QUEENSRYCHE – Promised Land

QUEENSRYCHE – Promised Land

Cominciamo premettendo che è difficile parlare di “Promised Land” dei Queensryche. Per chi conosce bene la band originale, quella un tempo capitanata da Geoff Tate e Chris DeGarmo, sa già che questo album è effettivamente atipico, anche per gli standard già mutevoli e ben poco definiti della band di Seattle. E’ un disco a sé stante, un po’ speciale, a volte anche non compreso. Ma è un disco sicuramente unico. E qui non esageriamo, sfidiamo chiunque a trovare nella discografia dei Queensryche un album simile a questo. Non diciamo ‘più bello’, perchè le opinioni soggettive non ci piacciono e perché in molti rispondereste a diritto “‘Operation Mindcrime’ é più bello”; e non vi diciamo nemmeno ‘più popolare’, perché “Empire” staccherebbe a ragione più consensi. Vi diciamo ‘simile’ proprio perché, a nostro modo di vedere, “Promised Land” rimane (e rimarrà) un vero e proprio capitolo a sé nella discografia dei Nostri. E’ cupo, ossessivo, triste. Ma è anche capace di donarci incredibili e inaspettati sprazzi di sole, su passaggi musicali di infinita dolcezza e melodia. E’ folle, imprevedibile e in alcuni momenti forse anche un po’ malato. Ma è anche un disco ragionato, emozionale e soprattutto fortemente personale. Ve lo ripetiamo, è difficile descriverlo. Ma questo perché nemmeno l’album riesce bene a descrivere se stesso, usando l’unico elemento a propria disposizione, cioè le sue canzoni, ciascuna così diversa, ciascuna dotata di una personalità così forte da renderla avulsa dal contesto di ogni altro album composto prima (e dopo). Voi ce la vedreste “I Am I” su “Empire”? Manco a parlarne. “Damaged”, chè è dura e ossessiva, su un album metal come “Rage For Order”? No, è indiscutibilmente un tipo diverso di pesantezza e durezza. Pensando alla personalità così definita di ciascuno di questi brani, ci rendiamo infine conto di come, una volta raccolti insieme in questo ordine, essi formino un quadro definito, a colori accesi, violenti, a volte discordanti fra loro. Un’immagine dotata di una personalità costruita e chiassosa, ma che alla fine è proprio il vero aspetto di “Promised Land”. Ascoltarlo nella sua interezza è un viaggio sulle montagne russe, un’esperienza che, effettuata per la prima volta, non si può prevedere. Perché si parte magari schiacciati dalla già citata ossessività del martellante riff di “Damaged”, oppure perché si é confusi dalle atmosfere oppressive di “I Am I”, ma subito dopo si trovano incredibili momenti di pace nelle melodie di “Bridge” o nei fini e meditativi colpi di pennello che la chitarra acustica dà sulla splendida “Out Of Mind”. C’è un equilibrio tra elettrico e acustico, tra chitarra e voci, tra tastiere e arrangiamenti su queste canzoni: un equilibrio che viene rotto subito dopo dalla schizofrenica e contorta title-track, con le sue atmosfere tanto claustrofobiche quanto vaste come un intero universo. Una canzone totalmente opposta alle precedenti, un brano che ti strappa dalle rassicuranti zone della mente dove ti eri rifugiato e ti lascia nudo e solo in un’umida oscurità. Che dire poi della folle “Disconnected”, l’evento psicotico posto subito prima però del passaggio più melodico e a modo suo ‘commerciale’ dell’intero disco, ovvero la radiofonica “Lady Jane”? Nulla in “Promised Land” è punto di riferimento, nulla qui è stabilitò, bensì tutto muta. Mutano le atmosfere, mutano gli umori e muta anche ciò che l’ascoltatore prova durante l’ascolto. E tutto questo dura fino alla fine quando, stremati dalla conclusiva “One More Time”, rimaniamo ancora a bocca aperta per il momento più toccante dell’album, quella bellissima “Someone Else?”, che con pianoforte e la sola voce di Tate fa correre infiniti brividi dietro la schiena. Il concetto dovrebbe essere chiaro e questa recensione, forse meno focalizzata del solito, lo sottolinea: descrivere “Promised Land” è difficile. Ma, dopotutto, è anche difficile (forse impossibile) dare una descrizione di un concetto quale la genialità. E dobbiamo ammettere che, a modo suo, quest’album è forse un ottimo modo di descrivere concetti quali appunto ‘genialità’ o ‘creatività’. Certo, non avrà mai l’importanza o la forza di “Operation: Mindcrime” e nemmeno il potenziale commerciale di “Empire”, ma secondo noi, a livello di personalità, “Promised Land” non lo batte nessuno. Un album unico, lo ripetiamo.



Informazioni Album

Durata: 00:48:03

Disponibile dal: 18/10/1994

Etichetta: EMI

Distributore:

Tracklist

1. 9:28 A.M.

2. I Am I

3. Damaged

4. Out Of Mind

5. Bridge

6. Promised Land

7. Disconnected

8. Lady Jane

9. My Global Mind

10. One More Time

11. Someone Else?


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  • Luigi Carta

    Album unico ancora nel 2014 e con l’addio di De Garmo la creativita termina, che sia solo una coincidenza?

  • Manuel Andreotti

    Recensione stupenda che condivido in tutto e per tutto. Album sublime !!!

  • Gore Soprano

    bellissimo album, avevano suonato in acustico a rock FM crica 4 pezzi da questo disco. Avevo registrato su musicassetta ed il risultato era davvero meritevole di pubblicazione! speriamo ci sentano o si dicedano a pubblicarlo! ;)

  • Syward77

    ogni album dei ‘Ryche è un capitolo a sè, fino a PL la band osava e non faceva un disco uguale. Quando uscì lessi recensioni entusiastiche, ci fu un bel servizio su headbangers ball, ma poi per molti questo fu una batosta i fans conquistati con il catchy Empire rimasero inorriditi, quelli che la band l’aveva conosciuta sin dal primo Ep gioirono.Il parallelismo con Rage for Order fu naturale, entrambi erano sperimentali ed innovatori e sopratutto erano dei lavori che crescevano con gli ascolti, avendo in essi tanto da scoprire.
    Purtroppo l’eredità fu diversa, se RfO produsse il monumentale Operation:Mindcrime, PL produsse l’inizio della fine. Con l’interessante Here in the Now Frontier, ma dove la band paradossalmente decise di imitare il grunge sound. Sino alla telenovela recente, la band non è + riuscita a fare un album bello, tanto che PL è la pietra tombale di una band geniale che fu.

  • andrea1311

    Da sempre una delle mie band preferite,lo giudico come molti(e i risultati lo confermarono successivamente)l’ultimo vero capolavoro del gruppo,un disco denso di malinconia,emotività,variegato nel sound e nella sostanza,a me non dispiacque neppure il successivo HITNF,pur con le sue intrusioni grunge.Ricordo che all’epoca lessi che quest’ultimo fu un lavoro nato dalla mente di DeGarmo,il quale una volta fuoriuscito dalla band negò un apporto compositivo non indifferente,da lì cominciò il lento tracollo fino alla triste telenovela dei giorni nostri.

  • Evimental

    Concordo in toto con l’ottima recensione alla quale vorrei aggiungere una sola parola: oltre a “genialità” e “creatività” anche “maturità”. Acquistato appena uscito ricordo la grande delusione “iniziale”. Perdeva di immediatezza rispetto alle produzioni precedenti e questo mi scoraggiava un pò. Il disco l’ho capito in pieno solo un anno e mezzo dopo: da lì a tutt’oggi è rimasto nell’Olimpo delle mie preferenze Queensrychiane! che nostalgia dei ‘ryche Degarmiani, quelli più ispirati e introspettivi insomma. Grande platter e splendida recensione!

  • Disciple of the Watch

    Completamente d’accordo con la tua disamina.
    Una band incapace di ripetersi (se non nel pubblicare musica di grande qualità) che qui si distanzia dalle concessioni easy listening del precedente e pur magnifico Empire ed azzecca un ulteriore gran disco.
    Peccato davvero che a quanto pare siano proprio questi gli anni in cui il gruppo ha cominciato ad implodere…
    Aggiungo che l’ultimo ed omonimo lavoro uscito quest’anno lascia intravedere qualche raggio di sole, magari avrebbero bisogno di un altro chitarrista di maggior spessore da affiancare a Michael Wilton al posto del genero di Tate.

  • Jeff Scott Scroto

    Se i Pink Floyd suonassero HM, il risultato sarebbe questo. Magnifico.

  • http://www.giventorock.com/ Given to rock

    Per quanto giudichi Promised land un gran bell’album dalle grandi atmosfere, secondo me è leggermente sopravvalutato. Per non parlare di Empire.

  • Paolo Salvati

    EX genero…

  • Paolo Salvati

    IL DISCO!!! Lo comprai a scatola chiusa senza sapere cosa mi sarei trovato di fronte. Avevo ascoltato i Queensryche sporadicamente e mi aspettavo musica heavy. QUANTO mi sbagliavo. Impiegai diversi ascolti prima di cominciare ad afferrare la personalità ENORME di questo album.
    Un disco oscuro, malinconico, freddo ma allo stesso tempo caldo. Un caleidoscopio di emozioni. Una giostra impazzita di umori.
    Manca della “pezza” metal dei primi album? Manca della commerciabilità di Empire? Ma abbonda in emozioni.
    Album a mio avviso perfetto, da sempre in cima al mio personalissimo olimpo musicale.
    Una nota andrebbe aggiunta per le out-take di questo disco.
    La versione “full band” di “Someone Else?” che fa capire come certe scelte di produzione delle volte facciano la differenza e la splendida “Real World” con le orchestrazioni del compianto Micheal Kamen.
    Il mio sogno è che un giorno si riunisca l band originale e suonino questo disco nella sua interezza. Invece purtroppo viene spesso snobbato.

  • Disciple of the Watch

    Ah, non sapevo. Sarà che la figlia sputa più del padre?
    Cosa pensi tu del musicista comunque?

  • Paolo Salvati

    Ma a me inizialmente mi stava odiosa l’idea del genero infilato come un raccomandato qualsiasi, anche perché il posto di De Garmo è tutto fuorché semplice da sostituire (Mike Stone e Kelly Grey ne sanno qualcosa). E poi eravamo nel periodo del Tate dittatore con i dischi scritti e suonati da altri autori (OM II, American Soldier e l’abominevole Dedicated To Chaos), i tour di dubbio gusto (Cabaret).
    Però vedendoli dal vivo mi sono ricreduto nel vedere un ragazzo umile, simpatico e asservito alla causa della band.
    E poi nel disco nuovo ha saputo dare un bel contributo anche in fase di songwriting (“Where Dreams Go To Die”).

  • Syward77

    si l’ultimo lavoro sembrerebbe l’alba di una nuova più ispirata era, anche perchè alla fine dopo quasi 20 anni la band è vissuta in un limbo voluto ed è un peccato

  • Prodigal_7th_Son

    Album di un altro pianeta. Quando l’ispirazione è a questi livelli si può solo ammirarla estasiati, chiedendosi come fanno certi esseri umani ad avere una sensibilità musicale così spiccata..
    Mi ricorderò sempre una frase della recensione di Metal Shock all’indomani dell’uscita di Hear In The Now Frontiers, che diceva più o meno così “…fino a Promised Land i ‘ryche hanno creato la musica, da Hear invece l’hanno subita…”

  • Disciple of the Watch

    Infatti, si spera possano regalarci ancora qualche disco pienamente degno del loro nome.

  • Disciple of the Watch

    In effetti anche a me è quell’idea a renderlo antipatico, seppure come giustamente dici tu quel posto sarebbe scomodo per chiunque; magari avendo la possibilità di vederlo all’opera on stage anche io, come te, cambierei idea. Grazie della risposta!

  • Paolo Salvati

    Anche io ricordo quella recensione, mi ricordo però che la frase dicesse più una cosa del tipo “… i Queensryche fino a Promised Land avevano creato trend per gli altri, mentre da Hear in the Now Frontier hanno cominciato a subirli dagli altri.” Per dire che da followed divennero follower.

  • Neomeso

    Senza troppi giri di parole: il mio album preferito. Ho letto la recensione e non posso che essere d’accordo. Quello di cui poco si parla sono i testi
    Chi ascolta questo album deve per forza farlo con il libricino dei testi al suo fianco. Questo album veniva dopo “Anybody Listening”, dove Tate (ancora il “sano” Tate) esprimeva tutto il suo disagio per il suo ruolo di “Rockstar”, accennato anche in The Thin Line.

    Promised Land è la naturale evoluzione, amalgamata in un’unica digressione filosofica sul senso della vita e delle cose. Compaiono i disturbi e le insicurezze di una mente inquieta (se De Garmo è il padre delle musiche, Tate lo è delle liriche), che si agitano e cercano di smuovere massi, o di estrudere chiodi (So many times, i’ve tried and failed, to gather my courage reach again for that nail) che penetrano nei meandri di una vita incastrata tra sensi di colpa, aspettative incombenti e lucido distacco. Non è un concept, ma le canzoni sono tutte concatenate in questo viaggio profondo. E quando su One More time e Someone Else, Tate cerca il coraggio per andare avanti, affondando sempre di più in quella Road to Madness tanto cara (Behind my eyes, i keep my truth, from you. No one enter this secret place, the barrier only i embrace. Time is fleeting now, they sayd, take time to look inside, and face, the change! – From where I stand at the crossroads edge, there’s a path leading out to sea, and from somewhere deep in my mind, sirens sings out loud, songs of doubt as only they know how. But one glance back reminds and i see, someone else, not me) non si può che empatizzare, svuotati dal clangore delle chitarre, comunque presenti, e cullati dal piano, come leggere onde, che ci trasporta nel “nowhere” raccontato dalle sinapsi del cantante di Seattle.
    Musicalmente, dopo il, probabile, millesimo ascolto, non si può non notare come tutto il tessuto musicale non sia altro che un enorme puzzle progettato da una mente(i) sopraffina. Ogni tassello, ogni tessera, non può che andare in quel posto. Un enorme crop circle, dove ogni spiga di grano è perfetta per la sua natura e perfetta per il magniloquente disegno finale. Ciò che rimane da dire, da parte mia, è solo un sincero “grazie” a questi cinque ragazzi. Non importa cosa siate oggi e cosa diventiate domani. Grazie per quello che siete stati nel ’94, e per quello che sarete per sempre.
    G

  • Paolo Salvati

    AMEN!!!

  • dr.feelgood

    Tra recensione e commenti non capisco come possa essermi sfuggito questo disco. Me lo ricordo che girava negli scaffali dei negozi nel 94….ad ogni modo ho già riparato il danno e stasera dovrebbe già essere nella mia bucalettere !! Quando leggo recensioni di questo genere non resisto! Complimenti davvero ottima!! …e spero anche il disco!!

  • Evimental

    Ottimo acquisto. sono passati 20 anni ma è ancora assolutamente attuale e affascinante!

  • dr.feelgood

    Confermo! Davvero un ottimo disco!

  • Daniele Marchese

    bella recensione, che classe su questo disco, uno dei miei dischi preferiti di sempre … diverso dagli album precedenti (il capolavoro rimane Operation mindcrime probabilmente) … ma, questo disco appartiene alla parte di discografia da serie A dei Queensryche!!