SHABDA – The Electric Bodhisattva

SHABDA – The Electric Bodhisattva

In costante equilibrio tra sogno e realtà, tra misticismo e concretezza, tra delicatezze acustiche ed innovazioni tecnologiche: questo è “The Electric Bodhisattva” (duale già nel titolo, volendo ben vedere), esordio discografico dei piemontesi Shabda. Nato dall’esperienza straordinaria dei Thee Maldoror Kollective, il trio non placa la propria sete di nuove esperienze e con questo debut album ci trasporta in un immaginario tantric drone doom davvero sublime. Cinque brani, cinque lunghi capitoli che hanno come fil rouge una voglia di unire la ricerca musicale più avanguardistica con la tradizione indiana. Lungo l’ora esatta di musica veniamo guidati per mano all’interno di un sound soltanto all’apparenza facile e che si attesta ai limiti estremi della scena metal. L’iniziale “Canone Del Termine Inverso” è il brano più concreto, dove la chitarra cresce d’intensità con il passare dei minuti, arrivando ad un punto di saturazione quasi doloroso, salvo poi lasciare spazio ad un salvifico finale fatto di movimenti più pacati e delicati. “Satyarth Parkash” è basata su un ridondante giro di chitarra, sopra al quale si innestano dei passaggi drone molto marcati ed un sitar sconvolgente in un contesto del genere, che contrasta pesantemente col tutto ma – miracolosamente – riesce ad inserirsi alla perfezione nel puzzle sonoro sempre più complesso ed articolato generato dal laptop. Il senso di trance indotto dall’ascolto è reale e tangibile; musicalmente siamo a cavallo tra i primi Earth (vi sono dei feedback che paiono un marchio di fabbrica a questo proposito) e i Popol Vuh, sebbene i Nostri riescano a metterci parecchio del loro per non sembrare dei cloni. “Goldspermhumus” è un vero e proprio capolavoro di drone doom; gli stravolti influssi ambient doom iniziali vengono pian piano scacciati e sostituiti da un incedere tribale ed ancestrale che occupa la parte centrale del brano, prima che un finale nero come la pece ci faccia precipitare nelle oscurità più inaccessibili della nostra ormai già provata mente. “Samadhi Nirvikalpa”, dopo un lungo inizio che gioca a sperimentare su sonorità hindi, esplode in tutta la sua cupezza e da sfogo all’amore degli Shabda per le bassissime frequenze. La chitarra elettrica di Riccardo Fassone che rincorre, agguanta e poi stritola il sitar è forse uno dei momenti più alti dell’intero lavoro, ma è la complessità generale che stupisce e lascia interdetti. A chiudere troviamo “The Um-Lah Tiger, Devourer Of Void”, mantra drone doom di rara potenza ed intensità, talmente rumoroso e doloroso da richiamare i Sunn O))). Inutile stare a cercare di descrivere tutte le sfumature del brano e – ampliando il discorso – dell’intero album. Questo è un lavoro che va ascoltato obbligatoriamente in cuffia o comunque nel silenzio più assoluto e va lasciato fluire liberamente, senza interruzioni di sorta. Raramente ci è capitato di ascoltare un album drone tanto intenso ed emozionale. “The Electric Bodhisattva” probabilmente piacerà sì e no all’ uno per cento dei lettori-tipo di Metalitalia.com, ma rimane un lavoro straordinario e ci auguriamo di tutto cuore che funga da apripista per altre sperimentazioni del genere. Eccezionali Shabda, una scoperta veramente sorprendente.



Informazioni Album

Durata: 01:00:00

Disponibile dal: 13/02/2013

Etichetta: Paradigms Recordings

Distributore:

Tracklist

1. Canone Del Termine Del Tempo

2. Satyarth Parkash

3. Goldspermhumus

4. Samadhi Nirvikalpa

5. The Um-Lah Tiger, Devourer Of Void


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  • http://twitter.com/23Eris Giovanni Mauriello

    avete dei link per ascoltare qualcosa? Sono molto incuriosito

  • http://twitter.com/LFilisetti Luca Filisetti

    Ci sono i link della band proprio sotto la recensione