SATYRICON – Rebel Extravaganza

Pubblicato il 21/09/2013 da
satyricon - rebel extravaganza
voto
10.0
  • Band: SATYRICON
  • Durata: 01:00:39
  • Disponibile dal: 06/09/1999
  • Etichetta: Moonfog
  • Distributore:

Siamo nel 1999. Tre anni prima i Satyricon si erano impossessati del trono del Metallo Nero pubblicando l’album “Nemesis Divina”. Tanta quindi l’attesa per il successore, specie dopo che l’EP “Intermezzo” aveva già fatto venire brividi lungo la schiena ai fan cosiddetti ‘true’ del black metal, messi di fronte al nuovo, possibile corso dei Satyricon.  Esce quindi “Rebel Extravaganza”, per molti il biglietto d’addio al genere da parte di Satyr e Frost, ma indubbiamente capitolo spartiacque della loro discografia. L’album traccia infatti la linea Maginot fra i dischi puramente black metal e ciò che verrà in seguito, fra sperimentazioni, tecnicismi, contaminazioni ed altro ancora. Quello che è chiaro (e che forse lo è stato da sempre) nelle menti di Satyr, il condottiero musicale del gruppo, e di Frost, primo e fido scudiero, è la necessità di fugare la banalità musicale che affonderà in seguito sottogeneri musicali, trascinandosi dietro molti dei gruppi in voga all’epoca. E allora osare, distinguersi, abbattere gli steccati dei limiti musicali pur conservando quei connotati che rendono un disco dei Satyricon riconoscibile sempre. Al cambio drastico della loro musica si accompagna anche un cambio dell’iconografia, precognizzata già su “Nemesis Divina”, dove avevano infranto la sacralità del face-painting rigorosamente in bianco e nero, denotando particolare attenzione anche al loro lato estetico. Le immagini promozionali ce li illustrano con un look post-atomico. Satyr a cranio rasato, ghigno malefico; Frost col solito sguardo catartico, personificazione del Male; entrambi ritratti in scantinati, confinati nel suburbano a marchiare una sorta di ribellione sociale. Anche i testi cambiano: via riferimenti medievali e quant’altro; arriva la contemporaneità, il nuovo millennio è alle porte e Satyr è mente dotta e raffinata che non può continuare a parlare di castelli, alberi e Satana. Cambia anche il suono. Dopo aver mostrato nel 1996 che si poteva produrre un album di Metallo Nero con un suono allo stesso tempo rude ma potente con “Nemesis Divina”, su “Rebel Extravaganza” si cambia. Arrivano toni più freddi, lugubri, più metallici. Le chitarre graffiano di più, mentre la batteria conserva l’eco primordiale. Satyr non canta: stride con il suo tono vocale, estremamente filtrato. Venendo alle canzoni, è incredibile come ad esempio “Tied In Bronze Chains” e “Filthgrinder”, vere e proprie suite, leghino così perfettamente parti musicali così diverse se prese a sé stante. Risalta la maestria degli arrangiamenti propria del duo, abilissimo a dare un’anima a parti diverse, creando una spina dorsale unica. È lo stile Satyricon: nessuna band suona così moderna nel black metal di fine anni ‘90. Ci sono poi alcuni cavalli di battaglia come la groovy “Havoc Culture”, ancora oggi in scaletta, capace di creare un hype pazzesco per il ritornello, assurto dal vivo a vero e proprio urlo della platea. L’immenso Frost disegna pattern di batteria assurdi, sfogando la sua rabbia in pezzi come “Supersonic Journey”, composizione varia che spazia molto a livello di atmosfere, passando dal black metal ferale – dove dimostrano che, a volerlo fare, sarebbe stato banale fare un “Nemesis Divina” parte seconda – ad aperture che sanno di etereo, primi germi di ciò che i Satyricon intenderanno fare e faranno a livello di atmosfere nel futuro. E poi ancora “Prime Evil Resistance”, fino ad arrivare a “The Scorn Torrent”, canzoni ora lente, ora veloci, tutte con l’eco post-industriale, come del resto i vari intermezzi che fanno prendere fiato da queste lunghe composizioni. Da questo momento i due, divenuti anima e corpo del gruppo, sono sempre più soli, capaci come sono sul finir degli anni ’90 di prevedere ciò che verrà dopo. Da allora in poi, “Rebel Extravaganza” diventa, per gli altri, ispirazione. Segna il solco, il percorso, come già fecero i loro primi lavori, gli originari che inclusero ambientazioni folk e medioevali. Quel che molti vorrebbero come epitaffio della band altro non è che l’epigrafe della band. Un album che segna l’evoluzione e non la morte dei Satyricon, colpevoli forse di aver musicato il loro genio quando ancora il pubblico non era pronto.

TRACKLIST
  1. Tied In Bronze Chains
  2. Filthgrinder
  3. Rhapsody In Filth
  4. Havoc Vulture
  5. Prime Evil Renaissance
  6. Supersonic Journey
  7. End Of Journey
  8. A Moment Of Clarity
  9. Down South, Up North
  10. The Scorn Torrent
37 commenti
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