THE HAXAN CLOAK – Excavation

THE HAXAN CLOAK – Excavation

Bobby Krlic è un genio. E se dei dubbi in proposito li potevate anche avere ascoltando il debutto omonimo del musicista inglese (uscito un paio di anni fa sulla roccaforte europea del black noise, ovvero la Aurora Borealis Records, e obiettivamente ancora alquanto sfocato e immaturo nonostante degli spunti geniali), questo secondo “Excavation” ve li spazzerà via dalla mente in una frazione di secondo. “Excavation” è un lavoro che ammutolisce tanto la sua ricercatezza musicale è grandiosa e inattaccabile. A tutti gli effetti Krlic ha creato quello che è senza ombra di dubbio il disco di musica elettronica sperimentale dell’anno. Ma non solo, la grandezza del disco è tale che esso può senza grossi problemi anche reclamare altre medaglie d’oro: disco dark ambient dell’anno, disco noise dell’anno, disco electro-industrial dell’anno, e chi più ne ha più ne metta. Semplicemente “Excavation” è permeato in maniera infallibile da due rarissime qualità: il genio e la perfezione. Non ci sono altri concetti che ne spieghino così nitidamente la bellezza. Fermo restando che stiamo parlando di un lavoro di musica altamente sperimentale e dall’appeal di massa prossimo allo zero che difficilmente piacerà o interesserà a chi apprezza solamente la musica “suonata” o “eseguita” in maniera canonica, “Excavation” è però un lavoro che nel suo piccolo ed ermetico mondo di riferimento sbigottisce per la complessità, la preziosità, e il gusto che Krlic è riuscito a sfoderare durante il suo assemblaggio. Il musicista inglese è riuscito nel miracolo di unire mondi distanti, formule apparentemente incompatibili ed estetiche sonore dissonanti in un unico flusso sonoro di una gittata emozionale e di una profondità concettuale talmente enorme che questo sembra comunicare ed evocare sensazioni durante l’ascolto in maniera torrenziale, sanguinante quasi. E’ questa la sua arma vincente, la sua magia: questo lavoro emoziona, rapisce e soggioga sensi e sensazioni senza soluzione di continuità. Il trip-pop scuro e sensuale dei Massive Attack di “Mezzanine” viene lavorato da Krlic con l’assurda e crudele estetica compositiva degli Skullflower, la sontuosità stilistica e l’eclettismo lussuosissimo di Amon Tobin vengono evocati tramite le oscure e allucinate trame di Lustmord. Lo shoegazing e “dream-doom” elettronico di Fennez viene proiettato contro un assurdo backdrop industrial-glitch degno dei Throbbing Gristle più allucinati, o addirittura dei Front Line Assembly più astratti e destrutturati. Così come Pan Sonic, Whitehouse, Justin Broadrick e perfino Merzbow vengono tutti tirati in ballo, tutti rievocati, tutti tradotti in un nuovo linguaggio digitale da Krlic e cristallizzati in un concept sonico nuovo e avveniristico fatto tanto di ambient e noise quanto di dub, industrial, glitch, electro e mille altre stramberie digitali innominabili e non categorizzabili. Tra trame sonore allucinanti, battiti, pulsazioni, folate, lamenti, beat monumentali, scorticamenti e spellamenti digitali di ogni sorta, Krlic è riuscito a creare un vero e proprio mondo di suoni che, come un gigantesco artiglio, ci stritola la mente in una morsa letale, in un totale overload di emozioni e in una sublime overdose di adrenalina allucinata. Album di musica elettronica postmoderna assolutamente spettacolare.



Informazioni Album

Durata: 00:55:16

Disponibile dal: 16/04/2013

Etichetta: Tri Angle Records

Distributore:

Tracklist

1. Consumed

2. Excavation (Part 1)

3. Excavation (Part 2)

4. Mara

5. Miste

6. The Mirror Reflecting (Part 1)

7. The Mirror Reflecting (Part 2)

8. Dieu

9. The Drop


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