Descrivere la musica con le parole è impresa sempre difficile, ma ancor di più nel caso di questo “The Formulas Of Death”, secondo full-length degli svedesi Tribulation. Un ritorno maledetto, pregno di sostanze sulfuree, che non può che suscitare visioni di inferni ancestrali e voragini immonde. Un album dinanzi al quale il pur valido “The Horror” del 2009 impallidisce e svanisce. Settantacinque minuti di musica che rappresentano la summa di oltre vent’anni di metal diabolico e apocalittico. Un’opera dall’impatto infernale, sebbene dalla grande carica emotiva ed atmosferica, in grado di evocare miriadi di spettri, entità oniriche e tumulti interni. Uno degli episodi più allucinati e inquietanti che la scena death metal abbia partorito negli ultimi anni. A partire da “Vagina Dentata”, brano d’apertura del disco, si comprende quale sarà il tratto dominante dell’insieme: una nenia funerea tendente a irrorare di scarlatto il firmamento. Passando per l’ossessione percussiva di “Wanderer In The Outer Darkness”, tarsiata dai rantoli del frontman Johannes Andersson, le cui metriche ricordano vagamente quelle care a Jon Nödtveidt, il disco si inabissa in un dannato gorgogliare di scure acque palustri. La superficie è death e thrash metal – quelle stesse sonorità che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare su “The Horror” – ma il fondale è saturo di elementi progressive e folk psichedelico Anni ’60 e ’70. E mentre si bordeggia l’abisso, sovente sullo sfondo si stagliano diabolici rintocchi di campane e litanie pianistiche dal respiro occulto, alle quali soltanto l’assidua visione dei capolavori del cinema horror italiano dei ’70 era riuscita sin qui a prepararci. Lì dove una volta spiccava un afflato vivace ma facilmente catalogabile, ora brillano venature raffinate e composizioni imprevedibili. L’evoluzione artistica è stata inaspettata ma può già dirsi compiuta: l’essenza catchy di “The Horror” è svanita, ora dominano creatività ed ispirazione al servizio di un’architettura musicale intensa ed inconfondibile. Suoni, intrecci e sfumature tra piglio ipnotico, scenari rarefatti, sferzate di pura malvagità, richiami vintage e una scorrevolezza all’ascolto da brividi. Una trasformazione che, come giustamente sostiene la Invictus Productions, può ricordare quella che vide protagonisti i Morbid Angel tra “Altars Of Madness” e “Blessed Are The Sick”, oppure i Tiamat tra “Sumerian Cry” e “The Astral Sleep”. Tocca comunque all’affascinante “When The Sky Is Black With Devils” tracciare le linee guida dell’album: mistero e tranquillità iniziale con chitarre pulite, timbro incisivo di Andersson e riffing mefistofelico in una coinvolgente parte centrale e struggente conclusione che riprende l’incipit. “Apparitions”, con equilibrio perfetto in un pulsare incessante ed incontenibile, mette invece la parola “fine” a un lavoro che, nonostante la sua lunghezza e la sua complessità, sembra sempre possedere l’assoluta capacità di trascinare l’ascoltatore. Merito innanzitutto di un’estetica affascinante e cristallina e di un trasporto quasi palpabile nell’interpretazione vocale e nel comparto melodico. “The Formulas Of Death” è definitivamente il disco di riferimento attuale nel death metal più ricercato e umorale.
Informazioni Album
Durata: 01:15:48
Disponibile dal: 01/03/2013
Etichetta: Invictus Productions
Distributore:
Tracklist
1. Vagina Dentata
2. Wanderer In The Outer Darkness
3. Spectres
4. ????
5. Suspiria
6. Through The Velvet Black
7. Rånda
8. When The Sky Is Black With Devils
9. Spell
10. Ultra Silvam
11. Apparitions






