C’è qualcuno in ascolto? Questa la laconica domanda posta fin dal titolo dai Ragestorm, quintetto valdostano giunto con questo “Someone Hears” al secondo demo. E, a giudicare dalla qualità di cui è permeato il loro comeback, ci auguriamo vivamente che la risposta all’interrogativo di cui sopra non possa che essere un umanime e convinto ‘Sì’. Difficile infatti trovare al giorno d’oggi, e a maggior ragione in un lavoro autoprodotto, una simile qualità sonora (eccellente da questo punto di vista la produzione targata Fusix Studios) ed un melange stilistico paragonabile a quello qui offerto dai nostri, abili nel miscelare con perizia metalcore, nu, swedish death, heavy metal classico e quel pizzico di emo che – se dosato con parsimonia all’altezza dei refrain – non guasta mai. A colpire nel segno, fin dall’iniziale “Nothing”, sono dunque le ottime linee vocali del singer Game – il cui dualismo tra screaming e clean vocals potrebbe ricordare una versione metalcore dei Linea 77 – ma anche i quattro restanti membri dimostrano di essere musicisti con i cosidetti attributi: la sezione ritmica di Bonny e Kolla (rispettivamente batteria e basso) non perde un colpo, mentre la ritmica di Tommy e la solista di Tele imbastiscono una serie di riff thrash e di assoli classicheggianti in grado di soddisfare anche i capoccioni più esigenti. Certo, alla fine a ben sentire non c’è nulla che non ci si sia già stato proposto sotto mille altre vesti. Eppure, nonostante tutto, la contaminazione degli elementi sopra citati finisce col tradursi, in corrispondenza di canzoni come “Walking On a Mirror” o “Russian Roulette”, in qualcosa di fresco ed eccitante, qualcosa che se fosse stato scritto dai Trivium di turno probabilmente ora sarebbe sulle orecchie di tutti. Così non è, ma, forse, è solo questione di tempo. Questa almeno l’impressione che abbiamo mentre, sulle note di una “Maggots” il cui titolo già la dice lunga sulle influenze del gruppo, ci troviamo a contemplare l’accurato booklet. E proprio ammirando la cura maniacale posta nella sua realizzazione ci rendiamo conto, una volta di più, di quale sia la passione che anima i nostri, una passione che, ne siamo certi, se perdurerà nel tempo su questi livelli non mancherà di portarli molto lontano. Nell’attesa che ciò avvenga non ci resta dunque che spalancare i padiglioni auricolari e lasciarci travolgere da questa tempesta di rabbia: non sarà ancora la tempesta perfetta, ma la strada intrapresa è sicuramente quella giusta.
