TAU CROSS – Tau Cross

Pubblicato il 26/05/2015 da
voto
8.5
  • Band: TAU CROSS
  • Durata: 00:56:24
  • Disponibile dal: 15/05/2015
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Devon, Inghilterra, 1978: in un clima freddo, nebbioso, politicamente oscuro e durante un periodo musicalmente più intransigente e nichilista che il panorama abbia mai conosciuto, nascono gli Amebix. Sarajevo,1994: gli Amebix, che nel corso degli anni sono diventati una delle band più influenti di tutto il filone crust mondiale, dopo una carriera un po’ turbolenta, si sciolgono lasciando con l’amaro in bocca centinaia di fan devoti al manifesto sonoro creato dal trio albionico. Isola di Skye, 2008: gli Amebix ritornano, e lo fanno tre anni dopo con un album, “Sonic Mass”, che lascia un po’ di stucco tutti quelli che seguivano le gesta nichiliste e totalmente folli del primo periodo. Rob ‘Baron’ Miller recluta il polistrumentista Roy Maiorga (già con Soulfly ed altre mille band della seconda ondata new metal) ed insieme creano uno dei dischi più controversi ed affascinati degli ultimi anni. Un album che ha diviso i vecchi fan: i detrattori  dicono per via del suo eccessivo modernismo musicale e per una produzione troppo ‘boombastica’ e pulita, antitesi dei codici sonori con cui vengono create la maggior parte delle produzioni punk-crust. Rimane in ogni caso un album maturo, personale, pur con un suono differente ed una produzione molto diversa dai primi lavori ma fortemente elitario ed intelligente, un album che presenta in una nuova veste, più matura ed introspettiva, la band. Da qualche parte del mondo, 2012: gli Amebix improvvisamente e per la seconda volta si sciolgono. Il Barone ha deciso di ritirarsi nella sua amata isola a forgiare spade e della musica non ne vuole più sapere. Ma mai dire mai. Nemmeno un anno fa un certo signore brizzolato che di nome fa Away (se non sapete chi sia costui, cospargetevi il capo di olio bollente) se ne esce con la storia che ha fatto un disco nuovo con gente nuova. Insomma, ha formato una band chiamata Tau Cross. Insieme a Rob ‘Baron’ Miller. Cosa può uscire dalle menti di codesti geni, quindi? Semplicemente un capolavoro. E “Tau Cross”, fuori per la Relapse, è un capolavoro. Questo disco è il riassunto di tutta la storia travagliata, passionale, sanguigna degli Amebix, dal 1978 al 2015, che musicalmente comprende tutto quello che gli Amebix stessi hanno fatto e faranno in futuro. Il punk, il crust e le divagazioni proto thrash sono assemblate con maestria e saggezza, coese con l’impianto sonico originario, andando a pescare nei cataloghi della new wave, dell’industrial metal e del gothic rock più oscuro e crepuscolare.  L’incedere epico ed allo stesso tempo drammatico rendono questi episodi unici nel genere, pur essendo semplici e genuini inni di musica pensante. L’apporto del grigio canadese in sede compositiva è importante e la sua personalità nel suonare la batteria e nel disegnare arabeschi ritmici è qualcosa di eccezionale. Non si tratta solo di canzoni belle, ma di brani che lasciano una cicatrice emotiva nel profondo, carichi di un pathos che fa vibrare il cuore e che cura l’anima. All’interno di quest’opera si respira un’atmosfera di speranza per vivere la propria vita al massimo facendo sempre del proprio meglio. I testi di Rob sono veri e propri proclami a rialzarsi e non mollare mai la presa, a non abbattersi. Sembra scontato descrivere così simili versi, e lo è, ma non riusciamo a fare di meglio, siamo umili scribacchini al cospetto di un capolavoro che almeno quest’anno non avrà rivali: semplice punk-metal con richiami thrash, che ha nel proprio genoma tracce di Killing Joke, Judas Priest, Neurosis, Discharge e Joy Division, semplice, diretto, anthemico, genuino, dove le chitarre ed alcuni arrangiamenti di tastiera (ad opera sempre del fido Roy Maiorga) sono la marcia in più. E poi la voce di Rob, che sa essere corrosiva come il miglior Lemmy ed acida come un Jaz Coleman in botta completa, ma che pure sa essere confortante e calda quando racconta con pathos e trasporto il sentimento di totale apatia in cui versa l’umanità. Non serve fare una disamina pezzo per pezzo: questo è un album che va interiorizzato, capito ed ascoltato per intero e descriverne solo qualche episodio non renderebbe giustizia e merito al grande estro creativo di un artista che, dalla sua isola, osserva il mondo andare  alla deriva senza un approdo, senza un appiglio. Forse la musica dei Tau Cross potrebbe essere l’ultima ancora di salvezza.

TRACKLIST

  1. Lazarus
  2. Fire In The Sky
  3. Lazarus
  4. Fire In The Sky
  5. Stonecracker
  6. Misummer
  7. Hangmans Hyll
  8. We Control The Fear
  9. You People
  10. Prison
  11. Son Of The Soil
  12. The Lie
  13. Our Day
  14. The Devil Knows His Own
6 commenti
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