoni a certi morbosi passaggi nei testi (“fuck every religion” per citarne una delle tante che non coprono alcun altro tema), il disco è completamente intriso di odio e i riff assassini che lo pervadono sono null’altro che il ticchettio insopportabile di un orologio della morte che scandisce l’arrivo inesorabile di una fine inevitabile e atroce. Il lavoro è forse “troppo” primitivo e unidirezionale, tanto è focalizzato sulla proposizione di brani che non hanno, e che non vogliono assolutamente avere nulla, ma proprio nulla, di accorto o “gradevole”. Per esempio, tornando ai Wolvhammer, a cui come si è detto più volte, i Ptahil assomigliano per tutta una serie di motivi, o anche ai non lontani primi Nachtmystium, la band dell’Indiana non fa alcun uso di certi elementi “post” e psichedelici per arricchire e impreziosire il proprio sound, ma mantiene il discorso ad un livello di primordialità ed essenzialità atroce, tratto questo che, se da un lato non struttura più di tanto il loro sound, dall’altro però non lo fa retrocedere di nulla sul piano della devastazione e dell’odio totale che questo tenta ossessivamente di veicolare. Black metal, satanismo e crust punk, non bisogna certo essere dei geni per capire di che connubio stiamo parlando, per cui procuratevi questo album al più presto e preparatevi a farvi versare una sana secchiata di bile putrefatta e acido muriatico in gola, perchè “For His Satanic Majesty’s Glory” fa proprio questo, e lo fa in gran fottuto stile.
Informazioni Album
Durata: 00:44:43
Disponibile dal: 14/11/2011
Etichetta: Wraith Productions
Distributore:
Tracklist
1. The Great Satan
2. For His Satanic Majesty's Glory
3. The Black Fire
4. Lilitu
5. Regards Foreman
6. The Black Flag Of Total Death
7. Deathwish
8. World Ablaze
9. The Gate To The Kliphotic Anti-World