SNAPCASE – Progression Through Unlearning

SNAPCASE – Progression Through Unlearning

“Breaking my inhibitions…”

Snapcase, “Progression Through Unlearning”: una band e una pietra miliare assoluta dell’intero movimento punk-hardcore e hardcore metallizzato; per certi versi anche progenitrici del più moderno trend metal-core. Nati come Solid State nel 1989, dopo due demo e un totale cambio di line-up – il solo Daryl Taberski rimase nel gruppo, passando dal basso alle vocals – i ragazzi di Buffalo decidono di cambiare nome e chiamarsi Snapcase. Il debutto avviene nel 1993, con il seminale, ma ancora acerbo, “Lookinglasself”, seguito due anni più tardi dall’EP “Steps”. E’ però nel 1997, quando il revival punk-hardcore – ve li ricordate? Green Day, Offspring, Rancid, NOFX, i Bad Religion più melodici… – è in fase calante, il massimo della rabbia alternativa è rappresentato dai Rage Against The Machine e gli imberbi Hatebreed sono in procinto di pubblicare il loro “Satisfaction Is The Death Of Desire”, che gli Snapcase scagliano sul mercato la loro più potente bomba incendiaria, il qui recensito “Progression Through Unlearning”. Poco più di mezzora di hardcore al fulmicotone e lacerante, originale, personale, innovativo, mai sentito prima: il groove imperioso e monolitico delle chitarre di Jon Salemi e Frank Vicario, innalzato a muro di suono invalicabile dalla produzione-monstre di Steve Evetts, è debordante e pare, ad ogni minima variazione di registro, voler sfondare le casse o le cuffie dei nostri apparecchi uditivi; la sezione ritmica, Whiteside al basso e Redmond alla batteria, è tanto regolare e relativamente scolastica quanto devastante e precisa nel seguire nel dettaglio i dettami del rifframa della coppia d’asce, nella quale Vicario si distingue dal suo compare Salemi, in quasi ogni pezzo, per delle caratteristiche melodie di chitarra acide e penetranti; infine…be’, infine Daryl Taberski: se il cantato hardcore è sinonimo di urla belluine e ira adrenalinica, allora Taberski ne è interprete assolutamente principe. Sebbene nel loro futuro gli Snapcase troveranno modo di staccarsi un po’ dagli urli a senso unico di “Progression Through Unlearning”, mai più riusciranno a raggiungere l’intensità e la densità d’espressione mostrata in questo lavoro. Lavoro che ha ovviamente il suo manifesto, l’immortale “Zombie Prescription”, per chi scrive IL brano hardcore definitivo. Inutile che ve lo stiamo a descrivere: aspettate una giornata in cui siete in mood da spaccare il mondo e poi andate ad ascoltarvelo ripetutamente; be’, auguri ai muri di casa vostra. Non solo “Zombie Prescription”, comunque, a reggere l’impatto di un disco fondamentale, nonostante resti spesso dimenticato ai più, per il genere in questione: “Breaking And Reaching”, “Caboose”, “Harrison Bergeron”, “Killing Yourself To Live”, “Weak Tyrant”…rasoiate infami e assassine, nulla più e nulla meno. Non dimentichiamo certo di sottolineare l’acutezza e la profondità della maggior parte dei testi degli Snapcase, in qualche modo accostabili ai Death di Chuck Schuldiner – a livello lirico, ovviamente – per la capacità di sondare e scavare con realismo nell’animo umano, nel tentativo di guidarlo fuori dalle paludi della vita di tutti i giorni. “Progression Through Unlearning”, un vero capolavoro da riscoprire, se solo per un minimo motivo vi sentite dentro l’animo hardcore.

“…reaching my destinations”.

 



Informazioni Album

Durata: 00:32:30

Disponibile dal: 01/04/1997

Etichetta: Victory Records

Distributore: Venus

Tracklist

1. Caboose

2. Guilty By Ignorance

3. Harrison Bergeron

4. Priceless

5. Zombie Prescription

6. Killing Yourself To Live

7. She Suffocates

8. Weak Tyrant

9. Vent

10. Breaking And Reaching


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  • http://www.facebook.com/people/Vittorio-Brun/580562242 Vittorio Brun

    io più che violento lo trovo tra l’angosciante e l’irritante…grande cd cmq

  • Marco Gallarati

    Ma ‘irritante’ è un aggettivo che si usa in concezione quasi sempre negativa…cosa vuol dire? Che lo ascolti e ti incazzi o ti infastidisci?
    E’ violento, invece, perchè riesce a farti sfogare la rabbia.

    Cmq punti di vista.

  • http://www.facebook.com/people/Vittorio-Brun/580562242 Vittorio Brun

    la parte acuta di chitarra sulla strofa di zombie prescription ad esempio, è uno dei passaggi che trovo in un certo senso irritanti come suono, e mi sembra una cosa voluta comunque…non so se mi sono spiegato :)

  • Marco Gallarati

    Ok, capito! Quelle parti lì secondo me sono uno dei tratti caratteristici degli Snapcase! E’ certamente voluta :)

  • carogna

    Più che violenza direi ENERGIA. Quest’album è energia allo stato puro. Grazie per avergli reso giustizia con il voto che si merita. In 15 anni la mia copia si è consumata:-)
    p.s. i giri “acuti” di chitarra sono senz’altro il loro tratto caratteristico, sono comuni a tutti gli altri album, per il resto direi che una forte influenza l’hanno avuta gli Helmet.

  • http://www.facebook.com/people/Vittorio-Brun/580562242 Vittorio Brun

    sisi, però negli altri cd non riescono a creare la stessa atmosfera

  • ieoooh

    bella rece, complimenti
    fa piacere trovare tra i bellissimi di metalitalia anche album come questo o quello dei glassjaw oltre ai soliti nomi, bella rubrica :)

  • Fabio Caressa

    questa si che è musica coi controcoglioni mi piace

  • Marco Gallarati

    Grazie! Cerchiamo infatti di alternare un po’ tutto lo scibile rock-metallico. Siamo passati da Snapcase a ZZ Top, da Dissection a Glassjaw…
    Va un po’ a cazzo di cane! :D

  • Marco 75

    Capolavoro. Un disco schietto e senza fronzoli, potentissimo, e non invecchia mai. Anzi, come il vino, più invecchia e più è pregiato…
    .