TEMPEST – Passages

TEMPEST – Passages

Cosa è un disco ‘Bellissimo’? E’ forse solo un disco planetario, tipo “Sticky Fingers”? Un disco culto come “Nothingface”? Un disco rivoluzionario come “De Mysteriis Dom Sathanas”? Oppure un disco leggendario come “Master Of Puppets”? O semplicemente può anche essere un lavoro che senza nè essere planetario, nè culto, nè rivoluzionario, nè leggendario, è però, sia nei suoni che nella scrittura, che nella personalità espressa, che nella classe, semplicemente bellissimo? Dipende dai punti di vista, ma noi diamo il benvenuto tra le pagine di questa rubrica, senza se e senza ma, anche a quest’ultima categoria di lavori. A quei dischi sconosciuti ma irreprensibili nel valore artistico e impossibili da non definire capolavori, pur nella propria intrinseca oscurità e nel suo ermetismo. Non sono certo la fama, le copie vendute o la popolarità che fanno i capolavori, questo lo sanno anche i sassi, ed è ancor più vero nell’era di internet, in cui esiste accesso anche all’impensabile ormai. Sono quei dischi che ti lasciano un segno indelebile e permanente, i capolavori, sia che siano lavori passati mille volte per la radio oppure opere autoprodotte e stampate in duecento copie di vinili numerati e disponibili solo ad un concerto 100% DIY in uno squat occupato. Ecco, “Passages” dei postcorer canadesi Tempest è proprio questo. Un gioiello dell’underground dal valore inestimabile, che la band ha pubblicato da sè nel 2010 (tramite la propria label, la Forged In Iron) in vinile soltanto, in copie limitatissime e ormai completamente irreperibile. Ciò che rende questo disco mostruoso è la sua ferocia suppurante, il suo songwriting straripante e imbestialito che materializza scenari di devastazione impensabili, e la sua intensità sanguinante; la sua classe disumana e la potenza senza confini che mette in campo. In neanche venticinque minuti, questo album hardcore famelico e monolitico trascina l’ascoltatore in un abisso di ferocia senza limiti, in un assoluto vortice di pura potenza hardcore evoluta e affilata tramite le sovrastrutture del grind, dello screamo di scuola Page 99 e Orhid, delle torsioni invereconde degli Alpinist, e grazie al pathos sanguinante e famelico dei Converge di “Jane Doe”, ma con tratti ancor più estremi e belligeranti, come potremmo per esempio trovare in band come i The Secret o i Nails. Tutto, di “Passages”, è intensità portata alle estreme conseguenze. Pesantezza da ecatombe espressa tramite un riffing di chitarra severissimo e implacabile, tramite una sezione ritmica tuonante e annichilente e tramite la performance dello sconosciuto vocalist che, per intensità, disperazione, rabbia e totale cecità davanti a concetti come pietà e compassione, è stato capace anche di rivaleggiare anche con un peso massimo come Jake Bannon, e veicolare una brutalità tale da lasciare esterrefatti. Se la prima traccia, “Year Of Ash” piega le ginocchia mettendoci a quattro zampe in una questone di secondi, neanche due minuti dopo arriva la sciabolata di violenza infinita di “Lineage”, tre minuti di catastrofico grindcore assetato di sangue e screamo ultra-violento avvolto in nubi spessissime di shoegaze e black metal. Seguono a ruota, come accette lanciate diritte in faccia da un metro di distanza, le poleverizzanti “Death Rattle” e “Hiearchy Of Greed”, due tracce-killer che vi impianteranno nel cervello lo strapotere di questa band, che lo vogliate o meno, sotto una colata di violenza implacabile. L’interludio “Interlude” fa respirare, fa riprendere fiato per mezzo minuto con effusioni di riverberi e sussurri prima di ri-scaraventarci in un inferno di violenza senza fine, chiudendo la mattanza con “Redefinition” e con la introspettiva ed eterea title-track. Sono solo venticinque minuti che mai passeranno alla storia della musica come noi la intendiamo e conosciamo. Venticinque minuti di perfezione devastante che strisceranno per sempre nell’ombra di un oblio implacabile e inconoscibile, ma “Passages” è un album hardcore che potenzialmente può cambiare la vita, che grazie alla sua classe, potenza, creatività e genialità apre nuovi squarci sulle possibilità del genere, e che in tutto il suo straripante, violentissimo e inaccessibile splendore va consegnato alla Storia dei capolavori nel genere. Per la cronaca, esiste anche un EP di debutto della band, il grezzissimo “Haemorrage”, che ancora vedeva regresso e mitigato il genio della band; uno split con i Masakari con cover e ri-registrazioni; e infine un altro EP intitolato “Solace”, due canzoni per nove minuti di splendente, accecante, geniale e invereconda devastazione sonora.



Informazioni Album

Durata: 00:24:18

Disponibile dal: 14/08/2010

Etichetta: Forged In Iron

Distributore:

Tracklist

1. Year Of Ash

2. Lineage

3. Death Rattle

4. Hierarchy Of Greed

5. Interlude

6. Redefinition

7. Passages


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  • Filippo Caino Apostata

    discone davvero. esistono ancora?

  • MattiaAlagna

    si, stanno per uscire con un secondo full :)

  • Simone Radici

    ma lo posso trovare on line??

  • MattiaAlagna

    il vinile di Passages e’ sold out da tempo. esiste solo il download da bandcamp adesso, basta cliccare su “download” nel player che sta nell’articolo :)

    il nuovo album esce in estate, per cui per ora niente.

  • Simone Radici

    Grazie Mattia,ora sto ascoltando The Satanist,appena l’ho assimilato mi getto nei Tempest ;) vediamo cosa salta fuori

  • Bitter And Then Some

    Non li conoscevo ma dopo la bellissima recensione ho voluto subito approfondire.
    Ai primi ascolti mi son detto:”bel disco, non c’è che dire, ma sinceramente non mi sembra proprio un capolavoro”. Continuando ad ascoltarlo , invece, ne sono rimasto estasiato. Solo oggi credo di averlo ascoltato almeno 8 volte.