Dalle lontane lande della Bielorussia si fanno vivi questi Re1ikt (che dovrebbe leggersi Relikt) con questo curioso album, intitolato “Reki Prabili Liod” e cantato completamente in lingua madre. Cosa dicono le liriche? Non ne abbiamo idea. Cosa propongono questi ragazzi? Un interessante ibrido tra Opeth, post-metal e rimandi ai suoni popolari bielorussi, vero e proprio motivo di vanto per questi giovani musicisti. Siamo certi che questo disco passerà inosservato da tutti, di certo non lascerà il segno e non farà passare un interminabile periodo a chi aspetterà con impazienza il secondo album. Tuttavia, siamo anche convinti di trovarci di fronte a un lavoro ben confezionato, suonato molto bene e onesto al cento per cento. Un ascolto che non farà gridare al miracolo ma che, in più passaggi, riesce a catturare la nostra attenzione, facendoci accorgere di quanto piacevolmente la formula proposta riesca a dire qualcosa di interessante, regalandoci spunti niente male come la titletrack o “Rana Na Ivana”. Non un lavoro da ascoltare a malapena e poi messo a marcire nel dimenticatoio, “Reki Prabili Liod” è un album che, incorporando nel suo scheletro elementi strappati a Mastodon e Neurosis, ammorbiditi da divagazioni progressive e un legame alla propria terra – che ricorda quanto fatto dai romeni Negura Bunget – finisce per tornare a farci visita diverse volte e a crescere ad ogni ascolto, seppure senza mai toccare vette invalicabili. La band sembra sentirsi a proprio agio quando il minutaggio si fa elevato e le ritmiche più cadenzate: una peculiarità in netto contrasto, a nostro avviso, con le aperture vocali del singer, bravo nei momenti più crepuscolari – l’intera prova della gia citata “Reki Prabili Liod” – ma quasi da band power quando le ritmiche si tingono di luce solare. Un elemento, questo, che non ci fa godere al meglio l’intera tracklist, penalizzata anche da alcune eccessive lungaggini e da una personalità ancora da sviluppare. Aspettiamo quindi il secondo suono di campanello per poter dare un giudizio più positivo a questa formazione, la quale è in possesso di doti che devono essere assolutamente sfruttate meglio.