SATYRICON – Rebel Extravaganza

SATYRICON – Rebel Extravaganza

Siamo nel 1999. Tre anni prima i Satyricon si erano impossessati del trono del Metallo Nero pubblicando l’album “Nemesis Divina”. Tanta quindi l’attesa per il successore, specie dopo che l’EP “Intermezzo” aveva già fatto venire brividi lungo la schiena ai fan cosiddetti ‘true’ del black metal, messi di fronte al nuovo, possibile corso dei Satyricon.  Esce quindi “Rebel Extravaganza”, per molti il biglietto d’addio al genere da parte di Satyr e Frost, ma indubbiamente capitolo spartiacque della loro discografia. L’album traccia infatti la linea Maginot fra i dischi puramente black metal e ciò che verrà in seguito, fra sperimentazioni, tecnicismi, contaminazioni ed altro ancora. Quello che è chiaro (e che forse lo è stato da sempre) nelle menti di Satyr, il condottiero musicale del gruppo, e di Frost, primo e fido scudiero, è la necessità di fugare la banalità musicale che affonderà in seguito sottogeneri musicali, trascinandosi dietro molti dei gruppi in voga all’epoca. E allora osare, distinguersi, abbattere gli steccati dei limiti musicali pur conservando quei connotati che rendono un disco dei Satyricon riconoscibile sempre. Al cambio drastico della loro musica si accompagna anche un cambio dell’iconografia, precognizzata già su “Nemesis Divina”, dove avevano infranto la sacralità del face-painting rigorosamente in bianco e nero, denotando particolare attenzione anche al loro lato estetico. Le immagini promozionali ce li illustrano con un look post-atomico. Satyr a cranio rasato, ghigno malefico; Frost col solito sguardo catartico, personificazione del Male; entrambi ritratti in scantinati, confinati nel suburbano a marchiare una sorta di ribellione sociale. Anche i testi cambiano: via riferimenti medievali e quant’altro; arriva la contemporaneità, il nuovo millennio è alle porte e Satyr è mente dotta e raffinata che non può continuare a parlare di castelli, alberi e Satana. Cambia anche il suono. Dopo aver mostrato nel 1996 che si poteva produrre un album di Metallo Nero con un suono allo stesso tempo rude ma potente con “Nemesis Divina”, su “Rebel Extravaganza” si cambia. Arrivano toni più freddi, lugubri, più metallici. Le chitarre graffiano di più, mentre la batteria conserva l’eco primordiale. Satyr non canta: stride con il suo tono vocale, estremamente filtrato. Venendo alle canzoni, è incredibile come ad esempio “Tied In Bronze Chains” e “Filthgrinder”, vere e proprie suite, leghino così perfettamente parti musicali così diverse se prese a sé stante. Risalta la maestria degli arrangiamenti propria del duo, abilissimo a dare un’anima a parti diverse, creando una spina dorsale unica. È lo stile Satyricon: nessuna band suona così moderna nel black metal di fine anni ‘90. Ci sono poi alcuni cavalli di battaglia come la groovy “Havoc Culture”, ancora oggi in scaletta, capace di creare un hype pazzesco per il ritornello, assurto dal vivo a vero e proprio urlo della platea. L’immenso Frost disegna pattern di batteria assurdi, sfogando la sua rabbia in pezzi come “Supersonic Journey”, composizione varia che spazia molto a livello di atmosfere, passando dal black metal ferale – dove dimostrano che, a volerlo fare, sarebbe stato banale fare un “Nemesis Divina” parte seconda – ad aperture che sanno di etereo, primi germi di ciò che i Satyricon intenderanno fare e faranno a livello di atmosfere nel futuro. E poi ancora “Prime Evil Resistance”, fino ad arrivare a “The Scorn Torrent”, canzoni ora lente, ora veloci, tutte con l’eco post-industriale, come del resto i vari intermezzi che fanno prendere fiato da queste lunghe composizioni. Da questo momento i due, divenuti anima e corpo del gruppo, sono sempre più soli, capaci come sono sul finir degli anni ’90 di prevedere ciò che verrà dopo. Da allora in poi, “Rebel Extravaganza” diventa, per gli altri, ispirazione. Segna il solco, il percorso, come già fecero i loro primi lavori, gli originari che inclusero ambientazioni folk e medioevali. Quel che molti vorrebbero come epitaffio della band altro non è che l’epigrafe della band. Un album che segna l’evoluzione e non la morte dei Satyricon, colpevoli forse di aver musicato il loro genio quando ancora il pubblico non era pronto.



Informazioni Album

Durata: 01:00:39

Disponibile dal: 06/09/1999

Etichetta: Moonfog

Distributore:

Tracklist

1. Tied In Bronze Chains

2. Filthgrinder

3. Rhapsody In Filth

4. Havoc Vulture

5. Prime Evil Renaissance

6. Supersonic Journey

7. End Of Journey

8. A Moment Of Clarity

9. Down South, Up North

10. The Scorn Torrent


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  • Spordo

    Capisco le impressioni del recensore, ma 10 mi sembra comunque surreale ed eccessivo!
    Non basta l’intuizione e la volontà di sperimentare per arrivare all’eccellenza, e qui secondo me non ci avviciniamo neanche un poco!

  • Pasqualone

    ma state DANDO I NUMERI!!!!!!!!!!!!!!!!!!?!?!??!?!?!?!?? PAZZESCO…

  • furiousfucker

    si Claudio Giuliani 11

  • Enrico Figo

    L’unica cosa brutta di questo disco è la copertina. CAPOLAVORO che ancora oggi molti non capiscono.

  • Plinio

    per carità… voto: milleeeeeeeee

  • GodTech

    Secondo me “Rebel Extravaganza” rimane tuttora il capitolo più estremo e misantropico della carriera dei Satyricon. Il voto è sicuramente esagerato, ma per quanto mi riguarda si tratta comunque di un ottimo album che putroppo non è stato ancora capito. Probabilmente le sue strutture spigolosose e dissonanti ne fanno un lavoro ostico da digerire, ma l’aura ipnotica e malsana che si respira in quiei 60 minuti rappresenta tutto ciò che il black metal per me dovrebbe essere.

  • Davide Buzzi

    Giuliani ubriaco!

  • Claudio Luciani

    Completamente d’accordo: è un disco che non tutti hanno capito, questo. Per molta gente sarebbe stato meglio che i Satyricon avessero continuato a fare dischi-clone di “Nemesis Divina”, ma dimenticano il percorso che li ha portati lì da “Dark Medieval Times”. Una band che sa evolvere il proprio sound non può fermarsi per fare contenti quattro grezzoni che non hanno come arte principale quella di un atteggiamento analitico, critico e – per quanto possibile – obbiettivo.

    Con un po’ d’apertura mentale (e culturale) si riescono anche ad apprezzare dischi come “Now Diabolical” e “The Age Of Nero”, ma il metallaro medio non apprezza, perché percepisce le cose solo in funzione del loro passato, non amando i cambiamenti.

    Ci sta che tanta gente che fa i discorsetti abbia sentito “Nemesis Divina” anni dopo la sua uscita e con tutto l’hype derivatone: finché si tratta di disconi è meno visibile l’assenza di pensiero critico, perché è facile allinearsi, ma quando si tratta di dischi controversi o rifiutati a furor di popolo perché un passo oltre l’umana mediocre concezione, allora tale assenza diviene una “tragedia” ben evidente.

    Volenti o nolenti i metallari sono persone e, come campione sociale rilevante, accolgono tra loro un’alta percentuale di teste di legno: con certi soggetti c’è ben poco da fare, perché quando decidono di non ragionare, non lo farebbero nemmeno di fronte ad una proposta di donazione pecuniaria (che implica giusto pensare ad un sì).

    Non sono sicuro si tratti di chiusura piuttosto che di insicurezze personali latenti, fatto sta che molti decidono di limitare i loro orizzonti perché sarebbe troppo stressante per il loro sistema nervoso mettersi in gioco e capire un passo oltre. Questo, almeno, nella migliore delle ipotesi: nella peggiore si tratta di qualcosa al di fuori della portata intellettiva della massa.

    Tutto ciò prescinde dal gusto personale: si può trovare ben concepito un lavoro pur stando al di fuori del proprio gusto che, quello sì, deve essere personale.

  • Claudio Gens Giulia

    il voto per me non è esagerato, ovviamente :)
    RE è il disco dei Satyricon che a distanza di anni (e ho vissuto tutti i dischi man mano che uscivano) che più mi piace ascoltare, dove trovo sempre altre sfumature. Vi dirò, Nemesis – che adoro ed è da 10 ovviamente – mi piace meno di RE perché in alcune parti, più di qualcuna a dire il vero, è abbastanza scontata la struttura ritmica dei brani, seppur portata all’eccellenza. Quello che invece non riscontro in RE, che gode comunque di suoni e metodi strutturali all’epoca visionari nel black metal.

    che il fan non capisca ci sta, quello del BM poi è il più ottuso e ottenebrato mentalmente da un’adolescenza frustrante, il più delle volte è così. C’era gente che adorava, all’epoca, gruppi come Absurd che non erano degni manco dei demo tape ma erano true.

  • Claudio Gens Giulia

    i appreciate bro’

  • Claudio Gens Giulia

    raramente

  • Pasqualone

    ancora oggi c’è gente malata di mente a cui piacciono gli Absurd e li conosco….sono messi molto male!

  • Davide Buzzi

    strano, perchè non trovo un’altra scusa per capire il voto. evidentemente dovrebbero allagare la scala in decimi al periodico tendente a infinito.

  • GodTech

    “Rebel Extravaganza” è un disco oggettivamente difficile e solitamente di fronte alle cose difficili ci si tiene a debita distanza. Forse anche per questo motivo non piace: in pochi hanno avuto la pazienza e la passione di ascoltarlo bene (tanto meno di questi tempi, in cui l’approccio alla musica è ridotto ad uno skip compulsivo su youtube). Peccato, perché ascoltandolo più volte molti detrattori potrebbero ricredersi e capire che nella complessità del lavoro è racchiusa una vena compositiva ispirata e d’avanguardia.

  • GodTech

    Guarda, con me su “Rebel…” sfondi una porta aperta! :D
    Se dovessi basarmi esclusivamente sul mio gusto personale darei un voto pieno anch’io, ma volendo fare della critica musicale non me la sentirei di annoverare “Rebel..” tra i capolavori della musica. Un 10 significa anche questo, suppongo.

  • Claudio Luciani

    Sono d’accordo con te. Al di là del voto, che è un numerello, quel disco dentro ha tanto.

  • Claudio Luciani

    Una domanda: ma voi guardate solo il voto, oppure leggete la recensione capendoci qualcosa?
    Sto ragazzo ha scritto un pappié di roba e l’unica cosa che commentate è il voto: dobbiamo forse dedurne che vi siete limitati a questo? Sarebbe superficiale, ed in contrasto con l’adagio che vuole il metallaro medio “profondo & attento”.

    Non ho ancora letto un commento sulla recensione in sé: se va bene è perché non l’avete proprio letta, sennò viene da pensare anche che non abbiate argomenti per confutarne i vari asserti.

    Cercate di dire qualcosa di più intelligente.

    PS: decimi al periodico tendente a infinito non ha senso, perché si parla di frazioni e quindi di numeri compresi in un intervallo finito (del quale avresti eventualmente dovuto specificare gli estremi). Se volevi fare la figura del colto umorizzatore matematico, avresti potuto suggerire – come scala di valori – tutto l’asse dei reali, che è un bell’insiemino illimitato: “la cultura la sappiamo anche noi”.

  • Davide Buzzi

    scusami! HO LETTO solo le figure. e perdonami se ho urtato la tua saccenza accademica. Forse avremmo bisogno di più menti come la tua in Cattolica. Ognuno pensa ciò che vuole qui. Per cui, NON rump u cazz con codici etici e morali del medio e mezzo o mancanza di argomenti. queste baggianate tienile per i tuoi amici al bar.

  • Claudio Gens Giulia

    al solito nella sezione commenti: il buon Luciani prova a entrare nel merito e che si sente dire? di non rompere il cazzo. Qui nessuno ha usato saccenza ma di 10 commenti 8 erano solo per dire che avevo esagerato il voto; confutare quanto scritto no però. Poi saccenza de che se stiamo qui a discutere con tutti? ma per favore va. Ah ora mi ubriaco così magari modifico la recensione e do 12 di voto

  • Claudio Gens Giulia

    argomentate pure, spiegate perché secondo voi non è un capolavoro e lo è invece Nemesis Divina che è molto più “banale” – mi si passi il termine, è un capolavoro ma molto più schematico per quanto eccelso – rispetto a questo monumentale lavoro.

  • Davide Buzzi

    Se entro nel merito o la butto sul ridere o mi dilungo con aneddoti e amenità varie di carattere piuttosto noioso. La mia era clamorosamente una battuta (nel caso NON fosse arrivate a destinazione)… e dal nulla arriva la solita filippica che manco mi padre mi faceva da piccolo. Per cortesia. Ognuno ha le proprie idee, punto. Ma che non si arrivi ai soliti luoghi comuni del metallaro medio o della mancata confutazione della tua tesi (o nel mio caso del “finto umorizzatore matematico”). La recensione è scritta bene e non lo nega nessuno. Il contenuto IMHO è da relatore marziano. Voi rimanete della vostra, il sottoscritto della propria, consolato dal fatto che almeno non sono l’unico che la pensa in questo modo.

  • GodTech

    Mi pare che Luciani non sia stato l’unico ad argomentare ed entrare nel merito, ma se vedi questo dai commenti allora sei ubriaco davvero. La recensione, come dice Davide, è scritta bene e qualcuno ti ha dimostrato pure di apprezzare, ma evidentemente non basta… e allora che 10 sia, così sei contento!

  • Claudio Luciani

    A parte che il cazzo lo rompi te, coi tuoi commenti offensivi da subito, a parte che la saccenza la mostri te (per via di un commento per sembrare colto finito in malora), a parte che sei alla Cattolica (o così mi pare di capire) e questo si commenta da sé (e poi parli di codici etici e morali: tzé, devi essere proprio uno sveglio!), non ho capito una cosa: prima rompete le palle e poi non volete nemmeno che vi si faccia notare? Avete delle belle facce toste.

  • Claudio Luciani

    Si, mo è tutta na battuta: allora era una battuta pure “strano, perchè non trovo un’altra scusa per capire il voto. evidentemente dovrebbero allagare la scala in decimi al periodico tendente a infinito.”

    Perdonaci, non c’era sembrato, c’era sembrato del fastidioso ed inopportuno sarcasmo.

  • Claudio Luciani

    E non ti ci mette pure te, che eri stato + che sensato, daje.

  • Davide Buzzi

    Se TI è sembrato inopportuno e fastidioso sono affari tuoi. Tu e il tuo “amico” difendete il vostro “credo” mentre io difendo il mio… e dato che non siamo in regime totalitario scrivo quello che mi pare, senza offendere verbalmente nessuno. Molto semplice!

  • Claudio Luciani

    Allora ammetti che è sarcasmo: caro, non è questione di regime totalitario, ma di netiquette del portale. Ce l’abbiamo così, c’è perfino un regolamento di cui non frega un cazzo a nessuno se non quando vi moderiamo delle scemenze e vi offendete a morte perché vi “sopprimiamo il diritto di parola”. Eddaje.

    Oltretutto, se in questo caso il tuo atteggiamento è tale da farti concepire un “se le mie boiate ti rompono cazzi tuoi”, fatti delle domande e risponditi che sei un banale arrogantello.

  • GodTech

    Guarda Claudio, quando si tratta di scambiarsi impressioni sull’album e leggere le diverse opinioni, la cosa mi diverte. Io ho già espresso in maniera anche troppo esaustiva i motivi per cui adoro quell’album (che probabilmente sono gli stessi per cui a tantissimi altri non piace). Se poi, per proseguire nella discussione, bisogna “confutare” la tesi dell’altro, allora la cosa comincia a stancare anche me, perché non ne capisco il senso… tutto qui. :)

  • Claudio Luciani

    Guarda, forse mi so espresso male: mi riferivo, nel precedente messaggio alla storia dell’ubriacatura e basta, davvero.

    Per quanto riguarda il “confutare”, direi che forse è esagerato: il senso del discorso era questo, precisamente che se il recensore da un voto e lo motiva con cose che lui trova sensate, e magari qualcuno no, dica perché no, ci faccia intendere. Non per saccenteria, ma per avere un punto di vista in più: a questo servono i commenti sotto le recensioni.

    Ovvio che poi, di fronte a interventi che paiono sparati a caso senza una motivazione ci si infastidisce, perché non creano dialogo, ma solo pallosi battibecchi cui non sempre ci si può sottrarre: alla fine dietro una recensione c’è un lavoro più o meno profondo, e fare la sparatella tanto per fare non ha molto senso.

  • Davide Buzzi

    Ok papi, qualunque cosa tu dica hai ragione. Così sei felice, fai il tuo compitino e io non devo più ricevere notifiche in posta. domani non bigio più, promesso…

  • Claudio Luciani

    Ok, figliolo, hai ragione anche tu, in qualche modo per me incomprensibile: almeno cresci forte e fiducioso in te stesso. Ti voglio bene.

  • kroky78

    Immenso album! Visionario e precursore. La recensione ha colpito nel segno: la grossa pecca, o il gran merito a seconda, di Rebel Extravaganza è di essere lo spartiacque tra il black puro e la sperimentazione avanguardistica che è venuta dopo. Mi ricordo ancora le stroncature dei giornali (all’ epoca internet era roba da CNR), gente che si disperava dicendo che nessuna canzone di Rebel… era degna di fare nemmeno da outro per Nemesis Divina! Se si ascolta senza preconcetti non si può non percepire la forza e il dinamismo di questa musica. Io non lo giudico proprio da 10, ma sicuramente 9. Da bravo nostalgico amante delle sonorità scarne e old scool, considero il massimo capolavoro dei Satyricon, da 10, quella pietra miliare di Dark Medieval Times…

  • Enrico Figo

    Per me 10 è poco. Capolavoro assoluto.

  • Luca Gherardi

    10 e’ una barzelletta, e’ assurdo dai…
    resta cmq l’ultimo album dei veri satyricon secondo me.

  • Luca Gherardi

    monumentale…errato ,ci son almeno 2 pezzi di troppo come HAVOC VOLTURE e A MOMENT OF CLARITY che son tutto tranne che “monumentali”, il resto del disco e’ ovviamente eccellente, ma un disco x essere un capolavoro non deve avere riempitivi, e nemesis divina non li ha e ci mancherebbe.

  • Claudio Gens Giulia

    ND è altro capolavoro ma ripeto, più schematico rispetto a RE. Havoc Vulture è brano fantastico, assolutamente non un riempitivo. La pensiamo diversamente

  • roberto mko

    per me e 8 e mezzo