SNAPCASE – Progression Through Unlearning

Pubblicato il 11/10/2012 da
Snapcase - Progression Through Unlearning - 1997
voto
9.5
  • Band: SNAPCASE
  • Durata: 00:32:30
  • Disponibile dal: 01/04/1997
  • Etichetta: Victory Records
  • Distributore: Venus

“Breaking my inhibitions…”

Snapcase, “Progression Through Unlearning”: una band e una pietra miliare assoluta dell’intero movimento punk-hardcore e hardcore metallizzato; per certi versi anche progenitrici del più moderno trend metal-core. Nati come Solid State nel 1989, dopo due demo e un totale cambio di line-up – il solo Daryl Taberski rimase nel gruppo, passando dal basso alle vocals – i ragazzi di Buffalo decidono di cambiare nome e chiamarsi Snapcase. Il debutto avviene nel 1993, con il seminale, ma ancora acerbo, “Lookinglasself”, seguito due anni più tardi dall’EP “Steps”. E’ però nel 1997, quando il revival punk-hardcore – ve li ricordate? Green Day, Offspring, Rancid, NOFX, i Bad Religion più melodici… – è in fase calante, il massimo della rabbia alternativa è rappresentato dai Rage Against The Machine e gli imberbi Hatebreed sono in procinto di pubblicare il loro “Satisfaction Is The Death Of Desire”, che gli Snapcase scagliano sul mercato la loro più potente bomba incendiaria, il qui recensito “Progression Through Unlearning”. Poco più di mezzora di hardcore al fulmicotone e lacerante, originale, personale, innovativo, mai sentito prima: il groove imperioso e monolitico delle chitarre di Jon Salemi e Frank Vicario, innalzato a muro di suono invalicabile dalla produzione-monstre di Steve Evetts, è debordante e pare, ad ogni minima variazione di registro, voler sfondare le casse o le cuffie dei nostri apparecchi uditivi; la sezione ritmica, Whiteside al basso e Redmond alla batteria, è tanto regolare e relativamente scolastica quanto devastante e precisa nel seguire nel dettaglio i dettami del rifframa della coppia d’asce, nella quale Vicario si distingue dal suo compare Salemi, in quasi ogni pezzo, per delle caratteristiche melodie di chitarra acide e penetranti; infine…be’, infine Daryl Taberski: se il cantato hardcore è sinonimo di urla belluine e ira adrenalinica, allora Taberski ne è interprete assolutamente principe. Sebbene nel loro futuro gli Snapcase troveranno modo di staccarsi un po’ dagli urli a senso unico di “Progression Through Unlearning”, mai più riusciranno a raggiungere l’intensità e la densità d’espressione mostrata in questo lavoro. Lavoro che ha ovviamente il suo manifesto, l’immortale “Zombie Prescription”, per chi scrive IL brano hardcore definitivo. Inutile che ve lo stiamo a descrivere: aspettate una giornata in cui siete in mood da spaccare il mondo e poi andate ad ascoltarvelo ripetutamente; be’, auguri ai muri di casa vostra. Non solo “Zombie Prescription”, comunque, a reggere l’impatto di un disco fondamentale, nonostante resti spesso dimenticato ai più, per il genere in questione: “Breaking And Reaching”, “Caboose”, “Harrison Bergeron”, “Killing Yourself To Live”, “Weak Tyrant”…rasoiate infami e assassine, nulla più e nulla meno. Non dimentichiamo certo di sottolineare l’acutezza e la profondità della maggior parte dei testi degli Snapcase, in qualche modo accostabili ai Death di Chuck Schuldiner – a livello lirico, ovviamente – per la capacità di sondare e scavare con realismo nell’animo umano, nel tentativo di guidarlo fuori dalle paludi della vita di tutti i giorni. “Progression Through Unlearning”, un vero capolavoro da riscoprire, se solo per un minimo motivo vi sentite dentro l’animo hardcore.

“…reaching my destinations”.

 

TRACKLIST

  1. Caboose
  2. Guilty By Ignorance
  3. Harrison Bergeron
  4. Priceless
  5. Zombie Prescription
  6. Killing Yourself To Live
  7. She Suffocates
  8. Weak Tyrant
  9. Vent
  10. Breaking And Reaching
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