SOILWORK – The Living Infinite

SOILWORK – The Living Infinite

I Soilwork, diciamocelo, erano ultimamente finiti in un vicolo cieco che ha fatto loro perdere un po’ della credibilità che con fatica avevano raccolto fino a “Figure Number Five” (per qualcuno ‘incluso’, per qualcun’altro ‘escluso’ in quanto primo segnale di un decadimento stilistico). Gli ultimi album avevano registrato pareri contrastanti, ma, vuoi per la crisi del mercato discografico, vuoi per una innegabile saturazione del genere melodic death metal, sembravano essere il parto di una delle tante band senza infamia e senza lode. Poi è arrivato l’annuncio di questo “The Living Infinite”, doppio album per un’ora e mezza di durata: cosa aspettarsi dunque dagli svedesi? Una decisione insolita per il genere trattato, sulla quale la band punta il tutto per tutto: riconquistare il trono. Basta un ascolto per dar loro ragione, in quanto le tracce qui incluse sono sicuramente da annoverare tra le più valide del nuovo corso, dove melodia e modernità convivono con disinvoltura, senza mai dimenticare freschezza e potenza, con tinte progressive metal davvero insperate. L’opener “Spectrum Of Eternity”, con quel suo intro orchestrale, si configura come la song più veloce del lotto, letteralmente graziata dalla prova stratosferica del sempre bravo Björn “Speed” Strid e dal drumming forsennato di Dirk Verbeuren. Poi parte una serie di pezzi uno più interessante dell’altro, dove tutti possono trovare i propri momenti favoriti: ritornelli sempre estremamente vari, validi e mai ruffiani per gli amanti della melodia, strofe potenti e accattivanti per i più temerari. Per non parlare dei frangenti solistici del nuovo ingresso David Andersson (Night Flight Orchestra), davvero pieni di gusto e raffinatezza (“Tongues” su tutte, con quelle sonorità che sembrano uscire dirette dalla sei corde di Steve Vai). La title-track, divisa astutamente in due tra primo e secondo disco, rappresenta il filo conduttore della narrazione, contenendo tutto ciò che i Nostri hanno saputo inventarsi in questo nuovo corso, che siamo sicuri rappresenterà un nuovo inizio ricco di soddisfazioni per una band ancora piena di idee e capace di reinventarsi, prendendosi qualche bel rischio. Da ascoltare tutto d’un fiato, senza paura.



Informazioni Album

Durata: 01:24:22

Disponibile dal: 01/03/2013

Etichetta: Nuclear Blast

Distributore: Warner Bros

Tracklist

1. Spectrum Of Eternity

2. Memories Confined

3. This Momentary Bliss

4. Tongue

5. The Living Infinite I

6. Let The First Wave Rise

7. Vesta

8. Realm Of The Wasted

9. The Windswept Mercy

10. Whispers And Lights

11. Entering Aeons

12. Long Live The Misanthrope

13. Drowning With Silence

14. Antidotes In Passing

15. Leech

16. The Living Infinite II

17. Loyal Shadow

18. Rise Above The Sentiment

19. Parasite Blues

20. Owls Predict, Oracles Stand Guard


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  • Syward77

    concordo parola per parola con la recensione, ho sentito alcune tracce, è un grandissimo ritorno.

  • Piske

    ai miei occhi non hanno mai perso credibilità visto che praticamente mi piacciono tutti gli album, ma sono contento che quest’ultimo sia universalmente apprezzato

  • nico

    io son sincero .. secondo me la loro vera perla,il loro apice compositivo e non solo non è figure number five, ma stabbing the drama, vuoi per il periodo in cui è uscito ,vuoi per il mio periodo musicale di quel momento, ma per me quell’album resta unico, non c’è una e dico una canzone sbagliata.. è fantastico, vario, pieno di groove, melodie e trame vincenti una dietro l’altra,una produzione ancora oggi inarrivata per la precisione e la potenza di tutti gli strumenti, mastodontico, inevitabile per me che sworn to a great divide sia stato inferiore, con i suoi pezzi belli, ma la produzione per esempio mi ha deluso, è stato la cosa più penalizante di quell’album, the panic broadcast ha corretto quell’aspetto, ma ha latitato nel resto, rialscoltandolo anche li i pezzi belli ci sono ma, hanno quel che di incompiuto, mancano a volte di energia e i riffs di ispirazione.. non saprei cosa non va di preciso.. è tutto un insieme di cose, si comincia ad ammalgamare la formula soilwork come sunto di tutto quello fatto fino al momento ma senza eccellere diciamo in nulla! finalmente the living infinite invece ha amalgamato tutto quello che sono stati i soilwork negli ultimi 10 anni, ma con parecchia più ispirazione..potenza, velocità! senza contare i ritornelli molto belli di bjorn.. belli tutti e due i cd, più il pt.1 probabilmente nel suo insieme, diciamo che se fosse stato un unico cd magari di 14/15 canzoni togliendo quelle un po’ meno ispirate sarebbe stato davvero un masterpiece del genere SOILWORK

  • http://twitter.com/Ale100787 Ale

    …uhm insomma…qualche buon pezzo ma niente più…consiglio a tutti di ascoltarsi “a predator’s portrait”, disco che, secondo me, li ha portati a distinguersi da band simil-at the gates…

  • http://www.facebook.com/marco.gallarati.92 Marco Gallarati

    Concordo. The Chainheart Machine è fantastico, ma è At The Gates-dipendente. A Predator’s Portrait resta il loro capolavoro, in cui hanno definito il loro stile.
    Per quanto mi riguarda li ho seguiti attentamente fino a Stabbing The Drama, ma tutto sapeva sempre di ‘compitino’, bello ma scontato.
    Proverò a recuperare questo nuovo.

  • Pier P. Drummer

    niente parole per i soilwork solo amore. Però panic broadcast è na cagata.