Attenzione: gli All Shall Perish sono catalogati da molti nel filone deathcore, e in gran parte hanno capelli corti o indossano New Era. A questo punto la metà dei lettori avrà smesso di leggere, perdendosi, a causa dell’indistruttibile pregiudizio, una delle uscite più interessanti del metal strettamente contemporaneo. Certo la stessa band potrebbe risultare più appetibile agli oltranzisti mettendo il muso e inscenando il solito teatrino gore, ma a quanto pare non ce la fa a mettere in piazza il proprio sense of humor, che accompagna il gruppo dagli esordi (cercate “There Is No Business to Be Done On a Dead Planet” e vi apparirà un viral che associa gli ASP agli NSYNC) e continua ad accompagnare una formazione mai frenata da continui cambi di formazione. Proprio l’inserimento di Adam Pierce e Francesco Artusato potrebbe rappresentare un insperato jackpot per i ragazzotti di Oakland: il primo è un batterista da “Sick Drummer”, che offre una prova schiacciante ad ogni velocità lo si testi, riuscendo a risultare più incisivo del predecessore Matt Kuykendall senza scadere in una triste e triggeratissima sequenza di Pro Tools. Il secondo è innanzitutto italiano, sembra uscire dal nulla ma è uscito direttamente dalla Berklee College of Music, ed ha una voglia immensa di imporsi con una prova lodevole, in uno stile epico e tecnico che gli è valso l’interessa della Sumerian Records per un album interamente strumentale con la sua firma sopra. Interessante come il suo stile, inoltre, possa fondersi con la ritmica possente della 8 corde del compare Ben Orum, adatta a crepare i cymbals in un breakdown qualsiasi. Ma parliamo più concretamente dell’album. Il pregio di “This Is Where It Ends” è che procede sulla strada di “Awaken The Dreamers”, mischiando sapori con gusto e andando a impastare, oltre al death e all’hardcore, momenti di prog, groove, thrash, slam e tecnicismo puro. Non ci sono solo palm-muted, power chords, breakdown e fughe in doppia cassa insomma, gli All Shall Perish uniscono uno shredding esaltante alla fantasia, riuscendo a rimanere intensi, groovy, aggressivi e ad avere contemporaneamente un variegato senso della melodia, che sia in un arpeggio, in un assolo o nel chorus di “Procession Of Ashes”. Menzione particolare al vocalist Hernan Hermida, che abbandona i pig squeals per una prova multiforme e ricca di sfumature, che pur non abbandonando mai la sfera dell’estremo mantengono l’offerta molto dinamica e ricca di sfumature. Per chi scrive il loro miglior lavoro. Per gli altri, gli All Shall Perish sono per il deathcore quello che i Mastodon sono per lo sludge: fantasia, vibrante creatività, tecnica, gusto. Con in più le mani in faccia.
Informazioni Album
Durata: 00:53:19
Disponibile dal: 26/07/2011
Etichetta: Nuclear Blast
Distributore: Warner Bros
Tracklist
1. Divine Illusion
2. There Is Nothing Left
3. Procession Of Ashes
4. A Pure Evil
5. Embrace The Curse
6. Spineless
7. The Past Will Haunt Us Both
8. Royalty Into Exile
9. My Retaliation
10. Rebirth
11. The Death Plague
12. In This Life Of Pain
13. Nobleza En Exilio (bonus track)









